giovedì 28 maggio 2009

giugno 2009. FOCUS: LUCI DEL TERREMOTO

Sulla rivista di divulgazione scientifica FOCUS, nr. 200 giugno 2009 figura l'articolo "Le luci del terremoto" (pp. 140-148) a firma di Cristiano Fidani, fisico esperto di precursori sismici, e Andrea Parlangeli, giornalista e fisico.
E' importante che in relazione al dibattito aperto dal dramma del recente terremoto aquilano, sulla possibilità di previsione dei sismi, siano messi a conoscenza del grande pubblico lavori di ricerca come quelli a cui i due autori fanno riferimento.
Vi è in Italia una grande tradizione di ricerca scientifica d'avanguardia sui presunti precursori che risale a più di un secolo, sotto la denominazione di "luci sismiche". Oggi esistono i mezzi tecnici e le persone per poter approfondire questo tema troppo trascurato dai sismologi.
Nell'ambito di quest'articolo viene citato come bibliografia rilevante il sito del nostro comitato CIPH (Comitato Italiano per il Project Hessdalen).

[vedi anche: http://ciph-soso.blogspot.com/2009/05/focus-n-200-le-luci-del-terremoto.html]

martedì 5 maggio 2009

LA RIVISTA NUOVO ORIONE E LE SFERE DI LUCE DI HESSDALEN

Innanzitutto si deve dire che l'ampio articolo comparso sul di maggio 2009 della rivista di divulgazione astronomica "Nuovo Orione", a firma Antonio Lo Campo è, almeno così mi pare, uno dei migliori articoli, nella pubblicistica non specialistica, finora comparsi sull'argomento.
Il fatto di passare in rassegna l'argomento con interviste agli interpreti del fenomeno, analizzando i primi studi ad Hessdalen dell'astrofisico e divulgatore Massimo Teodorani e quindi considerando i successivi dieci anni di collaborazione tra comitato CIPH e Project Hessdalen, dando infine parola al direttore del comitato Renzo Cabassi ed al team dei tecnologi Stelio Montebugnoli e Jader Monari, rende l'articolo estremamente fruibile, e simmetrico il testo, facendo chiarezza sul dibattito interno alle luci.
Che sui pochi dati raccolti vi sia stata una controversia è chiaro a tutti, ma non è altrettanto chiaro, se non agli addetti ai lavori che questa controversia sia stata estremamente utile allo sviluppo di questa difficile ricerca scientifica (la discussione è concreta: quali strumenti e quali metodi adottare in questo tipo di ricerca, e la risposta comporta una inevitabile continuazione del lavoro strumentale sul terreno).
Lo Campo fa un simpatico parallelo tra questa ricerca sul fenomeno delle luci di Hessdalen e quella del mostro di Loch Ness, affermando che si tratta di due fatti diversi nelle modalità e nei percorsi: Hessdalen è scienza mentre Nessie è solo folklore. Lo ringraziamo per questa affermazione, ma essa ha bisogno di precisazioni per poter essere vera.
Egli afferma che una grande differenza sta nel fatto che le luci siano state "viste" anche dagli scienziati, mentre Nessie sarebbe solo una illusione ottica o un tipo di mitologia.
Evidentemente sorge un problema che è quello di stabilire quali argomenti possano rientrare nella "scientificità", ed in altre parole cosa sia reale o falso, scientifico o parascientifico.
Il fatto è che una netta distinzione dei due campi, razionale e irrazionale non è così netta ed individuabile come una certa epistemologia astratta vuole farci credere; anche in ambito scientifico il dibattito tra ciò che è vero e ciò che è falso è ben presente: basti pensare al famigerato effetto serra.
Se prendiamo Nessie, tutto solo nelle sue acque scozzesi, e dimentichiamo il dibattito della criptozoologia, esso sarà davvero un puro fantasma della percezione, un mito in formazione, ma ciò può accadere anche alla interpretazione delle Luci di Hessdalen se le consideriamo solo a partire dalle testimonianze degli esperti, isolandole dal lungo dibattito in scienza sui fenomeni luminosi in atmosfera: fuochi fatui, fulmini globulari, luci sismiche, etc.
