giovedì 28 gennaio 2010

22 Gennaio 2010. ARTICOLO SUI PRECURSORI SISMICI NELLA IONOSFERA, DURANTE IL TERREMOTO DELL'AQUILA DEL 6 APRILE 2009

La rivista "Natural Hazards and Earth System Sciences", della EGU (European Geosciences Union), ha appena pubblicato un articolo che cerca di verificare la possibilità di precursori sismici nella ionosfera:

Tsolis G. S. e Xenos T. D., "A qualitative study of the seismo-ionospheric precursors prior to the 6 April 2009 earthquake in L'Aquila, Italy", riv. "Nat. Hazards Earth Syst. Sci.", nr. 10, 2010, pp.133-137

Gli Autori usando il metodo di "Cross Correlation analysis" in abbinamento al "Empirical Mode Decomposition" hanno analizzato i segnali foF2 (che sono conosciuti come rumori geofisici e ionosferici) raccolti dalle stazioni ionosferiche di Roma, Atene e San Vito, precedenti al recente terremoto dell'Aquila (6 Aprile 2009).

Il risultato del loro studio è in accordo con il modello teorico ed evidenzia delle modificazioni ionosferiche precedenti il terremoto dell'Aquila, in un'area determinata attorno all'epicentro (vedi grafico fig. 2 dell'articolo, p. 135).

Pur mostrando i limiti del metodo applicato, gli Autori rilevano che questi precursori possono presentarsi anche 22 giorni prima dell'evento sismico.

[Info Renzo Cabassi; fonte: http://www.nat-hazards-earth-syst-sci.net/10/133/2010/nhess-10-133-2010.html]

mercoledì 27 gennaio 2010

22 Gennaio 2010. ARTICOLO SULLA GEOLOCALIZZAZIONE DEI FLASH GAMMA-RAY TERRESTRI.

I TGFs (Terrestrial Gamma Ray Flashes) sono impulsi intesi di gamma-ray associati all'attività dei lampi, rilevati di solito da mezzi spaziali alle orbite più basse.

L'articolo:
Cohen, M. B., U. S. Inan, R. K. Said, and T. Gjestland, "Geolocation of terrestrial gamma-ray flash source lightning", riv. "Geophysical Research Letters", vol. 37, 2010
tratta della geolocalizzazione dei TGFs (con un errore entro i 30 km) rilevata attraverso onde radio ELF/VLF...

[info Renzo Cabassi; fonte: http://www-star.stanford.edu/~vlf/publications/2010-03.pdf]

lunedì 11 gennaio 2010

Gennaio 2010. MISCELLANEA LUMINOSA

22 Maggio 2009. Tesi sui Transient Luminous Events ed il loro studio attraverso le onde radio VLF (Very Low Frequency)
Robert Andrew Marshall, ha presentato il 22 Maggio 2009 la propria tesi dal titolo "VERY LOW FREQUENCY RADIO SIGNATURES OF TRANSIENT LUMINOUS EVENTS ABOVE THUNDERSTORMS" (pp. 184), presso la Stanford University.
Firmatari della tesi sono stati:Umran S. Inan,Victor P. Pasko, e Jelena Vuckovic.

Marshall tratta l'ampia gamma dei TLEs con riferimento a loro studio attraverso le VLF, considerando casistica specifica, modelli e, infine, prospettive per lo studio in questo ambito.

[info: R. Cabassi (agg. 27 Gennaio 2010); fonte: http://www-star.stanford.edu/~vlf/publications/theses/RMarshallThesis_onesided.pdf]

19 Luglio 2009. A proposito dell'organizzazione in circolo dei Column-Sprite durante i temporali invernali ad est del Mediterraneo

La rivista "Journal of Atmospheric and Solar-Terrestrial Physics" (homepage: www.elsevier.com/locate/jastp) ha di recente pubblicato un articolo degli scienziati del gruppo ILAN (Israele) nel quale si tratta delle formazioni di colonne di Sprite disposte in forma circolare e delle possibili spiegazioni di tale organizzazione :

Elyakom Vadislavsky, Yoav Yair, Carynelisa Erlick , Colin Price , Eran Greenberg , RoyYaniv , Baruch Ziv , Naama Reicher , Adam Devir, "Indication for circular organization of column sprite elements associated with Eastern Mediterranean winter thunderstorms", riv. "Journal of Atmospheric and Solar-Terrestrial Physics", nr. 71, 2009, pp. 1835–1839.

L'argomento era già stato trattaro in precedenza dal gruppo ILAN (vedia ll' URL : http://www.costp18-lightning.org/Publications/symposium2008/4-4_Vadislavsky.pdf)

Nell'articolo è tra l'altro presente una immagine di Sprite, catturata dalla stazione SOSO (Idice) del CIPH (R. Labanti, p. 1836).

