martedì 8 febbraio 2011

8 Febbraio 2011. UNEXPLAINED MYSTERIES INTERVISTA MASSIMO TEODORANI SULLE LUCI DI HESSDALEN

Il sito Unexplained Mysteries pubblica un'ampia intervista dell'astrofisico Massimo Teodorani che ha dedicato parecchi anni di studio al fenomeno delle "luci di Hessdalen" (Norvegia) e ad altre Earthlights osservate in diverse aree del mondo, compreso il territorio italiano.
In questa intervista Teodorani sottolinea che gli studi ad Hessdalen mostrano sostanzialmente un fenomeno plasma dalle caratteristiche inusuali, mentre considera la "questione Ufo" posta in relazione ai fenomeni luminosi della valle come "vaga e irrilevante".
Teodorani traccia una breve storia della ricerca pionieristica strumentale circa le Earthlights, ricordando per quanto riguarda la ricerca ad Hessdalen un filmato abbastanza recente (2007) del tecnologo Bjørn Gitle Hauge (Project Hessdalen).
A suo parere saranno necessarie ancora ricerche di lungo termine per comprendere i meccanismi di questi fenomeni luminosi, e resta molto da fare.
Teodorani, dall'analisi dei suoi dati (sviluppata in un paper sulla rivista JSE) si è convinto che questo fenomeno luminoso tende a mantenere costante la temperatura anche al variare della luminosità, dandone alcune possibili spiegazioni, che sarebbero confermate da altre osservazioni e teorizzazioni circa il meccanismo di sviluppo e confinamento delle Earthlights.
Tra le tante che si sono andate sviluppando, Teodorani indica anche l'ipotesi "Dusty Plasma" sviluppata ultimamente dal brasiliano Gerson Paiva.
Rispondendo alle tante domande Teodorani non trascura neanche un residuo di oggetti apparentemente solidi e strutturati osservati nella valle di Hessdalen, che non hanno trovato spiegazione.
Inevitabilmente questo residuo sembra porre il ricercatore di fronte a domande "esotiche" che riguardano la possibilità di una intelligenza sottostante al fenomeno; sono aspetti "too exotics" che richiedono cautele e che, anche se scomodi, lo studioso cesenate non vuole evitare di trattare.
Ma tornando al più tradizionale fenomeno Hessdalen-like riscontrato in diverse regioni del mondo, vi sono aspetti ancor più intriganti che quelli evocati da oggetti apparentemente strutturati.
Teodorani spiega come la ricerca radar possa rendere "visibile" un fenomeno nel momento che non è visibile nel campo ottico, come accanto a luci di diverse dimensioni possano coesistere fenomeni tipo mini-flashes, come queste luci possano lasciare tracce di particelle sferiche di ferro a terra oppure effetti Doppler nel campo radio delle VLF.
Si tratta di indizi che in futuro potrebbero trovare spiegazioni ortodosse, ma che al momento lasciano aperta la ricerca a possibilità interessanti.
E' il caso dello studio nella banda delle VLF/ELF, che potrebbe confermare l'idea di Michael Persinger circa la possibilità che certe allucinazioni e visioni bizzarre siano indotte dall'influenza delle VLF/ELF del fenomeno sul cervello.
Sembra che niente possa essere scientificamente escluso da questa ricerca, ivi compresa la possibilità che queste luci siano un qualche tipo di “plasma life form”...

[Massimo Teodorani (intervista a), sito Unexplained Mysteries, disponibile alla URL: http://www.unexplained-mysteries.com/column.php?id=200292]

domenica 16 gennaio 2011

REPERTI SULL’EVOLUZIONE DEGLI EXTRATERRESTRI

A proposito del «Dictionnaire visual des mondes Extraterrestres»

[recensione Nico Conti]

E’ uscito da pochi mesi a firma Yves Bosson (fotografo e direttore della fototeca l’Agence Martienne) e Farid Abdelouahab (storico dell’arte) un libro pregevole:

Yves Bosson & Farid Abdelouahab, «Dictionnaire visual des mondes Extraterrestres», Flammarion, Parigi, settembre 2010, pp. 287

In questo blog avevo già citato lavori che trattavano l’idea di “extraterrestre” e di come essa sia andata costruendosi nella storia sin dall’antichità , ma il presente “dizionario” offre certamente qualcosa di più in quanto a completezza sull’argomento.

