mercoledì 9 gennaio 2019

NOCCIOLINA DALLO SPAZIO PROFONDO [racconto breve di Nico Conti]





Erano passarti pochi anni dalla scoperta di quello strano corpo celeste ai confini del nostro sistema solare, sulla cintura di Kuiper, che fu tecnicamente denominato 2014 MU69, un nome subito abbandonato perché ben poco evocativo della realtà dell'oggetto.
Si, era stato trovato nel 2014 pochi anni prima di essere sorvolato dalla sonda New Horizons.

Nei primi giorni di gennaio del 2019 la Nasa era già giunta nelle vicinanze per una analisi di questo curioso oggetto che subito, fin dalle prime immagini sfuocate era stato denominato dalla gente “la nocciolina”, per via della forma.
Inizialmente gli scienziati avevano sorriso di questa stentata epistemologia popolare e avevano ridenominato questo oggetto, di poche decine di chilometri, con il nuovo, nomignolo ben più inquietante di Ultima Thule.
Alcuni gruppi nazisti avevano subito acclamato l'Ultima Thule come una loro proprietà ideologica con tanto di copyright, ma la Nasa si era rifiutata di chiamarlo in altro modo.
Ben presto la scaramuccia mediatica si era dissolta anche sui giornali più scandalistici e la sonda aveva continuato il suo lavoro, senza che gli scienziati dovessero più occuparsi di simili sciocchezze.

Si trattava di un sorvolo storico che probabilmente avrebbe contribuito a sollevare molti misteri sulla nascita del nostro sistema solare.
Mai prima d’ora una sonda spaziale aveva raggiunto un corpo celeste così piccolo, così lontano, e in così rapido movimento.
La nocciolina” così preferisco ancora chiamarla, era appunto composta da due forme sferiche in contatto tra loro, una leggermente più grande dell’altra.
Già dai primi dati gli scienziati si erano convinti che lo studio di quella bizzarra formazione ci avrebbe spiegato le modalità di formazione dei pianeti interni e esterni al nostro sistema solare.
Mai tanto ottimismo scientifico era stato mal riposto.

Ultima Thule: mai nome era stato più indicato per qualcosa ai confini del mondo conosciuto: hic sunt leones, delle vecchie mappe delle terre fino a quel momento. esplorate.
Il mito voleva quel territorio dell'Ultima Thule come all’origine della saggezza della razza ariana, e tante altre cose oscure prima del monopolio nazista del termine.
Stavolta poteva rappresentare piuttosto bene la fine delle ambizioni della specie terrestre di conoscere sempre più pianeti, pianetoidi, eccetera…

Quando finalmente la sonda New Horizons giunse il 1 gennaio 2019, nelle vicinanze dell’Ultima Thule , inviando le prime foto di questo oggetto ai confini del sistema solare, si ebbero alcune conferme, ma anche nuove domande senza soluzione immediata.
La forma di nocciolina era perfettamente confermata, anche nella somiglianza della rugosità ben nota del guscio, e curiosamente non furono trovati gli impatti da meteoriti che c’era da aspettarsi, come ad esempio quelli che si ritrovano sulla Luna.
Una volta messa a fuoco la forma della nocciolina si era rivelata un reticolo assai simile alle rugosità regolari di un arachide vero.
Questo significava che l’Ultima Thule era qualcosa di abbastanza giovane, o di un materia un po’ diversa da quella che avrebbe dovuto essere sulla base delle conoscenze scientifiche: forse qualcosa fatto di un materiale difficile da scalfire.

Pochi giorni dopo, le foto della sonda erano molto migliorate in definizione e le prime impressioni su questo corpo bilobato furono confermate.
L’oggetto era in tutto e per tutto somigliante a una nocciolina, anzi di più: la forma, il reticolo sulla sua superficie, e perfino la colorazione giallognola.
Anche gli scienziati avevano definitivamente abbandonato il nomignolo Ultima Thule (sbagliando) per adottare più simpaticamente quello di “nocciolina”, che si adattava perfettamente a ciò che potevano osservare.
Ma la scienza segue logiche diverse da quelle popolari: non è perché una persona veste come un ragioniere, si atteggia come un ragioniere e parla come un ragioniere che è per davvero un ragioniere.
Purtroppo le indagini strumentali successive aumentarono il numero delle domande senza risposta.