Ottobre 2009. Scontro di Aurore produce un'esplosione di luci
La NASA Science News comunica la registrazione di un fenomeno"mai-visto-prima" (con quelle modalità) attraverso una rete di telecamere All-Sky, ovvero lo scontro tra due Aurore:

http://science.nasa.gov/headlines/y2009/17dec_whenaurorascollide.htm?list1085368

Questo fenomeno è stato presentato il 17 dicembre 2009 al "Fall meeting of the American Geophysical Union" in San Francisco dallo scienziato Larry Lyons dell'UCLA.

[info: Renzo Cabassi]


12 - 16 Ottobre 2009. Intervento sugli Sprite alla "5th European Conference on Severe Storms " a Landshut (Germania)
Oscar van der Velde, Joan Montanyà, David Romero, Serge Soula, Nicolau Pineda, Joan Bech, e Victor Reglero, hanno trattato l'argomentto "Observations of Western Mediterranean TLE: LS8000 Intracloud Lightning and High-Speed Video".

[Info: R. Labanti]


7 Dicembre 2009. Sprite e Elve, a latitudini particolarmente settentrionali, catturati in Finlandia per la prima volta
Si tratta di una delle registrazioni più a settentrione tra gli Sprite (e Elve) catturati in Europa.
Renzo Cabassi (Comitato Italiano per il Project Hessdalen) fa notare che l'evento registrato dall'astrofilo Timo Kantola, è praticamente alla stessa latitudine di Hessdalen, e ci da ulteriori informazioni sul sito CIPH/SOSO alla URL: http://ciph-soso.blogspot.com/2009/12/sprite-settentrionali-in-finlandia-9.html.

Dicembre 2009. Articolo sui Fenomeni Luminosi in Atmosfera: la valle del fiume Taro in Italia come la valle di Hessdalen in Norvegia?
E' del geologo Valentino Straser l'articolo comparso sulla rivista "New Concepts in Global Tectonics " che fa un confronto tra fenomeni luminosi registrati nella valle del fiume Taro ed il fenomeno di Hessdalen:

Straser Valentino, "Luminous Phenomena in the Atmophere: signs of uplift of the Earth's crust? The lights in Taro Valley (Italy) and Hessdalen (Norway)", riv. "New Concepts in Global Tectonics", nr. 53, 2009.

Straser sospetta la valle del Taro come una zona di ricorrenza di Fenomeni Luminosi in Atmosfera, dello stesso tipo di Hessdalen.
Questa ricorrenza permetterebbe di dimostrare delle analogie storiche, tra il sollevamento della crosta terrestre delle due aree.
Le Sfere di Luce, potrebbero essere dovute ad elementi comuni per quanto riguarda le dinamiche geologiche e la mineralogia sottostante la crosta.

[Info: Renzo Cabassi]

domenica 3 gennaio 2010

CERCHI NEL GRANO E ANOMALIE

Cum Grano Salis
[recensione di Nico Conti]