In scienza non basta vedere per poter affermare (ed accumulare conoscenza), ma si deve creare una rete di dati scientifici correlabili, insieme ad una rete di scienziati attivamente interconnessi tra loro e che si correlano a quei dati, fondando ipotesi, idee, esperimenti, verifiche e nuovi oggetti (in altre parole socializzano quei dati).
Due cose sembrano sfuggire al bel testo di Lo Campo: la storia delle luci in atmosfera, e la storia delle luci di Hessdalen (e prima o poi si dovrà svilupparla seriamente e per intero).
La storia delle luci in atmosfera (ed anche di altri fenomeni che oggi ci paiono banali come i meteoriti) ha un lungo passato di controversie, che comincia con i fuochi fatui, per diventare argomento scientifico moderno con i fulmini globulari, grazie all'astronomo D'Arago nella prima metà dell'800. Ma non dobbiamo dimenticare che ancora negli anni 70 molti scienziati dell'atmosfera non riconoscevano a queste manifestazioni una realtà e li consideravano un semplice frutto della narrativa popolare.
A cavallo del 900 si comincia a parlare in ambito scientifico anche di luci sismiche, grazie in particolare ad un ampio lavoro di catalogazione dell'astronomo Galli. Ma la maggior parte dei sismologi non riconoscerà a queste luci una dignitosa esistenza, anzi la negazione tout court sarà la norma. I sismologi di fronte ai racconti dei terremotati cercheranno sempre di ridurre questi precursori sismici ad errori di percezione (la strategia non è nuova).
In questo dibattito di lunga durata, si inseriscono le luci di Hessdalen con la complicanza delle origini della loro casistica.
Per esistere oggi, come fatto scientifico, le luci di Hessdalen si devono smarcare dai primi testimoni, e devono trovare uno spazio autonomo tra i fenomeni rari, localizzandosi.
Una volta erano le luci fantasma a localizzarsi (Brown Mountain Lights, Luci di Berbenno, Luce di Yara etc.) oggi sono le luci che i testimoni interpretano come Ufo, partendo dalla loro cultura e dal contesto.
La storia delle luci di Hessdalen nasce con una ondata di avvistamenti Ufo, in una valle vicina che poi, solo in un secondo momento, si sposta nella valle omonima.
Il problema è ancora una volta quello della scienza che deve tenersi ben separata dalla narrativa popolare, se vuole mantenere la posizione arbitrale e di potere che vuole lo scienziato come l'unico a poter stabilire ciò che è vero e ciò che è falso, ossia il confine tra razionale ed irrazionale.
Gli Ufo, avvistamenti di occasionali testimoni, di luci e solidi nel cielo non identificate/i, hanno il grosso problema di essere un termine collaterale a quello dei "dischi volanti", dal 1947 in poi.
Gli scienziati indubbiamente non amano che l'argomento "ufologico" sia considerato "scientifico", eppure è evidente che certi avvistamenti pongono problemi che per trovare una soluzione necessitano di un tipo di analisi che presenta le stesse difficoltà di altri problemi posti ai confini delle conoscenze ammissibili (abbiamo detto delle luci sismiche).
Parliamo degli stessi oggetti? Parliamo di altri fenomeni?
Certo sulle luci di Hessdalen gli studiosi non hanno ancora raccolto sufficienti dati correlabili; ma alcuni fatti esistono: basti pensare al rilevamento dei miniflashes, durante la missione del gruppo Astrofili Columbia di Ferrara, oppure ad alcuni spettrogrammi, vedi l'ultimo di Bjorn G. Hauge del Project Hessdalen.
Esistono non solo problemi di metodo (non basta dire "Ufo no grazie") ma anche di mezzi (non si può affermare che mancano le prove senza prima mettere a disposizione uomini e mezzi finanziari per trovarle).
Lo Campo ci trasporta attraverso le fasi di questa intricata ed intrigante ricerca scientifica, facendoci capire quali e quante siano le strade da percorrere per giungere alla meta.