Quel corpo ai confini del nostro sistema, non sembrava appartenere al nostro sistema, e di certo non si era creato insieme al nostro sistema. Dunque, da dove veniva? Come era giunto lì? Quando esattamente?
Furono fatti complessi calcoli astronomici per verificarne con più precisione l’orbita e il movimento.
Quando le analisi sulla risonanza della superficie furono complete, le perplessità della Nasa furono all’apice.
Strane eco provenivano dall’interno della “nocciolina”, che presto dimostrarono attraverso una modellizzazione precisa che la nocciolina possedeva un nucleo ovale per ogni sfera che la componeva.
Inoltre una sottile intercapedine di vuoto circondava quei nuclei separandoli dalla superficie della “nocciolina”.

Quando poi identificarono la sostanza di cui erano composti i due nuclei della nocciolina lo sbalordimento fu totale: Vitamina E, grassi, proteine e un 10% di acqua.
Evidentemente non era quel 10% di acqua che più impressionava gli scienziati.
Era in tutto e per tutto simile a una gigantesca nocciolina proveniente dalla spazio profondo.

Dapprima gli scienziati sorrisero increduli, poi, quando puntarono la rete di radiotelescopi in direzione della nocciolina, e controllarono i successivi dati strumentali della sonda, fu il momento in cui cominciarono a inquietarsi.
Non solo la nocciolina era una nocciolina a tutti gli effetti, seppur di dimensioni chilometriche e con quei componenti tipici ma cristallizzati in modo anomalo, ma altre noccioline stavano raggiungimento la prima, a centinaia.

Chissà da quanto tempo la nocciolina se ne stava al confine del nostro sistema solare in silenziosa attesa.
I tecnici della Nasa ben presto si convinsero che fosse stata la visita della loro sonda a “risvegliare” la nocciolina che aveva così richiamato l’arrivo delle altre noccioline.
Cominciarono a preoccuparsi: cosa stava succedendo?

Applicando il rasoio di Ockham furono fatte diverse ipotesi (cercando di stare sulla soluzione più semplice) che dovevano spiegare razionalmente questi arrivi di centinaia di noccioline giganti da chissà quale area sconosciuta dell’universo.
Erano a centinaia e giungevano velocemente da un luogo dove si suppose la presenza di un buco nero.
Se ne stavano in orbita sulla cintura di Kuiper, come in attesa di qualcosa.

Pochi giorni dopo la strumentazione intercettò l’arrivo di un nuovo corpo dell’esterno del sistema, ma molto più grande delle noccioline: 20 volte più grande.
A questo punto non c'era più rasoio di Ockham che potesse semplicemente mantenere affilata la lama della razionalità.
A esseri sinceri ho sempre ritenuto che il famoso rasoio potesse fornire soluzioni semplici solo in condizioni semplici come la scienza medioevale.
Problemi scientifici complessi richiedevano soluzioni via via più complesse, e questo era il caso.

Dato che la forma dell'oggetto era molto simile a quella di un criceto, fu abbastanza facile trovargli un nomignolo: “il criceto”.
Lo stress degli scienziati aumentò di lì a poco quando le noccioline che si erano disposte in orbita ai confini del sistema solare cominciarono a puntare verso la Terra.
Qui saltò ogni residua ipotesi razionale.

Dopo poche settimane l’oggetto a forma di criceto, era osservabile dai più potenti telescopi con una buona definizione.
Il criceto” presentava chiaramente quarto appendici sotto il suo corpo ovale principale, e qualcosa che assomigliava a una testa e a una piccola coda sul lato opposto.
Una forma tutto sommato complessa per ciò che fino allora si era osservato muoversi nello spazio profondo.
Ma dopo poco, a seguito di osservazioni più dettagliate lo stress si trasformò in evidente paura.
Il criceto” visto da più vicino o, per meglio dire con una migliore risoluzione, presentava, su quella specie di corpo dotato di una testa, anche due occhietti neri, assai vispi.
E, inoltre e muoveva le sue zampette anteriori e posteriori, con un ritmo sincronizzato e opposto, avanti e indietro.
Non si trattava di un movimento meccanico: era come se “il criceto” corresse nel vuoto in direzione del nostro pianeta.
Non era un oggetto tecnologico, un'astronave o qualcosa di simile: era vivente.