Nel dicembre del 2008 la casa editrice UPIAR, nata nel 1976 ed oggi dedita alla stampa di lavori del CISU(Centro Italiano Studi Ufologici), pubblica la monografia “Cum Grano Salis” di Margherita Campaniolo, facendo eccezione alla regola che vuole come autori i propri associati.
Campaniolo, appassionata di astronomia, nel 2001 aveva iniziato ad interessarsi di Ufo e di Cerchi nel Grano, completando nel 2003 la sua prima versione digitale di “Cum Grano Salis”.
L’argomento è certo fuori tema per “Il Laboratorio delle Anomalie”, se non per lo stiracchiato ed azzardato accostamento che spesso è stato fatto tra BoL (Ball of lights), generiche sfere di luce, ed i giganteschi agroglifi che iniziarono ad infestare i campi inglesi diversi anni fa (Crop Circles).
Ben presto, come sappiamo, qualcuno sospettò di questi lavori notturni gli extraterrestri.
Con un indimostrato meccanismo a base di microonde, evocato dagli esperti di crops, i cereaologi, queste sfere di plasma avrebbero piegato le spighe disegnando complessi quanto incomprensibili “messaggi” nel grano.
In alcune pagine della monografia, non prive di una certa ironia, Campaniolo ci spiega come un tale trattamento operato per mezzo di microonde otterrebbe come risultato di bruciare un campo di cereali, o nella migliore delle ipotesi di trasformarlo in pop-corn. Ma non è questo il punto centrale dei suoi ragionamenti e il lato più interessante del suo lavoro sui Cerchi nel Grano.
E’ importante piuttosto il metodo con cui fa fronte a quelle che sono state denominate le “anomalie” presenti nei Cerchi del Grano.
E, comunque sia, per quanto fuori tema rispetto al presente Blog, non avrei potuto esimermi dal recensire il lavoro dell’amica Campaniolo.
Infatti, la rilettura di quest’ultima versione di “Cum Grano Salis”, che ho fatto in questi giorni, mi ha fatto con piacere tornare indietro all’inizio del 2000, quando si partecipava insieme ad una mailing-list ufologica ed il “dibattito” sulla realtà dei cerchi nel grano era ancora parecchio acceso tra gli appassionati di Ufo.
Fu un periodo di grande accrescimento personale grazie allo scambio di pareri su un argomento che vedevo affrontato dalla Campaniolo con grande slancio positivo, ed infine era stato un piacere seguire il suo sincero tentativo di convincere credenti e scettici, che non era sufficiente schierarsi tra chi risolveva il problema dei Cerchi con gli extraterrestri e chi invece, adottando la confessione di due anziani burloni, se ne sbarazzava rapidamente considerandolo solamente una stranezza extraufologica.
Dopo l’iniziale curiosità sui Cerchi nel Grano la mia opinione era davvero molto semplice: non riuscivo a vedervi un problema di ordine scientifico, anzi l’idea che extraterrestri disegnassero un pot-pourri di simboli terrestri sui nostri campi la trovavo abbastanza insensata, e ben presto rimase solo la curiosità di capire perché per tanti appassionati e studiosi i Cerchi nel Grano potessero davvero rappresentare un misterioso contatto con intelligenze di altri pianeti.
Non si trattava certo del semplice meccanismo di credenza del tipo che spingeva alcuni a recarsi infervorati nel bel mezzo dei Cerchi a braccia levate per raccogliere non meglio precisate energie.
Vi erano analisi dotate di una loro razionalità per quanto non condividibili.
Dei Cerchi nel Grano come fenomeno mi insospettivano ( e non ero il solo) alcuni aspetti in particolare:
1) Con passare del tempo i cerchi si complessificavano: disegni sempre più grandi e più complicati. Ciò faceva pensare a manualità che andavano esercitandosi e migliorando, piuttosto che a intelligenze superiori dotate di chissà quali marchingegni.
2) La scoperta o la confessione di molti circlemakers (fautori di cerchi): non si trattava solo della confessione di due pensionati inglesi fatta agli inizi degli anni 90.
Si scopriva che era impossibile distinguere un Cerchio nel Grano “falso” da uno “vero” basandosi solo sul risultato.
3) I simboli utilizzati nei cerchi erano un conglomerato di grafie (molto terrestri) che nulla avevano di simile ad un sistema di comunicazione. Salvo che non si tratti di arte, comunicare significa tutt’altra cosa, comporta l’utilizzo di un medesimo linguaggio, un interscambio culturale, una comprensione reciproca, etc.
Tutto ciò poteva bastarmi e avrei potuto far chiudere tranquillamente il mio personale dossier, ma ero davvero affascinato dall’approccio della Campaniolo, poi confermato ampliamente nel suo presente lavoro “Cum Grano Salis”.
Campaniolo faceva fronte alle anomalie dei Cerchi nel Grano attraverso le conoscenze dell’Agronomia.
Era successo che una volta stabilito che era impossibile discernere , a partire dalla precisione dei cerchi, quelli che erano “veri” da quelli che erano “falsi”, i principali studiosi si erano dati da fare per evidenziare alcune caratteristiche all’interno dei cerchi che li rendevano, a loro dire, irripetibili da parte di mano umana.
Le anomalie che dovevano essere considerate come discriminanti erano:
a) Le spighe appiattite al suolo,non muoiono e continuano a crescere.
b) Le spighe si piegano lungo un nodo eccessivamente allungato rispetto alla “norma”.
c) Le spighe presentano nodi sottoterra.
d) I nodi presentano fori di espulsione.
e) Le spighe presentano poliembrionia o sterilità.
f) Le spighe presentano una crescita non regolare e distorta alla base della parte fruttifera.
g) I semi presentano anomalie nella germinazione
h) Vi sarebbero modificazioni genetiche delle spighe all’interno dei cerchi.
Campaniolo decide di ripercorre tutte queste supposte anomalie facendo ricorso alla consulenza di agronomi, e della letteratura specifica, dimostrando che esse trovano tutte una serie di spiegazioni in determinate condizioni di allettamento, trattamento delle spighe, etc.
Quanto all’ultimo punto (h) circa le modificazioni genetiche, esse sono state più asserite che correttamente dimostrate, attraverso una qualche procedura sperimentale che potesse definirsi tale.
Lascio quindi alla lettura delle spiegazioni offerte da "Cum Grano Salis" e all’approfondimento dedicato a tutti gli aspetti dei Cerchi nel Grano, incluso quello storico, il piacere di scoprire la differenza tra le anomalie degli agronomi e quelle messe in campo dai cereaologi esperti dei Cerchi nel Grano.
Sembra di poter concludere che i cereaologi non si siano accorti che, ancor prima degli extraterrestri, le anomalie a cui facevano riferimento fossero dovute a tanti altri interpreti terrestri: le condizioni climatiche, l’attività agricola, quella degli agronomi.
I cereaologi, gli ufologi, gli esoterici, i circlemakers avevano solo e semplicemente ricamato su quelle anomalie preesistenti.
Cosa rimaneva da fare per evitare di discutere le stringenti argomentazioni della Campaniolo? Un aspetto consistente del dibattito fu rappresentato dal ricorso alla autorità da parte degli oppositori.
La “Bibbia” dei cereaologi era rappresentata dalla pubblicazione di due articoli su una rivista scientifica scandinava di agronomia, Physiologia Plantarum, che tra il 1999 ed il 2001 aveva pubblicato alcune delle argomentazioni di Levengood ed Haseloff sulle anomalie dei cerchi.
Come si permetteva la Campaniolo di andare contro articoli scientifici? Con quale competenza in materia osava contraddire Physiologia Plantarum? Su quali riviste di pari livello aveva scritto di ciò che affermava?
Lascio alle “Conclusioni” di Margherita Campaniolo la riposta a queste domande, ma mi si permetta di dire che è abbastanza curioso il ricorso all’autorità scientifica da parte di chi si pone al di fuori della “scienza ufficiale”. Gruppi di persone che come i cereaologi si battono, con tutti i diritti, contro una ortodossia (le spiegazioni cereaologiche delle anomalie dei Cerchi decisamente non lo sono), si trovano poi a dover far ricorso all’autorità suggerita dall’ortodossia della Scienza stessa.
Un singolo articolo e/o un “opinions and comments” dovrebbero, da soli, bastano a dar forza di oggettività alle proprie certezze minacciate da questa parvenue delle scienze che è, ai loro occhi, Margherita Campaniolo.
Strano modo semplicistico di scientificizzare un problema, oltre che contradditorio!
Comunque sia, e a conclusione di queste righe, non mi sembra ancora abbastanza chiaro a tutti l’approccio dialettico proposto da Campaniolo.
La sua critica metodologica non la attua solo verso coloro che, pur sbagliando, si sono presi la briga del problema dei Cerchi nel Grano, ma anche verso tutti quelli che si sono invece accontentati della spiegazione del tipo “due pensionati burloni…”.
Uno scherzo una volta svelato finisce lì, non ha bisogno di essere continuato, di essere commentato così a lungo , in altre parole si risolve nel suo dichiararsi tale.
A distanza di anni possiamo invece continuare a contemplare i Cerchi nel Grano, ovvero l’arte dei Cerchi nel Grano, che ottenendo una lunga e decennale dialettica tra le parti, riesce in una delle imprese a cui gli artisti più ambiscono: progettare un mondo che fa provare emozioni e fa discuterne. Neanche la più “tradizionale” land-art è mai riuscita a tanto: a far parlare dei suoi simboli effimeri immersi nella Natura, fare interpretazioni delle immagini proposte dall’artista, e infine a far interagire così profondamente opera d’arte e spettatore.
Con i Cerchi nel Grano, l’opera artistica assume una sua autonomia dall’artista; a "fare" quell’opera d’arte partecipano gli stessi fruitori, che entrano, allo stesso modo come passeggiano all’interno di un crop, all’interno di un mondo possibile quanto alieno. Da semplici spettatori loro stessi diventano autori (meglio co-autori), colorano e modellano metaforicamente l’immagine che si presenta ai loro occhi come straordinaria,la misurano, la interpretano in modo esoterico oppure la sperimentano con strumenti: in altre parole la ri-fanno e ritualizzano.
Le immagini dei Cerchi nel Grano vengono così “sacralizzate” da un collettivo assai ampio: il Diavolo mietitore del 1678, evocato da questo insieme di rituali “artistici”, torna a calpestare la nostra terra, stavolta sotto forma di un elusivo extraterrestre (un po’ come nel film “Signs” di M. Night Shyalaman). L’opera d’arte ritrova la sua religiosità primordiale originale.
In conclusione anche dai Cerchi nel Grano si possono imparare cose, attraverso di loro addivenire a qualche verità (una volta tanto non scientifica): per questa scoperta devo personalmente ringraziare Margherita.

