mercoledì 9 gennaio 2019

NOCCIOLINA DALLO SPAZIO PROFONDO [racconto breve di Nico Conti]





Erano passarti pochi anni dalla scoperta di quello strano corpo celeste ai confini del nostro sistema solare, sulla cintura di Kuiper, che fu tecnicamente denominato 2014 MU69, un nome subito abbandonato perché ben poco evocativo della realtà dell'oggetto.
Si, era stato trovato nel 2014 pochi anni prima di essere sorvolato dalla sonda New Horizons.

Nei primi giorni di gennaio del 2019 la Nasa era già giunta nelle vicinanze per una analisi di questo curioso oggetto che subito, fin dalle prime immagini sfuocate era stato denominato dalla gente “la nocciolina”, per via della forma.
Inizialmente gli scienziati avevano sorriso di questa stentata epistemologia popolare e avevano ridenominato questo oggetto, di poche decine di chilometri, con il nuovo, nomignolo ben più inquietante di Ultima Thule.
Alcuni gruppi nazisti avevano subito acclamato l'Ultima Thule come una loro proprietà ideologica con tanto di copyright, ma la Nasa si era rifiutata di chiamarlo in altro modo.
Ben presto la scaramuccia mediatica si era dissolta anche sui giornali più scandalistici e la sonda aveva continuato il suo lavoro, senza che gli scienziati dovessero più occuparsi di simili sciocchezze.

Si trattava di un sorvolo storico che probabilmente avrebbe contribuito a sollevare molti misteri sulla nascita del nostro sistema solare.
Mai prima d’ora una sonda spaziale aveva raggiunto un corpo celeste così piccolo, così lontano, e in così rapido movimento.
La nocciolina” così preferisco ancora chiamarla, era appunto composta da due forme sferiche in contatto tra loro, una leggermente più grande dell’altra.
Già dai primi dati gli scienziati si erano convinti che lo studio di quella bizzarra formazione ci avrebbe spiegato le modalità di formazione dei pianeti interni e esterni al nostro sistema solare.
Mai tanto ottimismo scientifico era stato mal riposto.

Ultima Thule: mai nome era stato più indicato per qualcosa ai confini del mondo conosciuto: hic sunt leones, delle vecchie mappe delle terre fino a quel momento. esplorate.
Il mito voleva quel territorio dell'Ultima Thule come all’origine della saggezza della razza ariana, e tante altre cose oscure prima del monopolio nazista del termine.
Stavolta poteva rappresentare piuttosto bene la fine delle ambizioni della specie terrestre di conoscere sempre più pianeti, pianetoidi, eccetera…

Quando finalmente la sonda New Horizons giunse il 1 gennaio 2019, nelle vicinanze dell’Ultima Thule , inviando le prime foto di questo oggetto ai confini del sistema solare, si ebbero alcune conferme, ma anche nuove domande senza soluzione immediata.
La forma di nocciolina era perfettamente confermata, anche nella somiglianza della rugosità ben nota del guscio, e curiosamente non furono trovati gli impatti da meteoriti che c’era da aspettarsi, come ad esempio quelli che si ritrovano sulla Luna.
Una volta messa a fuoco la forma della nocciolina si era rivelata un reticolo assai simile alle rugosità regolari di un arachide vero.
Questo significava che l’Ultima Thule era qualcosa di abbastanza giovane, o di un materia un po’ diversa da quella che avrebbe dovuto essere sulla base delle conoscenze scientifiche: forse qualcosa fatto di un materiale difficile da scalfire.

Pochi giorni dopo, le foto della sonda erano molto migliorate in definizione e le prime impressioni su questo corpo bilobato furono confermate.
L’oggetto era in tutto e per tutto somigliante a una nocciolina, anzi di più: la forma, il reticolo sulla sua superficie, e perfino la colorazione giallognola.
Anche gli scienziati avevano definitivamente abbandonato il nomignolo Ultima Thule (sbagliando) per adottare più simpaticamente quello di “nocciolina”, che si adattava perfettamente a ciò che potevano osservare.
Ma la scienza segue logiche diverse da quelle popolari: non è perché una persona veste come un ragioniere, si atteggia come un ragioniere e parla come un ragioniere che è per davvero un ragioniere.
Purtroppo le indagini strumentali successive aumentarono il numero delle domande senza risposta.

Quel corpo ai confini del nostro sistema, non sembrava appartenere al nostro sistema, e di certo non si era creato insieme al nostro sistema. Dunque, da dove veniva? Come era giunto lì? Quando esattamente?
Furono fatti complessi calcoli astronomici per verificarne con più precisione l’orbita e il movimento.
Quando le analisi sulla risonanza della superficie furono complete, le perplessità della Nasa furono all’apice.
Strane eco provenivano dall’interno della “nocciolina”, che presto dimostrarono attraverso una modellizzazione precisa che la nocciolina possedeva un nucleo ovale per ogni sfera che la componeva.
Inoltre una sottile intercapedine di vuoto circondava quei nuclei separandoli dalla superficie della “nocciolina”.