Ora, il grande criceto si stava muovendo nello spazio a velocità sub-luminale… avvicinandosi a grandi balzi.
In breve fu nelle vicinanze di Marte e sfruttando l'orbita si catapultò di gran carriera verso la Terra.
Sembrava divertito, come se l'intero sistema solare fosse la sua ruota girevole e vi stesse correndo allegramente all’interno, presagendo che la Terra che avrebbe raggiunto di lì a poco gli sarebbe molto piaciuta.

Gli scienziati fecero rapidi calcoli e determinarono che sarebbe giunto in poche ore nelle vicinanze della Luna, per l'ultima corsa nella sua ruota virtuale.
Nel frattempo avevano capito che il grosso animale extraterrestre, il criceto, inviava in avanscoperta le noccioline, alla ricerca di pianeti abitati da esseri intelligenti dotati di tecnologie che potessero avvistarle e interagire con loro.
Le noccioline erano il suo cibo e allo stesso tempo le sue sonde in esplorazione dell'universo.

Si auspicò che il criceto fosse vegetariano, ma in realtà non fu così.
Adorava nutrirsi di piccoli animaletti.
E, quei piccoli animaletti eravamo noi.









[photo courtesy NASA]

giovedì 24 maggio 2018

UN PICCOLO COMMENTO SUL MONDO DEL PARANORMALE (tanto per rifarsi vivi)



Nel 1978 uscì "Viaggio nel mondo del paranormale" di Angela, e con questo iniziò la mia fase scettica tra gli anni 80 e 90. Angela mi convinse che non ci fosse nulla da studiare e che la scienza ci poteva spiegare tutto, mentre quello che non riusciva ancora a spiegarci era solo per questione di tempo. Il mondo del paranormale, era semplicemente un'illusione: nessun mistero, la scienza ha metodo e tutte le risposte. Oggi, in ritardo sulla pubblicazione mi sono letto "Sette esperimenti per cambiare il mondo" di Sheldrake, dove l'Autore si pone domande semplici la cui risposta potrebbe modificare il nostro modo di comprendere la realtà. Non vi sono certezze, solo domande e dubbi, e una fiducia nella scienza del fare, piuttosto che in quella dell'affermare. Questo è il mondo vero, e dentro ci sono faccende che non tornano, anomalie ignorate e noi testimoni fallaci, ma pur sempre unici strumenti finali per tentare di rilegare il tutto. Grazie Sheldrake.

lunedì 12 dicembre 2016

Novembre 2016. Prime immagini catturate da SOSO a Hessdalen

Come sappiamo durante il Science Camp del mese di settembre Erling Strand (Project Hessdalen) ha istallato il sistema SOSO, concepito da Massimo Silvestri (CIPH).

 

FOV della telecamera di SOSO a Hessdalen

In questo primo mese di funzionamento SOSO Hessdalen riesce con gli "allarmi" iniziali a  catturare un primo bolide (3 novembre).
Si tratta di un dato interessante che conferma, se ne n'era bisogno, che il sistema SOSO è ben parametrato per catturare immagini di Fenomeni Luminosi Transitori:
 http://www.hessdalen.org/files/2016_11_03/soso/2016_11_02_21_07_45_hess.avi
Infatti, la caratteristica dei bolidi, oltre la luminosità, è la rapidità e la casualità dell'evento.


Blink (?)
Durante la sua operatività ha catturato anche altro, come ad esempio il 3 novembre 16 questo spot luminoso che non siamo riusciti a identificare con certezza:

Al fermo immagine risulta così:


E questo è un ingrandimento:



Il giorno 3 novembre, sono stati registrati due blink simmetrici e contemporanei:

Si sono fatte varie ipotesi tra cui cristalli di ghiaccio sulla telecamera (Renzo Cabassi).