Campaniolo Margherita, “Cum Grano Salis. Viaggio nel mondo dei Cerchi nel grano. La “naturalis Historia” dei Crops Circles”, Documenti UFO, Monografie a cura del CISU, nr. 36, UPIAR, dicembre 2008, pp. 101.

martedì 22 dicembre 2009

Dicembre 2009. ALCUNE CONSIDERAZIONI SUI FENOMENI LUMINOSI DEL TERREMOTO DELL'AQUILA

Del ricercatore Cristiano Fidani è stato appena pubblicato un articolo breve sul sito del CIPH, con titolo: "Alcune considerazioni sui fenomeni luminosi del terremoto dell'Aquila" (2009).
Proseguendo la tradizione di raccolta delle testimonianze sui precursori sismici così come l'aveva iniziata Ignazio Galli (1910), Fidani ha sottoposto la popolazione abruzzese a quasi sette mesi di interviste; questa gente colpita così duramente dal cataclisma (e che per gran parte vive ancora in condizioni precarie) ha testimoniato abbondantemente l'avvistamento di fenomeni (non sismici) osservati dalla fine del 2008, e per buona parte del 2009.
Fidani utilizza per questo studio una classificazione simile a quella di Galli (dividendo i fenomeni luminosi nell'arco di tempo prima, durante e dopo le scosse sismiche). La sua classificazione è composta dalle seguenti manifestazioni luminose: Lampi, Sprazzi luminosi, Luci aurorali, Globi luminosi, Colonne di fuoco, Travi di fuoco, Vortici luminosi, Fiamme, Fiammelle, Scintille, Vapori luminosi, Luce diffusa, e Nuvole luminose.

L'articolo breve di Cristiano Fidani è presentesul sito CIPH alla URL:
http://www.itacomm.net/EQL/2009_FIDANI_.pdf

Vi sarà modo di parlare ulteriormente di questo suo lavoro che è solo agli inizi.

[Info: Renzo Cabassi, CIPH]

venerdì 18 dicembre 2009

LETTERA AL CIPH: IL PUNTO DI MASSIMO TEODORANI SU 10 ANNI DI STUDI SU EARTHLIGHTS E LUCI DI HESSDALEN

[Alcuni Commenti di Nico Conti]

S
i può anche non essere d’accordo sulle affermazioni dell’astrofisico e divulgatore Massimo Teodorani circa le luci del tipo di Hessdalen, il dibattito può anche in certi momenti divenire oltremodo accesso attorno ai dati raccolti (come lo fu nell’ormai lontano 2002 la controversia Teodorani-Leone), e talvolta può anche trasformarsi in uno scontro tra personalità differenti fino alla rottura di una collaborazione (Teodorani e CIPH, Teodorani e Project Hessalen), ma tutto ciò non potrà impedirci di considerare Teodorani uno dei più continui ricercatori sulle cosiddette Earthlights, ed uno dei rarissimi studiosi italiani che vi hanno dedicato un’attenzione durevole attraverso l’uso degli strumenti della fisica.
Ed è appunto Teodorani con una “Letter to the Editor” (come lui stesso definisce il suo lungo paper) a fare una analisi dettagliata su questa difficile ricerca, a partire dai 10 anni di CIPH (Comitato Italiano per il Project Hessdalen).

