lunedì 27 settembre 2010

UNA IPOTESI "DUSTY PLASMA" COME SPIEGAZIONE DEL MECCANISMO DELLE LUCI DI HESSDALEN

L'articolo di Paiva e Taft, "A hypothetical dusty plasma mechanism of Hessdalem lights", appena pubblicato dal "Journal of Atmospheric and Solar-Terrestrial Physics", è uno dei pochi articoli scientifici che tratta delle Luci di Hessdalen.
Dobbiamo ricordare che Paiva è lo studioso che, qualche anno fa, è riuscito a riprodurre alcuni mini-plasmoidi in laboratorio.
Gli Autori iniziano con un'introduzione delle diverse caratteristiche rilevate dalle testimonianze e dalle immagini fotografiche delle luci, così come indicate in particolare da un articolo di Massimo Teodorani (2004). Teodorani vi parlava anche di grappoli di luci e di una luce a forma geometrica di parellelepipedo (vedi: "A Long-Term Scientific Survey of the Hessdalen Phenomenon”) .
In "A hypothetical dusty plasma..." vengono anche indicate le poche controverse misurazioni fin qui raccolte; spikes nella banda radio delle HF e delle VLF, tracce radar in presenza di fenomeni "non visibili" (e gli Autori aggiungono "... o deboli"), e avvistamenti con sistemi di visione notturna (700-1000 nm).
Gli Autori citano alcune le "teorie" fin qui menzionate, ipotesi che però non riescono a rendere conto di quanto riportato (e in alcuni casi in contraddizione tra loro); in particolare le Hessdalen Lights sarebbero dovute a:
a) un processo di combustione in atmosfera, sconosciuto, coinvolgente nubi di pulviscolo della valle contenenti scandium (Bjorn, 2007; vedi: "Optical spectrum analysis of the Hessdalen phenomenon. Preliminary report June 2007") ;
b) piezoelettricità generata dallo stress delle rocce (Takaki, Ikeya, 2008);
c) errata interpretazione di corpi astronomici, aereoplani, fari d'automobile e miraggi (Leone, 2003).
E' bene comunque ricordare che Leone (2003) pur concludendo nel senso di una misiterpretazione delle osservazioni fatte durante la missione italo-norvegese EMBLA 2002, aveva personalmente raccolto tra i cittadini di Hessdalen una serie di narrative che gli facevano suggerire la necessità di continuare ad intraprendere studi specifici, e meglio definiti, nel campo dei fenomeni aerei anomali osservati ad Hessdalen (vedi: "A rebuttal of EMBLA 2002 report on the optical survey in Hessdalen").
Quindi l'ipotesi Leone è da intendersi più come l'analisi metodologica di singoli casi che non la negazione di un fenomeno luminoso ad Hessdalen.
Paiva e Taft, astraendosi da quel dibattito specifico, procedono quindi nel cercare di dimostrare che il modello "dusty plasma" riesce a dar conto di tutte le caratteristiche formali, comportamentali, e di colore che sono state attribuite alle luci di Hessdalen, durante le missioni osservative.
I due Autori ricordano che nel 1994, alcuni esperimenti di laboratorio simultanei hanno scoperto separatamente i "plasma crystals", altrimenti detti "Coulomb crystal" (Thomas et Al.; Chu & I.).
Quando un plasma viene a contatto con una nube grani di polvere estremamente fine, grani che immediatamente acquisiscono una carica elettrica, succhiando elettroni dal plasma che li circonda fino a formare un nucleo di elettroni, che a sua volta attira gli ioni carichi positivamente del plasma stesso, dà luogo a ciò che sono stati definiti "cristalli di plasma" (1).
Si tratta della formazione strutturata di cristalli di particelle di polvere in una scarica di gas.
Paiva e Taft suggeriscono un modello basato su un ammasso di macroscopici "plasma crystals", in un plasma di polvere, dovuto a ionizzazione d'aria e polvere, per mezzo di particelle alfa, durante il decadimento del gas radon.
Il radon è largamente presente in Norvegia, mentre la polvere della valle sarebbe (come suggerisce uno spettrogramma di HL) thortveitite, un minerale molto comune.
La thortveitite non presenta luminescenza, e quindi il fenomeno luminoso sarebbe dovuto alla ionizzazione di particelle alfa nel cristallo.