La telecamera di SOSO è stata inoltre riparametrata (il 4 novembre, Massimo Silvestri) per avere filmati continui,
vedi ad esempio durante il passaggio di due aerei come in questo fimato, (che mostra tra l'altro una luce fissa a sinistra: faro artificiale):


Altri Bolidi
Successivamente al primo bolide, è stato catturata una serie di bolidi tra cui:
http://www.hessdalen.org/files/2016_11_08/soso/2016_11_07_17_15_00_hess.avi

E, ancora, un  altro bolide:
http://www.hessdalen.org/files/2016_11_08/soso/2016_11_07_23_31_48_hess.avi

Oppure, bolide lento il 14 novembre:
http://www.hessdalen.org/files/2016_11_14/soso/2016_11_13_20_40_29_hess.avi

Il bolide appena sopra la collina del 16 novembre
http://www.hessdalen.org/files/2016_11_16/soso/2016_11_16_05_19_36_hess.avi



Un altro bolide, non molto luminoso, dello stesso 16 novembre
http://www.hessdalen.org/files/2016_11_16/soso/2016_11_15_17_30_14_hess.avi

Un bolide luminoso, veloce del 18 novembre:
 http://www.hessdalen.org/files/2016_11_18/soso/2016_11_18_04_09_34_hess.avi

Un bolide luminoso del 21 novembre:
 http://www.hessdalen.org/files/2016_11_21/soso/2016_11_20_15_58_47_hess.avi

Bolide del 29 novembre:
http://www.hessdalen.org/files/2016_11_30/soso/2016_11_29_21_20_52_hess.avi


Cosmic Ray
Durante questi giorni di novembre sono stati catturati dal CCD della telecamera di SOSO anche alcuni cosmic-ray, vedi ad esempio:
 http://www.hessdalen.org/files/2016_11_15/soso/2016_11_15_03_41_48_hess.avi


Satellite
Si noti la scomparsa graduale quasi si spegnesse, propria del satellite in avvicinamento al cono d'ombra:
http://www.hessdalen.org/files/2016_11_18/soso/2016_11_17_18_14_57_hess.avi
Ovviamente in questi casi è opportuno raccogliere dati di conferma della presenza di un satellite, in quella posizione.
Il satellite nel caso specifico potrebbe essere questo:
http://www.heavens-above.com/passdetails.aspx?lat=62.7933&lng=11.1883&loc=Hessdalen&alt=620&tz=CET&satid=22208&mjd=57709.7603542485


Aerei
Numerosi sono gli allarmi che scattano con aerei.
Nel filmato qui sotto, che portiamo ad esempio, l'aereo è di difficile identificazione poichè il tipico blink è quasi impercettibile:
http://www.hessdalen.org/files/2016_11_22/soso/2016_11_21_15_37_53_hess.avi
 

Artefatti umani: fari d'auto
Ovviamente, dato che la telecamera di SOSO inquadra anche 1/4 di paesaggio terrestre, gli "allarmi" possono prevedere anche la registrazione di banali fari d'auto:
http://www.hessdalen.org/files/2016_11_17/soso/2016_11_16_15_55_21_hess.avi

oppure i fari di un veicolo nella sottostante strada Fv576:
 http://www.hessdalen.org/files/2016_11_30/soso/2016_11_29_15_26_00_hess.avi
Questo, lungi da essere un problema, facilita la raccolta di "eventi" per una "griglia interpretativa" dei vari fenomeni sottoposti a analisi.

E, luci con breve movimento, puntiformi, non facilmente identificabili
Durante la notte del 22 novembre assistiamo a diversi allarmi che mostrano luci fisse puntiformi, accendersi e spegnersi lentamente, a diversi metri dal profilo delle colline:
http://www.hessdalen.org/files/2016_11_22/soso/2016_11_21_17_22_31_hess.avi

http://www.hessdalen.org/files/2016_11_22/soso/2016_11_21_17_32_14_hess.avi

http://www.hessdalen.org/files/2016_11_22/soso/2016_11_21_17_45_46_hess.avi

http://www.hessdalen.org/files/2016_11_22/soso/2016_11_21_17_56_01_hess.avi

Sembra che possano essere identificate, anch'esse, con fari di automobili. Per alcune di queste luci posizionate sui profili delle prime montagne, di fronte alla telecamera, l'identificazione è abbastanza certa, per altre tre si sta cercando di ricostuire il paesaggio retrostante (qui sotto una sovrapposizione delle luci sul paesaggio):






lunedì 21 novembre 2016

NON E' PIU' CON NOI PEDER SKOOGAS


Peder Skoogas, da tempo pensionato della sua valle di Hessdalen, è sempre stato un grande amico del Project Hessdalen, e delle missioni norvegesi e italiane.
Il suo B&B era sempre disponibile per gli studiosi che raggiungevano la valle.