Il lavoro dei ricercatori del comitato italiano, innestato sul lavoro del Project Hessdalen, si potrebbe definire come lo studio più continuativo circa i fenomeni luminosi della bassa atmosfera, ed in particolare delle ormai famose Luci di Hessdalen.
Diversi tipi di dibattito hanno attraversato e attraversano il supposto fenomeno di Hessdalen:
A) tra cultura popolare e cultura sapiente: da una parte la gente afferma di vedere luci nel cielo che spesso descrive utilizzando termini come Ufo o dischi-volanti, dall’altra i cosiddetti razionalisti che negano a queste osservazioni un interesse di tipo scientifico: la gente comune vedrebbe oggetti banali che male interpreta perché sarebbe ottenebrata dalle proprie credenze.
Questo tipo di concezione sociale del dibattito appartiene anche alla genesi delle testimonianze di Hessdalen poiché esso nasce proprio dall’attenzione posta dai media ad una cosiddetta ondata di avvistamenti Ufo dell’inizio degli anni 80.
Gli attori interpreti del razionalismo, circa quanto osservato dai testimoni comuni, cambiano a secondo del momento e della situazione, e può trattarsi dei giornalisti come delle istituzioni politiche o di autorità scientifiche.
Questo dibattito nella società si accende inizialmente grazie alla grande risonanza data dai giornali norvegesi, dalla televisione, etc., per poi andare via via diminuendo negli anni in mancanza di casi abbastanza eclatanti e ripetuti su cu concentrare l’attenzione.
Oggi per assurdo delle luci di Hessdalen se ne parla molto di più in Italia che in Norvegia, per via del fatto che diversi sono stati gli studiosi italiani (spesso legati al CIPH) ad aver collocato i loro strumenti nella piccola valle.
B) tra ufologi scettici e ufologi credenti: l’argomento delle luci di Hessdalen li interesserà solo fin quando esisterà il dibattito di cui abbiamo parlato al punto precedente, e solo se continuerà ad affacciarsi la possibilità che le luci nascondano intelligenze extraterrestri. Fintanto che questa ipotesi è stata sollecitata in qualche modo le due fazioni ufologiche hanno messo in campo tutto il loro armamentario dialettico pro-e-contro (quello che si rivela essere un dibattito immobile). Una volta che l’ipotesi di una intelligenza misteriosa di tipo extraterrestre operante dietro le luci di Hessdalen veniva provvisoriamente meno, per lasciare spazio all’ipotesi del fenomeno “naturale” e all'uso di strumenti scientifici, l’interesse degli ufologi scemava fino ridursi a ben poca cosa, all’interno della loro disciplina.
C) Il dibattito fra ricercatori nell’ambito della scienza: si tratta a ben vedere dello stesso dibattito scientifico che ha coinvolto in passati recenti la “mainstream science” ogniqualvolta si è trovata a dover far fronte ai problemi posti dalle supposte luci sismiche, dai fulmini globulari, e da altri fenomeni luminosi rari; questo dibattito sporadico attraversa gli ultimi centocinquanta anni e più, e sembra assumere più pertinenza scientifica negli anni recenti.
Evidentemente le luci di Hessdalen hanno punti di contatto con queste tematiche che ancora oggi a fatica stanno sul confine delle scienze, con il rischio sempre presente di scivolare nell’ambito parascientifico.
E’ proprio su questo ultimo dibattito che si inserisce lo scritto di Teodorani, attraversando la storia dei “successi” e degli “insuccessi” di questi 10 anni recenti, con particolare riferimento al progetto Hessdalen, ma senza tralasciare ciò che è avvenuto in altre parti del mondo, in luoghi di supposta maggiore ricorrenza (vedi ad esempio le Marfa lights o le Arizona lights).
In questo dibattito ciò che conta sono i dati e la loro lettura in termini di scienza fisica.
Teodorani, lungi dall’essere troppo tollerante verso i propri risultati e quelli dei suoi colleghi , coloro che hanno accettato la sfida delle luci di Hessdalen, ci spiega cosa ci ha insegnato questo periodo decennale di difficile ricerca (fatto di scarsità di uomini e di mezzi finanziari),.
Egli sottolinea come comunque qualcosa è migliorato nella nostra conoscenza dei fenomeni luminosi nella bassa atmosfera, e infine anche nelle nostre possibilità di interagire strumentalmente con questi fatti per comprenderli.
Il suo paper vuole essere uno stimolo alla continuazione di questo dibattito scientifico, al fine di addivenire all’ottimizzazione di un “protocollo comune” per superare con la strumentazione più conveniente le “difficoltà pratiche” che si sono finora frapposte tra gli scienziati e questi fenomeni luminosi sconosciuti.
Teodorani pur sottolineando che la raccolta di testimonianze può essere di una qualche importanza, ricorda che tali inchieste rivelano spesso lacune nell’accuratezza della raccolta dei dati utili ed una certa scarsità quantitativa tale da impedire un qualche uso statistico delle stesse.
Peraltro la misinterpretazione di fenomeni prosaici è sempre dietro l’angolo.
Teodorani fa appello alla strumentazione che avrebbe la caratteristica di essere impersonale (data are obteined by impersonal instruments and not vaguely witnessed), alla capacità della strumentazione automatica di raccogliere una mole di dati tali da rendere le statistiche ragionevolmente obiettive e complete (reasonably objective and complete), ed infine attraverso l’uso di diversi tipi di strumenti specifici alla possibilità di estrarre una legge generale che sia ragionevolmente deducibile da più osservatori imparziali (reasonably deducible by many impartial observers).