Paiva G. S. & Taft C. A., "A hypothetical dusty plasma mechanism of Hessdalen lights", riv. "Journal of Atmospheric and Solar-Terrestrial Physics", vol. 72, n. 16, ottobre 2010, pp. 1200-1203.


Note
1) Teodorani Massimo, "Plasmi viventi", riv. "Scienza e Conoscenza", n. 23, febbraio 2008, pp. 30-35.
E' interessante notare come in questo articolo divulgativo Teodorani parli di "cristalli di plasma" come possibile spiegazione delle luci Hessdalen-like.
Teodorani, però, si riferisce al modello computazionale di Tsytovich et Al., del 2007 (vedi: http://iopscience.iop.org/1367-2630/9/8/263/fulltext).

domenica 26 settembre 2010

"EMBLA 2010": RITORNO AD HESSDALEN

Dopo un lungo momento di parziale inattività, il Project Hessdalen sembra rimettersi in movimento.
Il CIPH (Comitato Italiano per il Project Hessdalen) è tornato ad Hessdalen grazie ai tecnologi Stelio Montebugnoli e Jader Monari.
La loro visita tra il 6 settembre ed il 12 settembre 2010, si è verificata in concomitanza con l'annuale Science Camp degli studenti dell'Østfold College, guidati da Erling P. Strand e Bjorn L. Hauge.
Durante questa settimana hanno raggiunto la valle di Hessdalen anche un gruppo di scienziati francesi, per una visita preparatoria ad un eventuale progetto di studio, da svilupparsi in futuro con i ricercatori norvegesi e italiani.
La missione italiana in questo caso aveva come principale scopo, la rimessa in funzione di alcune antenne, ed il rientro degli altri strumenti, per una riverifica e rimessa a punto, prima dell'eventuale installazione sulla nuova Blue Box, ora parcheggiata per lavori in Medicina.

Qualcuno ricorderà che nel settembre 2008, si era svolto un importante conferenza SETI sotto l'egida UNESCO, a Parigi, dove Bjorn G. Hauge aveva presentato la relazione:
"Investigation and analysis of transient luminous phenomena in the low atmosphere of Hessdalen valley, Norway".
Potrebbe apparire curioso che durante un convegno SETI si parli di luci di Hessdalen, se non si ricordasse che la strumentazione usata nella valle norvegese ha molte derivazioni tecnologiche proprio da quella usata nel progetto SETI.
Ricordiamo che il Progetto SETI italiano è diretto appunto da Stelio Montebugnoli.

Durante questa conferenza un incontro fortuito tra Stelio Montebugnoli, Hauge Bjorn Gitle, Philippe Ailleris, Pierre Lagrange e alcuni ricercatori francesi del GEIPAN aveva approfondito il tema delle luci di Hessdalen.
Si ipotizzò un'analisi scientifica congiunta del problema Hessdalen.

In seguito si era svolta in Francia una riunione del Comitato di Controllo del GEIPAN, unico ente statale in Europa ad occuparsi di ciò che i ricercatori francesi definiscono PANs (Fenomeni Aerei Non-identificati).
Durante questa riunione il Comitato di Controllo del GEIPAN, diretto da Yves Sillard, aveva sollecitato l'idea di collaborare in futuro con realtà di studio quali appunto il Project Hessdalen.

Yves Blanc e Yves Sillard (GEIPAN) ed alcuni scienziati francesi hanno poi reso visita lo scorso anno ai Radiotelescopi di Medicina, dove Montebugnoli, Monari, Conti, Ailleris, e Hauge avevano illustrato la ricerca strumentale del Project Hessdalen e l'attività di supporto del CIPH, a partire dalle prime missioni EMBLA.