Peder era venuto anche a visitarci in Italia, durante il convegno del CIPH, organizzato presso il Visitor Center dei Radiotelescopi di Medicina nell'ormai lontano 2006.
Ricordiamo la sua postfazione ai proceeding del convegno IPHW2006: A Dream Come Through.

Ora che è venuto a mancare,  lascia un vuoto e il rimpianto di non poterlo reincontrare nella sua valle.
Avevamo avuto uno scambio email pochi giorni fa, circa l'avvistamento di un bolide molto luminoso, catturato dal sistema SOSO, e sembrava che Peder avesse raccolto una testimonianza visuale in loco, che poteva esserci utile.
Soprattutto ci aveva fatto piacere sentirlo in una delle sue rare ma ricorrenti email: per noi, così lontani, era l'impressione che stesse bene. Invece stavolta, non è stato così.
R.I.P. amico lontano, e grazie.

Accanto a Peder sulla sinistra Jader Monari e Stelio Montebugnoli

 Un'altra foto con Peder in occasione di una missione a Hessdalen

[Nico Conti, CIPH,  Comitato Italiano per il Project Hessdalen]



martedì 1 novembre 2016

NOVEMBRE 2016- SOSO NELLA VALLE DI HESSDALEN

Grazie al lavoro di Erling Strand (Project Hessdalen), durante l'ultimo Science-Camp di settembre a Hessdalen, il Progetto SOSO del CIPH (Comitato Italiano per il Project Hessdalen) diretto dal nostro Massimo Silvestri, è operativo a Hessdalen (Norvegia).

Il Progetto SOSO, sviluppato da Silvestri a partire dal 2007, e testato  sia a Idice (San Lazzzaro di Savena, Bologna) e successivamente a Medicina (Bologna), comincia in questi giorni a essere funzionante e a catturare le prime immagini dalla valle.

Il Sistema SOSO è composto di una telecamera Mintron "intelligente", che filma gli eventi che si verificano nel proprio campo visivo: ogni variazione di immagine fa scattare un allarme che permette di filmare in automatico.

E' grazie a questo sistema che primi in Italia, il Sistema SOSO ha catturato immagini di Sprite e succesivamente di altri TLE (Transient Luminous Events), fenomeni luminosi che conosciamo solo dal 1989.

La messa in opera di SOSO-Hessdalen ha comportato una serie di operazioni, sviluppate da Massimo Silvestri, JaderMonari e Erling Strand.

I primi filmati ci mostrano ad esempio una fulminazione:

http://www.hessdalen.org/files/2016_10_28/soso/2016_10_28_03_24_39_hess.avi





 Inquadratura fissa di SOSO a Hessdalen [01-11-2016]

La speranza è di poter presto catturare fenomeni luminosi interessanti.

Auguriamo a Erling Strand e al suo gruppo di studio un buon lavoro.


Accanto a SOSO: Massimo Silvestri e Jader Monari


 I primi anni della ricerca strumentale in Hessdalen: Erling Strand con Allen Hynek (1985)










giovedì 7 aprile 2016

Marzo 2016. RILANCIO COLLABORAZIONE ITALO-NORVEGESE PER IL PROJECT HESSDALEN

In questi giorni di fine marzo 2016, durante una visita del tecnologo Bjørn Gitle Hauge  e della sua collega chimica Anna-Lena Kjøniksen in Italia, sono stati ridiscussi i programmi di collaborazione per la ricerca strumentale, ai fini dello studio delle cosidette Luci di Hessdalen (in Norvegia). 

Alla presenza di alcuni componenti del CIPH (Renzo Cabassi e Nico Conti, Comitato Italiano per il Project Hessdalen) di Jader Monari e di Stelio Montebugnoli,  Hauge ha presentato gli ultimi studi sul campo sviluppati con diversi gruppi scientifici stranieri (Francia e Grecia in particolar modo), nell'ultimo anno circa.