Si tratta a ben vedere delle regole della scienza moderna così come sono state inizialmente concepite nell’era dei Lumi.
Ciò che più mi sembra interessante nell’epistemologia di Teodorani è il suo desiderio di mettere in atto delle “pratiche comuni”, di fare dei luoghi di ricorrenza delle "Earthlights" una specie di laboratorio a cielo aperto (open air laboratory), implementando il numero del collettivo degli scienziati dedicati ed il tipo di strumenti.
La storia sintetizzata da Teodorani circa la ricerca in Hessdalen, così come in altri luoghi del pianeta, ivi incluse certe località indagate dallo stesso, mostra proprio la lentezza che per una serie di problemi pratici ha, nonostante le difficoltà, trasformato questo laboratorio sulle luci in un laboratorio scientifico simile a tutti gli altri.
Nonostante le speculazioni di diversi scienziati che sono stati intrigati dal fenomeno hessdaliano, Teodorani ammette che non esiste ancora una teoria fisica definitiva, e ciò potrebbe significare che non siamo confrontati ad un’unica causa ma ad una serie di diversi meccanismi fisici (di questo punto interessante ne aveva già parlato nel suo libro “Sfere di Luce” che avevo recensito per la “Rivista Italiana di Astronomia”).
Teodorani propone a tale scopo una serie di strumentazioni, e soprattutto il loro utilizzo combinato con determinate modalità; mi auguro che questa ampia elencazione, basata sulle esperienze personali e sull’analisi delle esperienze di altri ricercatori dia nuovo innesco al vero dibattito sulle luci: le pratiche legate alla fisica da mettere in campo.
Elencherò brevemente la strumentazione suggerita dallo studioso, auspicando una lettura critica da parte dei suoi colleghi scienziati e/o tecnologi, e in principal modo coloro che su queste ricerche si sono avvicendati con tentativi di ricerca strumentale:
1) Monitoraggio video.
In particolare Teodorani suggerisce l’ampliamento di utilizzo di esperienze come quelle della stazione di monitoraggio video SOSO/CIPH oppure quella della stazione utilizzata a Marfa.
2) Registrazioni fotografiche.
Vi si fa, tra le tante esperienze specifiche, anche riferimento ai “Science Camp” messi in atto dal Project Hessdalen con gli studenti dell’Ostfold College.
3) Intensificatori di immagini e registrazioni dell’infrarosso.
Qui si suggerisce l’uso di una termo-telecamera in abbinamento con altri strumenti quali radar, magnetometro, o spettrometri VLF-ELF e UHF, elencando i possibili risultati ottenibili.
4) Spettrografia ottica.
A questa metodologia sono dedicate parecchie pagine del paper, pur sottolineando che l’implementazione di un sistema automatico di rilevamento di spettriogrammi ad alta qualità, e dotato delle diverse caratteristiche che elenca, è una operazione difficile che richiede una enorme lavoro di software.
5) Registrazioni VLF-ELF.
Le ricerche in questo campo strumentale sono giustificate da due ipotesi: a) le luci stesse hanno emissioni nel campo delle basse frequenze; b) cause geofisiche e pre-sismiche possono essere la fonte delle Earthlights.
6) Registrazioni nel campo delle microonde.
7) Registrazioni di particelle radioattive.
Dato che teorie fisiche come quelle esposte da Fryberger prevedono il deposito di particelle gamma e di neutroni, uno studio in questo ambito potrebbe essere importante, fermo restando la determinazione esatta del luogo di iterazione del fenomeno luminoso col suolo.
8) Registrazioni radar.
Qui Teodorani fa soprattutto riferimento alle tracce “transitorie invisibili” raccolte da Stelio Montebugnoli e dal suo gruppo, nella missione del 2002, con il radar.
Si sottolineano le modalità per cui certe tracce possono divenire dati obiettivi di un fenomeno, qualora queste tracce siano correlate alle evidenze di altri strumenti di registrazione del campo dell’ottico o dell’infrarosso.
9) Registrazioni magnetiche.
Viene suggerito da Teodorani l’uso del magnetometro, ma anche l’uso abbinato di due magnetometri.
10) Registrazioni elettriche e elettrostatiche.
Alcune teorie fisiche predicono che i fenomeni luminosi anomali possano determinare il deposito di particelle elettrostatiche o la creazione di un campo elettrico.
In tal senso Teodorani suggerisce di non lasciare isolata l’esperienza della missione CIPH -2004 quando in valle i ricercatori italiani provarono lo strumento EFM di Gennaro e Giaiotti.
11) Triangolazioni e stereografia.
Accanto all’uso della triangolazione del fenomeno Teodorani suggerisce la procedura della “fotografia stereoscopica”, che è stata finora utilizzata assai raramente.
12) Tests con Laser.
Teodorani ritorna sulla storica esperienza con il Laser messa in atto da Strand nel 1984 ad Hessdalen, dove per un certo numero di volte, le luci sembrarono rispondere allo stimolo del Laser.
Lo studioso ci ricorda lo sviluppo dei Laser portatili degli ultimi anni, evidenziando i rischi dell’uso e anche le opportunità. Anche in questo caso l’uso del Laser in simultanea con le rilevazioni ottiche può fornire delle analisi quantitative (e non solo aneddotiche come fu nella prima esperienza del 1984 del Project Hessdalen).
13) Registrazioni EEG (elettroencefalografiche).
Con questo tipo di registrazioni sul testimone, Teodorani apre un ampio spazio speculativo.