Quando poi identificarono la sostanza di cui erano composti i due nuclei della nocciolina lo sbalordimento fu totale: Vitamina E, grassi, proteine e un 10% di acqua.
Evidentemente non era quel 10% di acqua che più impressionava gli scienziati.
Era in tutto e per tutto simile a una gigantesca nocciolina proveniente dalla spazio profondo.

Dapprima gli scienziati sorrisero increduli, poi, quando puntarono la rete di radiotelescopi in direzione della nocciolina, e controllarono i successivi dati strumentali della sonda, fu il momento in cui cominciarono a inquietarsi.
Non solo la nocciolina era una nocciolina a tutti gli effetti, seppur di dimensioni chilometriche e con quei componenti tipici ma cristallizzati in modo anomalo, ma altre noccioline stavano raggiungimento la prima, a centinaia.

Chissà da quanto tempo la nocciolina se ne stava al confine del nostro sistema solare in silenziosa attesa.
I tecnici della Nasa ben presto si convinsero che fosse stata la visita della loro sonda a “risvegliare” la nocciolina che aveva così richiamato l’arrivo delle altre noccioline.
Cominciarono a preoccuparsi: cosa stava succedendo?

Applicando il rasoio di Ockham furono fatte diverse ipotesi (cercando di stare sulla soluzione più semplice) che dovevano spiegare razionalmente questi arrivi di centinaia di noccioline giganti da chissà quale area sconosciuta dell’universo.
Erano a centinaia e giungevano velocemente da un luogo dove si suppose la presenza di un buco nero.
Se ne stavano in orbita sulla cintura di Kuiper, come in attesa di qualcosa.

Pochi giorni dopo la strumentazione intercettò l’arrivo di un nuovo corpo dell’esterno del sistema, ma molto più grande delle noccioline: 20 volte più grande.
A questo punto non c'era più rasoio di Ockham che potesse semplicemente mantenere affilata la lama della razionalità.
A esseri sinceri ho sempre ritenuto che il famoso rasoio potesse fornire soluzioni semplici solo in condizioni semplici come la scienza medioevale.
Problemi scientifici complessi richiedevano soluzioni via via più complesse, e questo era il caso.

Dato che la forma dell'oggetto era molto simile a quella di un criceto, fu abbastanza facile trovargli un nomignolo: “il criceto”.
Lo stress degli scienziati aumentò di lì a poco quando le noccioline che si erano disposte in orbita ai confini del sistema solare cominciarono a puntare verso la Terra.
Qui saltò ogni residua ipotesi razionale.

Dopo poche settimane l’oggetto a forma di criceto, era osservabile dai più potenti telescopi con una buona definizione.
Il criceto” presentava chiaramente quarto appendici sotto il suo corpo ovale principale, e qualcosa che assomigliava a una testa e a una piccola coda sul lato opposto.
Una forma tutto sommato complessa per ciò che fino allora si era osservato muoversi nello spazio profondo.
Ma dopo poco, a seguito di osservazioni più dettagliate lo stress si trasformò in evidente paura.
Il criceto” visto da più vicino o, per meglio dire con una migliore risoluzione, presentava, su quella specie di corpo dotato di una testa, anche due occhietti neri, assai vispi.
E, inoltre e muoveva le sue zampette anteriori e posteriori, con un ritmo sincronizzato e opposto, avanti e indietro.
Non si trattava di un movimento meccanico: era come se “il criceto” corresse nel vuoto in direzione del nostro pianeta.
Non era un oggetto tecnologico, un'astronave o qualcosa di simile: era vivente.

Ora, il grande criceto si stava muovendo nello spazio a velocità sub-luminale… avvicinandosi a grandi balzi.
In breve fu nelle vicinanze di Marte e sfruttando l'orbita si catapultò di gran carriera verso la Terra.
Sembrava divertito, come se l'intero sistema solare fosse la sua ruota girevole e vi stesse correndo allegramente all’interno, presagendo che la Terra che avrebbe raggiunto di lì a poco gli sarebbe molto piaciuta.

Gli scienziati fecero rapidi calcoli e determinarono che sarebbe giunto in poche ore nelle vicinanze della Luna, per l'ultima corsa nella sua ruota virtuale.
Nel frattempo avevano capito che il grosso animale extraterrestre, il criceto, inviava in avanscoperta le noccioline, alla ricerca di pianeti abitati da esseri intelligenti dotati di tecnologie che potessero avvistarle e interagire con loro.
Le noccioline erano il suo cibo e allo stesso tempo le sue sonde in esplorazione dell'universo.

Si auspicò che il criceto fosse vegetariano, ma in realtà non fu così.
Adorava nutrirsi di piccoli animaletti.
E, quei piccoli animaletti eravamo noi.









[photo courtesy NASA]