La settimana scorsa, ad Hessdalen, assieme ai ricercatori norvegesi e italiani, e agli studenti, erano presenti anche alcuni scienziati francesi.

Durante il Science Camp, sono state rilevate dal monte Skarvan (giovedì notte) con una macchina fotografica dotata di fish eye, in posa 30 sec., alcune luci non identificate. Come ben sappiamo non si tratta di prove in senso assoluto dell'esistenza di un fenomeno Hessdalen, ma di immagini che sono di grande stimolo ad insistere sulla ricerca e le correlazioni strumentali per comprendere il fenomeno.

giovedì 8 luglio 2010

Luglio 2010. MISCELLANEA LUMINOSA

22 Gennaio 2010. Modello di Fulmine Globulare con un nucleo compatto
L'articolo di Muldrew presenta un nuovo modello di Fulmine Globulare con un nucleo compatto che risponderebbe alle caratteristiche di diverse testimonianze del fenomeno:
Muldrew D.B., "Solid charged-core model of ball lightning", riv. Annales Geophysicae, 2010.
L'articolo è disponibile alla URL:
http://www.ann-geophys.net/28/223/2010/angeo-28-223-2010.pdf

12-16 Aprile 2010. Acceleratore naturale gigante di particelle sopra le nubi temporalesche.
Al sito dell'Università di Glasgow (UK) è disponipile una press release (9 Aprile 2010), a firma Martin Fullekrug (Centre for Space, Atmospheric and Oceanic Science Department of Electronic and Electrical Engineering, University of Bath) & Al., che fa riferimento ai fenomeni sprites intesi come giganteschi acceleratori naturali di particelle, a 40 km sopra le nostre teste:
http://www.astro.gla.ac.uk/nam2010/pr13.php


Due articoli riguardo i fenomeni TLEs
(Transient Luminous Events)
E' in stampa l'articolo di Elisabeth Blanc:
Blanc E., "Space observations of Transient Luminous Events and associated emissions in the upper atmosphere above thunderstorm areas", riv. C. R. Geoscience, 2010.

Si tratta di un ampio excursus divulgativo sui fenomeni TLEs di 11 pagine.
Sarà disponibile sul sito www.sciencedirect.com.

E' inoltre in stampa sulla rivista Journal of Geophysical Research un articolo sui fenomeni TLEs e la loro analisi video:
Montanyà J., O. van der Velde, D. Romero, V. March, G. Solà, N. Pineda, M. Arrayas, J. L. Trueba, V. Reglero, e S. Soula, "High–speed intensified video recordings of sprites and elves over the western Mediterranean Sea during winter thunderstorms", vol. 115, riv. Journal of Geophysical Research, 2010.

L'articolo tratta la registrazione di fenomeni TLEs attraverso una videocamera ad alta velocità, in funzione sul Mediterraneo occidentale.
Viene riportato tra i vari fenomeni un nuovo fenomeno di collisione.

[info raccolte da Renzo Cabassi e Roberto Labanti]

mercoledì 30 giugno 2010

Giugno 2010- NUOVI RISULTATI DELLA RETE DI RILEVAMENTO DELL'ITALIAN METEORS & TLEs NETWORK (IMTN)

L'attività di rilevamento ottico della rete IMTN nel 2010
L'attività di rilevamento ottico della rete IMNT è di tipo continuativo ed è iniziata qualche anno fa attraverso il comitato CIPH, con il progetto SOSO, che proprio all'inizio dei suoi test rilevò il suo primo Sprite, a partire dal territorio italiano: era il 5 settembre 2007 (Idice, Bologna).
Questa attività ha portato tra l'altro al rilevamento di fenomeni rari come il primo Gigantic Jet europeo (Ferruccio Zanotti, http://il-laboratorio-delle-anomalie.blogspot.com/2009/12/12-13-dicembre-2009-ripreso-in-italia.html).
La rete IMTN, integrando un numero sempre più ampio di stazioni sul territorio sta proseguendo anche in questo 2010 il suo instancabile operato con diverse catture di TLEs:
http://www.ciph-soso.net/SOSO/TLE_Transient_Luminous_Events_2010.html
Allo stesso modo continua il rilevamento di bolidi, tra i quali l'ultimo che è stato triangolato con una stazione francese nel Var:
http://ciph-soso.blogspot.com/2010/06/bolide-della-notte-fra-il-
5-e-il-6.html