In passato il tema “extraterrestri” è stato trattato in diversi modi dalla letteratura scientifica e non, qualche volta ha assunto anche la difficile forma di dizionario, ma mai nessuno si era preso la briga di trattare tutte insieme le diverse narrative (filosofica, scientifica, ufologica, fantascientifica), aggiungendovi un’importante iconografia che in qualche modo richiama il concetto espositivo delle seicentesche Wundercammer.

Siamo confrontati ad un museo dove sono esposti reperti e ricostruzioni degli abitanti di altri pianeti, così come li abbiamo costruiti con i materiali ideologici man mano raccolti nei secoli.

Anche per uno, come il sottoscritto, che non ama il concetto di dizionario, il risultato è davvero degno di attenzione, proprio perché più che di fronte ad un archivio tematico sistemato in (dis)ordine alfabetico, il lettore si trova nella condizione di chi segue un percorso museale strutturato e logico (che solo ai francesi ho visto tracciare così bene in diverse occasioni espositive).

E’ difficile pensare di intraprendere la lettura di un dizionario, più che altro se ne consulta una voce secondo necessità. Invece il “Dictionnaire visual des mondes Extraterrestres” può essere letto in modo coerente dalla prima all’ultima pagina.

Non è semplicemente un lavoro divulgativo poiché fa particolare riferimento all’impianto antropologico dei lavori di Pierre Lagrange, Betrand Méheust, e Michel Meurger, e, per ogni rimando, ad una bibliografia specifica assai estesa.

[disponibile in: http://www.hoepli.it/libro/dictionnaire-visuel-des-mondes-extra-terrestres/9782081202108.asp]

martedì 11 gennaio 2011

RITORNO AI PRODIGI: "WONDERS IN THE SKY"

[recensione Nico Conti]

E' stato da poco pubblicato il libro a firma Jacques Vallée e Chris Aubeck, che tratta di Unexplained Aerial Objects (Oggetti Aerei Inspiegati), dall'antichità ai nostri giorni:

Vallée Jacques & Aubeck Chris, "Wonders in the Sky: Unexplained Aerial Objects from Antiquity to Modern Times", Tarcher, 2010, pp. 528

Al di là dell'uso termine UAO (Unexplained Aerial Objects) che presenta non meno equivochi del tradizionale acronimoUFO, o dell'apparentemente più asettico UAP (Unidentified Aerial Phenomena), "Wonders in the Sky" offre al lettore molti aspetti positivi a chiarimento di una materia, quella ufologica, che funzionando per accumulo di testimonianze, non riesce mai a presentare un punto scientifico condiviso circa un proprio stato dell'arte.

Quando poi si naviga nella casistica cosiddetta dei "pre-UFO", ovvero degli UFO prima dell'avvistamento di Kenneth Arnold del 1947, l'intera faccenda si complica ancor più, e quindi qualsiasi studio che cerchi di fare chiarezza è benvenuto come nel caso di questo lavoro di mole notevole.

La categoria di Pre-UFO è infatti un ossimoro non potendo esistere gli Ufo in un tempo ed in un contesto storico precedente le condizioni cognitive atte a favorire la definizione stessa di categoria Oggetti Volanti Non-identificati (UFO).

Vallée e Aubeck hanno pertanto selezionato un'ampia casistica consistente di 500 casi che secondo le loro analisi non riesce a trovare spiegazione in base alle conoscenze scientifiche attuali (ad esempio non sono spiegabili con meteore, comete, aurore, bolidi, fulmini globulari, etc.).

Giustamente gli Autori vedono nel loro "Wonders in the Sky" un apripista per nuove future ricerche, che in questo caso specifico hanno avuto una prima forte accelerazione grazie allo sviluppo della rete internet e al gruppo di ricercatori e bibliografi di Magonia-exchange, mailing-list diretta dallo stesso Aubeck .