Accanto a queste missioni (in particolare una di rilevamento di anomalie elettromagnetiche, su parte del territorio della valle)  si sono affiancati gli ormai abitudinali Science Camp di settembre, con gli studenti dell'Østold University College  (durante i quali sono state fatte alcune osservazioni ottiche di un certo interesse testimoniale).
Hauge ha illustrato il possibile programma per le future missioni, dove sembra di poter rilevare alcune direttive principali.
In particolare:
1) La necessità di migliorare (finalmente) le riprese in campo ottico permanenti con un sistema "intelligente" tipo SOSO.
2) L'esigenza di avere al più presto un supporto scientifico, precisando il curriculum dello scienziato più adatto ad affiancare le missioni italo-norvegesi ai fini della valutazione dei dati raccolti secondo protocolli più definiti, della formulazione di ipotesi di lavoro, e della redazione di relazioni scientifiche sui vari step raggiunti dalle future ricerche.
3) L'implementazione della strumentazione nel campo radio (a tale proposito si sono valutate varie soluzioni tecniche per ottimizzarne l'uso in valle in relazione all'oggetto del rilevamento; vedi oltre indicazioni Stelio Montebugnoli).
4) La continuazione dell'analisi geofisica della zona in funzione dell'idea  della "batteria naturale", come innesco di un fenomeno più complesso da comprendere.
Il gruppo CIPH, nella sintesi svolta da Jader Monari, ha dato la massima disponibilità a affiancare le missioni del Project Hessdalen, e a identificare gli strumenti in campo radio, più idonei alla detenzione del fenomeno, nonchè la disponibilità a replicare un sistema Soso, in valle.
Monari ha sottolineato l'importanza che i dati raccolti dai tecnologi, che hanno operato e opereranno  a Hessdalen, siano analizzati da una figura di scienziato, possibilmente con conoscenze di fisica e chimica di Fenomeni Luminosi in Atmosfera.
La presenza in quest'incontro della chimica Anna-Lena Kjøniksen (che è già stata in visita a Hessdalen) e il suggerimento di un fisico dell'atmosfera da parte del CIPH, sono in primo passo concreto in questa direzione, da tutti considerata un punto basilare.

 
Stelio Montebugnoli, decano delle diverse missioni italo-norvegesi, ha illustrato un progetto di fattibilità di radar (diverso dal precedente), e un prototipo di strumentazione portatile.


In particolare, rispetto al radar, l'idea che svilupperà Montebugnoli è di un progetto di radar  bistatico per monitorare h24 la zona ipoteticamente "calda" della valle. 
Durante queste giornate, vi è stato anche un momento di incontro con il fisico Romano Serra, che ha illustrato le proprie esperienze precedenti di raccolta dati fatte a Hessdalen, in due diversi momenti, e anche un suo sopralluogo in una zona considerata Hessdalen-like, in Finlandia (Paasselkä).
In questo lago di origine da impatto meteorico, sembrano presentarsi oltre ai racconti di luci ricorrenti simili a Hessdalen (Paasselkä devils) anche alcune condizioni che richiamano la geologia naturale e "artificiale" (presenza miniere) della valle norvegese. 
Romano Serra ha sviluppato alcune considerazioni a ruota libera per migliorare le future campagne osservative, corredando le sue affermazioni con documenti fotografici e filmici.

La sua è stata una rivisitazione del materiale fotografico, troppo spesso considerato in sé una prova del fenomeno, a partire dai propri dati ottici registrati nelle sue due permanenze a Hessdalen.
Nell'ottica di una critica di metodo migliorativa, suggerisce la previsione sul campo  di duplice strumentazione abbinata, onde poter verificare eventuali artefatti tipo lens-flares e/o cosmic-ray sul sensore.
Un Fuoco di Sant'Elmo...


Un progetto tecnico-scientifico completo verrà presentato al Project Hessdalen, da parte del comitato e vi saranno ulteriori occasioni di incontro, in Norvegia (forse già a Maggio, in Hessdalen) e anche tra ricercatori italiani, sempre nell'ottica di migliorare la raccolta dei dati e la loro analisi.






giovedì 14 gennaio 2016

13 GENNAIO 2016. CATTURATO ELVE EVENTO PIUTTOSTO RARO

Il 13 gennaio dalle postazioni di Ferrara (Ferruccio Zanotti) e Abruzzo
(Diego Valeri) sono state catturate immagini di "elve"
Nella statistica italiana eventi piuttosto rari, specialmente per sequenze
ripetute.
http://meteore.forumattivo.com/t4398-elves-20160112-13

Nota
"Elve doublets and compact intracloud discharges"
R. A. Marshall,  C. L. da Silva and V. P. Pasko
http://onlinelibrary.wiley.com/doi10.1002/2015GL064862/abstract


[Info Renzo Cabassi, CIPH]