L'intera attività della rete IMTN continua ad essere seguita dalla rete degli scienziati di EUROSPRITE, che seguono anche questi ultimi sviluppi con soddisfazione:
http://eurosprite.blogspot.com/2010_06_20_archive.html

16 giugno 2010. SOSO è ora una strumentazione di rilevamento ottico e VLF
Il 16 giugno 2010 Massmo Silvestri (responsabile del Progetto SOSO) ha messo in funzione il ricevitore radio VLF (Very Long Frequency) fornitoci dall'esperto Renato Romero.
Questo trasforma di fatto SOSO1 (la stazione di Idice, Bologna) in un insieme strumentale che non rileva solo filmati di allarmi ma anche il loro impatto nel campo radio.

Il ricevitore VLF appena installato funziona con il programma Spectrum-Lab.

SOSO1 è ora in grado di produrre spettrogrammi a intervalli regolari da 0 a 100Hz (per le frequenze di Shumann) e da 0 a 24 Khz per monitorare le impronte elettromagnetiche di bolidi, sprites, TLEs e quant'altro interagisca in atmosfera.

Si possono così registrare file audio triggerati dagli allarmi video di SOSO1, riuscendo a registrare per un determinato numero di secondi prima e dopo l'evento in campo ottico.
Siamo evidentemente in una fase sperimentale, ma avanzata che dovrebbe dare ulteriori soddisfazioni.

[http://ciph-soso.blogspot.com/2010/06/ciph-soso-inaugurata-sezione-radio-per.html]

Eventi Insoliti
A distanza di qualche anno di attività strumentale, dobbiamo constatare che da quando è in funzione la stazione SOSO, non sono stati rilevati "eventi insoliti" nel numero che ci si poteva aspettare.
Vale a dire che i Fenomeni Aerei Non-Identificati, rimasti tali, sono assai pochi, ma si è ritenuto a livello di rete IMTN di raccoglierli ed interpretarli sul forum:
http://meteore.forumattivo.com/eventi-insoliti-riprese-video-f50/

Funzione di pan tilt automatico nella stazione di rilevamento IMTN di Nico Montigiani
Il pan tilt progettato e realizzato da Nico Montigiani (IMTN) ha brillantemnte superato il primo test, ieri sera 29 giugno 2010, dalla stazione OAMH2-C1 29 di Scandicci:
http://meteore.forumattivo.com/fov-stazioni-imtn-f49/stazione-imtn-oamh2-c2-scandicci-fit862.htm

Partendo da una mappatura delle scariche temporalesche rilasciata pubblicamente da CNMCA (Centro Nazionale di Meteorologia e Climatologia Aeronautica) di Pratica di Mare alle 20:45, il pan tilt ha puntato in direzione Piemonte ed ha subito catturato uno sprite alle 20:46.

Si tratta di un ottimo risultato iniziale per il quale tutta la rete IMTN si è complimentata con Montignani.














[Info Renzo Cabassi, Massimo Silvestri; CIPH]

domenica 23 maggio 2010

SCIENTISMI E ANTISCIENTISMI

[recensione breve di Nico Conti]

"Non mi ricordo più quand'è che abbiamo votato per autorizzare internet"
[Egan, 2007]

Poche settimane fa (il 29 Aprile 2010) alla libreria Feltrinelli di Bologna avevo partecipato alla presentazione del saggio "Scientismi e Antiscientismi" fatta dall'autore Massimiano Bucchi, sociologo presso l'Università di Trento.
Sono rimasto subito positivamente impressionato dalla tesi di Bucchi, che oltre a spiegarci che scientismo e antiscientismo sono le due faccie di una stessa medaglia, mostrava anche con interessanti esempi che questo era proprio il motivo per cui scienza e società oggi non si capiscono.