Nel senso di questa considerazione va anche la prefazione di David Hufford, professore di Studi di Religione presso l'Università di Pennysylvania, e noto autore di "The Terror That Comes in the Night" , che tratta di "Wonders in the Sky" a partire dal concetto di "anomalie" nel senso kuhniano del termine, e citando inoltre il termine fortiano di "dannati" (dalla scienza).
Fa piacere scoprire che lo studioso Hufford, a cavallo degli anni 60 e 70, sia rimasto affascinato proprio dalle ipotesi di Vallée, in particolare quelle espresse in "Passport to Magonia", dove l'informatico francese abbandonava la spiegazione extraterrestre di primo grado degli Ufo per sostituirla con quella detta "parafisica", appoggiandosi a paralleli con la narrativa di folklore del passato.

Hufford intende sottolineare come "Wonders in the Sky" non si impegni su alcuna ipotesi e che agisce: "without the distraction of premature committment to any particular interpretation". Ritiene che questo atteggiamento sia "vera scienza".

Su questo punto avrei alcune considerazioni che vanno in senso diverso rispetto a quelle indicate da Hufford.

1) Già la scelta stessa di 500 casi tra le migliaia di casi archiviati come "pre-UFO" o "UFO del passato", prevede un qualche impegno in una certa direzione di analisi. Gli Autori stessi ammettono che la loro selezione è basata sul loro background, sul loro essere immersi in una cultura occidentale, etc.

2) Quando i ricercatori esprimomo delle categorie da utilizzare nel momento di raccolta dei loro dati, lo fanno inevitabilmente a partire da un'ipotesi da validare.
Nel caso di "Wonders in the Sky" ogni testimonianza è contrassegnata da "simboli" che sono tutt'altro che asettici ed hanno tutta la forza evocativa delle classificazioni ufologiche:
a) Luci Aeree Non-identificate
b) Oggetti Aerei Non-identificati
c) Rapimenti
d) Fenomeni con evidenze fisiche
e) Entità (isolate)
f) Entità associate con un fenomeno aereo
g) Comunicazione

3) Vallée e Aubeck partono dalla convinzione che "la maggior parte delle testimonianze che hanno indicato sono osservazioni di fenomeni che sono rimasti senza spiegazione fino ad oggi".
Per selezionare i 500 casi hanno escluso quella parte che era più facilmente riferibile, in base alle conoscenze odierne, a fenomeni naturali.
Così facendo è evidente che i 500 casi residui (non spiegati) che risultano dalla loro selezione, se continuano ad essere tenuti insieme, come di fatto sono, costituiscono di fatto le basi di una qualche "ipotesi da validare".

4) Nella loro selezione dei casi, Vallée e Aubeck, fanno un'altra scelta ideologica, ossia quella di non considerare la scienza dei "fenomeni nuovi" durante il suo farsi.
Pur in carenza di dati alcuni casi potrebbero essere interpretati come possibili fenomeni naturali nuovi e/o poco conosciuti: fulmini globulari, luci sismiche o in alcuni casi specifici potrebbe essere affascinante cercare di interpretare certe narrative del passato come Sprites (quel fenomeno della ionosfera che assieme ai TLEs conosciamo solo a partire dal 1989).
Vi è un altro aspetto che mi incuriosisce nella selezione casistica di Vallée e Aubeck: alcuni casi che l'astronomo francese Camille Flammarion aveva collocato in una speciale categoria "bradytes" (bolidi lenti dal comportamento anomalo) vengono risospinti nell'ambito dei fenomeni UAO.
Scelte legittime che, oltre a non tenere in conto la modalità di costruzione della scienza circa le anomalie, sostengono di conseguenza una serie di ipotesi da validare, e ne escludono altre quali quelle del fenomeno naturale sconosciuto, o poco conosciuto.

Forse meglio sarebbe stato rendere esplicita l'ipotesi e/o le ipotesi di lavoro, sottolineandone possibilità, dubbi, problemi, esigenze di nuovi dati o metodi al fine di una possibile validazione.
Al contrario così procedendo Vallée e Aubeck ci danno l'idea di essere i continuatori della tradizione di Ossequente o Licostene, ossia di una raccolta del fatto prodigioso abbastanza fine a sé stessa e sempre slegata dai modi di produzione scientifica.