Manca invece ogni riferimento alle registrazioni nel campo degli infra-suoni, che secondo una parte di studiosi di anomalie luminose, potrebbe essere un campo di ricerca fruttuoso.

Lungo il corso della sua “Letter to the Editor” Teodorani sottolinea in diversi modi come la ricerca di Hessdalen negli ultimi anni abbia presentato una carenza di fisici sul terreno, e che forse anche a causa di questa carenza lo studio delle luci di Hessdalen non può ancora affermare una sua caratteristica “mainstream”; questa mancanza di ufficialità scientifica rischia di chiudere questo tipo di ricerche in un cul de sac.
Le ricerche sulle anomalie dei fenomeni luminosi sono di una certa complessità per poter essere portate avanti in modo produttivo soprattutto quando vi è questa carenza di strategie, tattiche e infrastrutture ( if strategies, tactics and a sort of “institutional infrastructure” are lacking).
E’ difficile non essere d’accordo con le preoccupazioni di Teodorani, ed in tal senso io credo che la ricerca di Hessdalen per poter continuare nel più fruttuoso dei modi abbia bisogno di allargare il suo collettivo scientifico ad altri studiosi di altri campi contigui, più o meno “mainstream”: penso a luci e precursori sismici, fulmini globulari, TLE e sprite, etc..