Alla presentazione era presente (insieme a Nicoletta Cavazza e alla moderatrice del dibattito Elisabetta Tola) il noto medico bolognese Carlo Flamigni, che si era subito affannato a dimostrare l'esistenza di una vera scienza medica contrapposta ad una falsa scienza medica, e via dicendo, dimostrando di non aver colto il ragionamento di Bucchi o di non averlo apprezzato.
Ma a ben vedere il suo discorso sulla medicina "vera", è in qualche modo un'ulteriore riprova delle ipotesi di Bucchi circa gli scientismi contemporanei.

In quell'occasione non avevo comprato il libro, poichè la presentazione iniziata alle 18.00 si era poi dilungata in un interessante dibattito e Feltrinelli aveva chiuso le casse.
Ma lo scorso fine settimana sono finalmente riuscito a dedicarmi alla lettura di questo saggio breve (pp. 121) ma denso di idee, concetti e spunti di riflessioni (a mio parere utili per il Laboratorio delle Anomalie).

Fin dalla pagina dei ringraziamenti mi sono trovato in buona compagnia dato che, tra coloro con cui ha dibattuto le sue tesi, Bucchi annovera studiosi come Bruno Latour e Trevor Pinch, autori che avevo già avuto modo di apprezzare.
Bucchi parte dalla considerazione diffusa che si stia creando una crescente distanza tra scienza e società, e viceversa, ma è sua convinzione che più che di "deficit" di comunicazione si tratti di un eccesso di "complicità".
E' proprio la diffusione dello scientismo a generare una sempre maggiore conflittualità tra scienza e società.
Da un lato si chiede una totale adesione della società alle ragioni della scienza (scientismo), mentre dall'altro si auspica che la scienza diventi più sensibile alle ragioni ed istanze valoriali espresse da alcuni gruppi sociali (posizione associata al termine di antiscientismo).
Bucchi definisce questa seconda posizione come "scientismo passivo", poichè lo ritiene complementare al primo, ed afferma che si tratta infatti di due estremi che condividono molto di più di quanto credano o ci diano ad intendere, in altre parole sono appunto "due faccie della stessa medaglia che è lo scientismo contemporaneo" (p.23).
A restare costante è la concezione di scienza come "attiva" e di società come "passiva".
Ma questa concezione ha secondo Bucchi un altro difetto: tende a vedere scienza e società come entità completamente separate e a compartimenti stagni.
Egli dimostra, con una serie notevole di esempi, come scientismo attivo e passivo condividano anche un "isomorfismo istituzionale", soprattutto quando ad es. ricorrono ai linguaggi della protesta (linguaggi considerati in passato solo appannaggio dell'antiscientismo).
In conclusione la "Scienza", intesa come struttura rigidamente monolitica non è altro che il riflesso del discorso scientista nelle sue due varianti.
Soprattutto nessuno dei due estremi mette in discussione lo schema secondo cui la scienza avanza e la società la insegue, con un certo affanno.
Probabilmente così è stato per un lungo periodo dove la scienza doveva convincere una società che frenava di fronte all'applicazione delle nuove scoperte scientifiche, ma che poi nel più lungo periodo si adeguava ai nuovi paradigmi; in altre parole, spiega Bucchi, vi funzionava bene la metafora della "scienza come gallina dalle uova d'oro" (p.75) .
Ma erano tempi in cui le comunità scientifice erano molto ristrette e coese, mentre ora non è più così.