Questo modo di procedere può forse migliorare la conoscenza storica dei singoli casi, ma difficilmente può aiutare l'emergere di nuovi paradigmi scientifici, o una semplice sedimentazione di nuove conoscenze.

Infine è doveroso fare riferimento alla parte più interessante del libro che è la ricerca ed il controllo di certi fonti su cui sono state basate le variegate teorie sulle visite extraterrestri del passato (la Teoria degli Antichi Astronauti).
Qui una analisi approfondita che va alla fonte primaria di burle, riferimenti artefatti e leggende, porta nuova chiarezza su fatti che la letteratura ufologica continua invece a riferire come realmente accaduti.

Anche in questa casistica più critica Vallée e Aubeck rilevano un residuo di fatti meritevole di ulteriori approfondimenti, e che rende necessario la ricerca di altre fonti ed informazioni.

giovedì 23 dicembre 2010

16 dicembre 2010. PUBBLICATO ARTICOLO SUL GIGANTIC JET ITALIANO DEL 12 DICEMBRE 2009

Poco più di un anno fa, tra l'11 ed il 13 dicembre 2009, Ferruccio Zanotti, astrofilo facente parte della nascente rete IMTN di rilevamento TLEs (Transient Luminous Events) e Meteore, rilevò durante le prove di una telecamera a colori Mintron il primo Gigantic Jet europeo (notte del 12 dicembre 2010).
Era la registrazione da tempo attesa dal gruppo di scienziati di EUROSPRITE, che correlati ad altri dati, ha permesso di fare un ulteriore passo avanti nella comprensione dei processi TLEs.
Durante il convegno annuale dell'European Geoscience Union (EGU) a Vienna, il 5 Maggio 2010, Oscar van der Velde, quale portavoce del GJ-Italy Team, aveva anticipato l'analisi del Gigantic Jet del 12 Dicembre 2009.

Ora la stessa EGU pubblica l'articolo scientifico circa i dati del Gigantic Jet, articolo che possiamo immaginare farà storia nelle tappe dello sviluppo delle ricerche sui TLEs.

L'abstract dell'articolo del 16 dicembre 2010 è disponibile alla URL:
http://www.agu.org/pubs/crossref/2010/2010JD014442.shtml

Van der Velde, O. A., J. Bór, J. Li, S. A. Cummer, E. Arnone, F. Zanotti, M. Füllekrug, C. Haldoupis, S. NaitAmor, and T. Farges (2010), "Multi-instrumental observations of a positive gigantic jet produced by a winter thunderstorm in Europe", J. Geophys. Res., 115, D24301, doi:10.1029/2010JD014442.

Per ulteriori informazioni vedi Renzo Cabassi sul Blog CIPH/SOSO:
TLE [Gigantic Jet] Pubblicato articolo su osservazione italiana nel 2009