Laddove invece non sono assolutamente d’accordo con Teodorani e nella parte conclusiva dove il ricercatore vorrebbe tenere fuori dal dibattito scientifico sulle luci la gente comune.
L’affermazione che “Commun people want absolute truths at once and not scientific reasoning” è contraddetta dalla storia della scienza, se osserviamo il "ragionamento scientifico" in modo simmetrico.
Non tanto perché sia dimostrabile che la gente comune non è catturata da credenze irrazionali, ma quanto per il fatto che la razionalità scientifica molte volte non si è dimostrata tale.
Ciò che chiamiamo modernità, è composta anche da certi risultati negativi a cui la scienza ci ha confrontato nell’applicazione dei suoi risultati: la scoperta scientifica ha portato spesso a risultati talmente catastrofici e in conclusione talmente irrazionali che la loro messa in discussione da parte della gente comune, si è rivelata il vero elemento razionale nuovo del dibattito scientifico, inteso in senso lato.
Dibattiti sociali come quelli sulle centrali nucleari , sulle cellule staminali, su inquinamento ed effetto-serra, su cibi transgenici, etc. oggi non sono concepibili senza che tra gli attori vi sia anche la gente comune, ed il loro parere è democraticamente decisivo nei confronti di una scienza che producendo questi nuovi ibridi di natura e cultura può essere pericolosa per l'umanità stessa.
Se è oggi impossibile tenere al di fuori del dibattito scientifico il pubblico (poiché scienza e politica sono ormai inestricabili) sarà ancora più difficile impedire che la gente comune non possa entrare a gamba tesa nel territorio degli scienziati, buttando giù qualche loro torre d'avorio quando lo ritengono necessario.
Teodorani giustamente domanda che le “luci” diventino un argomento mainstream della scienza, ma è del tutto illogica la sua pretesa che ciò avvenga pretendendo che: “the pubblic and the media must be absolutely avoided when certain subjects are discussed”.
La società non può essere più tenuta fuori dai laboratori, poiché i laboratori occupandosi di natura si sono sempre più occupati di politica e di società.
Si può pretendere forse anche legittimamente di separare gli Ufo dai Fenomeni Luminosi in Atmosfera, oppure di far partecipare i fenomeni luminosi al consesso della scienza, ma se ormai è impossibile l’idea di poter separare la gente dai problemi che la scienza pone concretamente al Pianeta, difficilmente potremo loro impedire di non partecipare alla costruzione di un tema apparentemente minore come quello delle Earthlights.
Il popolo è sovrano anche dei progetti scientifici, perché è di fatto proprietario nel bene e nel male delle ricadute dell'operato degli scienzati.

[Nella Foto in alto: Massimo Teodorani ad Hessdalen durante la prima missione 2001; CIPH. L'articolo di Teodorani Massimo, "SCIENTIFIC INQUIRY ON ANOMALOUS ATMOSPHERIC LIGHT PHENOMENA: PAST RESEARCH GAPS AND NEW METHODOLOGICAL GOALS", CIPH, dicembre 2009, è disponibile alla seguente URL: http://www.itacomm.net/PH/2009_Teodorani.pdf]

giovedì 17 dicembre 2009

12-13 Dicembre. Anche BLUE JETs NELLA NOTTE DEL GIGANTIC JET

Nell'analisi delle lunga serie di immagini della notte del 12-13 Dicembre 2009, Ferruccio Zannotti, IMTN, ha ritrovato anche una rara serie di BLUE JETs, un caratteristico TLE di qui non si avevano immagini registrate in Europa.
L'evento, seppur meno eclatante del GIGANTIC JET che sta facendo in questi giorni il giro del mondo tra gli esperti di TLE, è degno anch'esso della massima attenzione scientifica.
La serie di eventi TLEs della notte del 12-13 è ora allo studio degli scienziati di EUROSPRITE, in collaborazione con la rete di rilevamento IMTN, Ferruccio Zanotti in primis, e lo studioso italiano Enrico Arnone.
Una delle particolarità evidenti di questo GIGANTIC JET, che sembra sfuggire alle categorie fin qui definite, è la corona di Sprites, che circonda la parte alta del fenomeno.
Quanto ai BLUE JETs è stato rilevato che le immagini a colori di Ferruccio Zanotti non mostrano il caratteristico blu elettrico che dà appunto il nome a questo tipo di evento luminoso, che procede verso l'alto a partire dalla superficie delle nubi.

[info disponibile alla URL del CIPH-SOSO: http://ciph-soso.blogspot.com/2009/12/alert-tle-nei-giorni-12-e-13-dicembre.html]