Siamo di fronte ad un "multitecnologismo" che porta Bucchi a ipotizzare la produzione di oggetti tecnoscientifici à la carte che corrispondono alle priorità morali, religiose, culturali, ed economiche di variegate collettività.
Ad es. alcuni bioeticisti sono giunti ad affermare che ad ogni individuo spetterebbe di "scegliere la propria definizione di morte" compresa tra lo stato vegetativo permanente e l'arresto cardiaco; in conclusione: "...appare in crisi l'idea di scelte generali univoche, frutto di condivisione e concertazione tra esperti scientifici, autorità statali, esponenti delle istituzioni religiose e altre parti in causa" (p.56).
A complicare il quadro si assiste alla moltiplicazione degli expertise che possono rinforzare ipotesi scientifiche anche in evidente opposizione tra loro: esistenza del buco nell'ozono, bontà dell'energia nucleare, rischi OGM, etc..
Infine, secondo Bucchi, stanno saltando i cardini della comunicazione della scienza e conseguentemente le tradizionali distinzioni tra dibattito scientifico e discussione politica.
Non vi è più l'adesione del passato ad un rigido paradigma scientifico, ma la conoscenza scientifica che Bucchi descrive come sempre più somigliante alla definizione del filosofo Ludwik Fleck: "il continuo movimento di interscambio tra le cerchie di pensiero specialistiche e popolari attorno ad un determinato tema" (p.97).
Bucchi attraversa la propria analisi sociologica, a tratti complessa ma sempre piacevole, con una serie di esempi estratti dalla quotidianità ("scienza spettacolo", "retorica dell'innovazione", scientismo degli ambientalisti, definizioni scientifica a larga maggioranza, moltiplicazione degli expertise, "oggetti liminali", etc.).

Bucchi Massimiano, "Scientismi e antiscientismi. Perché scienza e società non si capiscono" Intersezioni, Il Mulino, febbraio 2010

giovedì 20 maggio 2010

Maggio 2010. MISCELLANEA

19 Marzo 2010. Euronews Space Magazine parla di Ufo ed alieni: Are we alone?
Una breve inchiesta video di Euronews Space Magazine (ESA, Agenzia Spaziale Europea) che tratta dei fenomeni Ufo, dello studio condotto dall'ente francese Geipan , degli archivi UK e della possibilità di vita intelligente nello spazio.
Nessuna novità per chi segue questi argomenti con attenzione.

[info: http://www.esa.int/SPECIALS/Euronews/SEMG72DKP6G_0.html]


12 Aprile 2010. Per la prima volta fotografata da ESA eNASA l'innesco delle aurore
L'Agenzia Spaziale Europea (ESA) per la prima volta ha catturato l'immagine della "miccia" del fenomeno luminoso delle aurore grazie al satellite Cluster.
Scrive Repubblica: "... i ricercatori dell'University College di Londra guidati da Colin Forsyth hanno immortalato l'attimo in cui le particelle cariche di energia nella bolla magnetica della Terra subiscono un'accelerazione che provocherà attimi dopo una brillante aurora. Secondo Forsyth, si tratta di osservazioni "entusiasmanti", cruciali per comprendere i meccanismi delle aurore e anche come l'energia della magnetosfera influenzi l'atmosfera terrestre".

[Fonte: http://www.repubblica.it/scienze/2010/04/12/foto/fotografata_la_miccia_delle_aurore-3273253/1/; questa notizia ha girato su parecchi siti web ma non sono riuscito a trovare nessuna fonte diretta]

14 Maggio 2010. A proposito di una apparizione fantastica riportata nel 1608: una nuova analisi storica nel Blog "Chronicon Mirabilium"
Vi è una definizione di cui tutti gli ufologi fanno un grande abuso: "Ufo del passato".
Non sappiamo esattamente cosa c'è dentro il grande contenitore delle testimonianze Ufo contemporanee, ma nonostante ciò l'ufologo si sente in diritto di trasportare il concetto del termine U.F.O. (Unidentified Flying Objects) anche nel passato.
Il termine Ufo militarizzò l'altro termine mediatico di "disco volante" (flying saucer), agli inizi ben più popolare, peraltro risemantizzando la descrizione di Kenneth Arnold del 1947 (oggetti che saltellavano come un piattino sulla superficie dell'acqua).
La classificazione extraterrestrialista dell'astronomo Hynek fece il resto con i suoi Incontri Ravvicinati del 3° Tipo, che consideravano tutte quelle testimonianze di entità animate accanto ad un Ufo-discovolante.
Dietro certe narrazioni antiche si nasconderebbero quindi "Ufo del passato".
E' evidente che, in una tale escalation di ipotesi, la trasformazione di un evento lontano nel tempo (come quello riportato nel 1608) in un "Ufo del passato" si rivela un'operazione azzardata per non dire storicamente inconsistente; si dimentica così facendo contesto e differenziazioni storico-culturali interne alle testimonianze, restando attaccati ad una "vaga aria di famiglia": quell'evento narrato nel passato assomiglia ad un "Ufo del presente".
Siamo di fronte ad un ragionamento circolare dove l'esistenza di "Ufo del passato" sostiene l'esistenza di "Ufo nel presente", e viceversa, ovviamente in modo ambiguo.
Ma non è questo il punto.