martedì 30 novembre 2010

EMBLA settembre 2010. LA NOTIZIA DEL GEIPAN CIRCA LA MISSIONE AD HESSDALEN

In questo blog, avevamo riportato in breve la notizia che a settembre 2010, alla missione italo-norvegese ad Hessdalen (Embla 2010), si era affiancato un gruppo di scienziati francesi, per una indagine preliminare.
Ora, anche il Geipan francese (l'unico organismo ufficiale in Europa ad occuparsi dei Fenomeni Aerei Non-Identificati riporta la notizia di questa missione a firma dei due principali scienziati intervenuti in cooperazione con i tecnologi italo-norvegesi: Jacques Zlotnicki e Elisabeth Blanc.
Gli Autori della notizia ricordano che questa collaborazione era nata da una richiesta dei norvegesi del Project Hessdalen per ottenere la collaborazione del Geipan, in funzione si un consorzio di ricerca franco-italo-norvegese.
Questo primo avamposto di scienziati francesi, proveniente da diversi istituti scientifici, ha suggerito una missione di valutazione con pochi strumenti, durante l'inverno 2010-2011.
Questa prima campagna prevede: di identificare possibili perturbazioni nel campo elettromagnetico a bassa frequenza (sotto 40 Hz), associate con eventi luminosi; misurare lo spettro del campo elettrico a frequenze larghe (da 1 kHz a 5 MHz). studiare il rumore sismico; registrare con il radar italiano tracce del fenomeno; e, filmare in automatico, a seguito di allarmi, il fenomeno luminoso con la strumentazione norvegese del Project Hessdalen.
Quattro installazioni sono attualmente operative: la Blue-Box con la strumentazione norvegese e le misure di campo elettrico, la stazione radar a 4 km più a Sud, e 2 stazioni elettromagnetiche situate nella valle e alimentate a batterie e pannelli solari.
In seguito a questa prima campagna, la lunga fase di analisi dei dati raccolti dovrà essere messa in atto dal consorzio franco-italo-norvegese.
I risultati permetteranno di meglio comprendere la genesi dei fenomeni luminosi di Hessdalen e di prevedere ricerche più sistematiche in loco.

[Info: Jerome Beau; Fonte: Jacques Zlotnicki e Elisabeth Blanc, sito Geipan alla URL http://www.cnes-geipan.fr/geipan/actualites/29112010-Campagne-scientifique-danalyse-des-phenomenes-lumineux-observes-dans.html; immagine: Geipan]

mercoledì 17 novembre 2010

Ottobre 2010. AGGIORNAMENTO DEGLI EVENTI TLEs CATTURATI DALLA RETE IMTN

La rete italiana IMTN è oggi una delle più importanti reti mondiali di rilevamento TLEs (Transient Luminous Events), e dobbiamo ricordare che risale solo a pochi anni fa la prima cattura di Sprite dal territorio italiano, con la prima stazione SOSO del CIPH (4-5 settembre 2007).

In seguito la rete IMTN ha raccolto numerosi successi sul campo, vedi ad esempio la prima cattura in Europa di un Gigantic Jet, grazie all'astrofilo Ferruccio Zanotti (11-13 dicembre 2009)

Oggi la rete IMTN consta di 20 stazioni sul territorio italiano.

A questo link si trovano gli aggiornamenti degli eventi TLEs del 2010:

http://www.ciph-soso.net/SOSO/TLE_Transient_Luminous_Events_2010.html

[info Renzo Cabassi, CIPH/SOSO]

venerdì 5 novembre 2010

IL DOROTHY PROJECT CORONA 50 ANNI DI SETI


50 anni fa Frank Drake diede atto al famoso Progetto OZMA, che fu di fatto il precursore del Progetto SETI.
Sono cambiati i tempi e soprattutto le capacità strumentali dei radiotelescopi che operano per il SETI, e questo aumenta le speranze di riuscita di questo diffcile progetto.
Il Progetto Dorothy, che per il nome prende ispizazione come Ozma da "the Wonderful Wizard of OZ" è una ulteriore tappa che coincide con questo importante anniversario.
Tra l'inizio di novembre e dicembre la rete SETI, di cui fanno parte i Radiotelescopi di Medicina (BO), sarà all'ascolto in direzione di varii targets.
Nello specifico:

Medicina Radiotelescope Station, Italy(INAF, IRA) 44d31m15sN, 11d38m49sE 32m single dish, 1420 MHz, frequency resolution=0.7 Hz, 24 million channels spectrometer observational date: 6th Nov. morning - 7th Nov. morning (24 hours)

Sono stati selezionati dal SETI una serie di targets tradizionali, nell'ambito dei più vicini "sistemi solari" dell'emisfero Nord. Inoltre per il Progetto Dorothy sono stati prescelti una serie di targets suggeriti dalle più recenti scoperte astronomiche di "sistemi solari" nella Zona Abitabile".
Le osservazioni italiane saranno operate a 1420 MHz con il Serendip e con MSPECO.

[Info: Jader Monari, Radiotelescopi Medicina (BO); immagine della rete SETI, Progetto Dorothy, tratta da: http://www.nhao.jp/~narusawa/oseti/project-dorothy.html]