Lo storico dei prodigi, Yannis Deliyannis, indaga sulla narrazione del 1608, andando alle fonti storiche francesi del canard , poichè questa narrazione seicentesca, nasce in Francia e principalmente è tenuta viva dagli ufologi francesi.

Ma veniamo un attimo al racconto incredibile di questo '"Ufo del passato", all'apparizione dell'agosto del 1608 in quel di Genova e Nizza.
Così viene in sintesi riportato il caso su uno dei tanti siti ufologici: "Nel mare genovese vengono visti affiorare fino all' ombelico esseri con figura umana e braccia coperte di squame con 2 serpenti volanti in mano. Molti colpi di cannone non sortiscono alcun effetto. Avvistati nello stesso periodo a Nizza "strani oggetti nel cielo che gettano sangue sulla terra".

Per chi volesse meglio approfondire la storia dell'apparizione del 1608, e la sua evoluzione ufologica vi rimando al sito di Diego Cuoghi, e alla pagina in cui dimostra in base ai documenti storici che a Genova in quel periodo non è successo niente.
Cuoghi spiega come l'opuscolo pubblicato a Troyes e intitolato "DISCOURS au vrais des terribles et espouvantables signes apareuus sur la Mer de Genes", e fonte originaria di questa "prova" di "Ufo nel passato" non sia appunto altro che un "canard" (un racconto a sensazione, una diceria).

Ora Deliyannis aggiunge un altro tasello importante all'intera storia di questo documento, individuando una serie di fatti storici che potrebbero essere serviti da prototipo per il canard, ossia le celebrazioni fastose del matrimonio di Cosimo de' Medici e Maria Maddalena d'Austria, a Firenze quello stesso 1608:
http://deliyannis.blogspot.com/2010/05/back-to-1608.html

[Info: Diego Cuoghi]

sabato 15 maggio 2010

18-19 Maggio 2010. A FORNOVO DI TARO SI PARLERA' DI "MARFA LIGHTS" ED ALTRO ANCORA...

A Fornovo di Taro, il geologo Valentino Straser, organizza un secondo convegno con dibattito, nelle serate di martedì 18 Maggio e mercoledì 19 Maggio, sempre alle ore 20.00.
Ospite d'onore delle due serate è l'americano James Bunnell, ingeniere aerospaziale, che oltre a commemorare i 40 anni dallo sbarco sulla Luna, tratterà, nella seconda serata, di un argomento che ha studiato direttamente, le cosidette "Marfa Lights", luci "fantasma" ricorrenti in quella zona del Texas.
Sarà presesente anche l'astrofisico Massimo Teodorani, che da anni si occupa di "earthlights" (vedi ad esempio le prime missioni italo-norvegesi ad Hessdalen in Norvegia).
Si tratterà anche di ipotesi che mettono in relazione le congiunzioni planetarie ed i terremoti (Straser).
Forse le tematiche sono un pò dispersive e slegate tra loro, ma l'occasione di avere ospite Bunnell, che riassume in sé molteplici argomenti ed interessi, ha fatto sì che l'organizzatore Straser non potesse rinunciare a questa testimonianza diretta.
Il convegno si terrà al Cinema Lux di Fornovo di Taro.

[Info: Valentino Straser]