Lo Campo Antonio, "Le sfere di luce di Hessdalen", riv. "Nuovo Orione", nr. 204, maggio 2009.
Vedi Sito web rivista "Nuovo Orione": http://www.orione.it/

[redazione Nico Conti]

lunedì 20 aprile 2009

ULTIME NOTIZIE SPRITE (ITALIA, ISRAELE, FRANCIA)

10 aprile 2009. TLE DALLA STAZIONE SOSO DI BOLOGNA E QUELLA DI FERRARA

Un evento transitorio luminoso (TLE) isolato è stato catturato dalla nostra stazione SOSO di Bologna e da quella di Ferrara.
E' la prima volta che in Italia un TLE è stato rilevato da due osservatori contemporaneamente.
In un primo momento si era sospettata la possibilità che l'evento potesse essere un raro Blue Jet, poi i primi calcoli hanno escluso per via dell'altitudine abbastanza elevata, della direzione verso il basso, e della più breve durata dell'evento che potesse trattarsi di un tale fenomeno.
Si tratterebbe quindi di uno sprite a colonna isolato.

Rilevamento stazione SOSO, Idice, Bologna:

http://www.ciph-soso.net/archivio/2009_04_11_05/AVI/2009_04_10_18_56_15.avi

Rilevamento stazione Ferrara, Ferruccio Zanotti:

http://www.ciph-soso.net/FE2008/M20090410_185627_Ferrara_Mi.avi











Maggiori dettagli sull'evento :
http://ciph-soso.blogspot.com/2009/04/italian-meteor-and-tle-network-primo.html

[Info: CIPH/SOSO; Ferruccio Zanotti]

ALTRI SPRITES IN ISRAELE DA ILAN SCIENCE TEAM

In questo stesso periodo continua l'attività di rilevamento TLE in Israele, vedi ad es. l'8 aprile 2009:
http://ciph-soso.blogspot.com/2009/04/tle-registrati-in-israele-da-ilan.html

[Info: Renzo Cabassi, CIPH]

ARTICOLO DIVULGATIVO SU TLE (in francese)

Per chi legge il francese, qui:

http://documents.irevues.inist.fr/bitstream/2042/23631/7/meteo_2009_64_20.pdf

è disponibile l'articolo di divulgazione scientifica

Soula, Serge; & Van der Velde, Oscar (2009, février). Phénomènes lumineux transitoires au-dessus des orages: observation et conditions de production. La Météorologie 64, 20-31

L'articolo è corredato da alcuni video disponibili qui:

http://documents.irevues.inist.fr/handle/2042/23631?mode=full

[comunicazione Roberto Labanti]

giovedì 16 aprile 2009

I PRECURSORI SISMICI LUMINOSI: nota retrospettiva storica di Cristiano Fidani

La tragedia del terremoto in Abruzzo ha riaperto, come accade dopo ognuno di questi eventi catastrofici, un dibattito (immobile, almeno a livello dei media, giornali e televisione) che tende a focalizzarsi sugli aspetti sensazionalistici del momento senza andare in profondità di quanto parte degli studi sui terremoti sta mettendo in luce in ambito scientifico.
Vi è una lunga tradizione di studio dei precursori sismici, che l'esperto Cristiano Fidani riprende puntualmente con dovizia di dati storici sulle pagine web del CIPH.
In questi studi per la compresione di queste anomalie elettromagnetiche una buona parte assume inportanza la validazione di certe testimonianze di luci e luminosità, prima durante e dopo il sisma (EQL).
In questa nota Fidani fa specifico riferimento alle luci sismiche di Reggio Calabria e Messina a cento anni dal terremoto del 28 dicembre 1908:

http://www.itacomm.net/EQL/2009_Fidani-nota.pdf

Dalla comprensione dei meccanismi complessi di innesco dei terremoti e dalla validazione e correlazione dei diversi precursori sismici, si potrà giungere un giorno alla previdibilità dei terremoti.

[redazione Nico Conti; fonte Renzo Cabassi, CIPH/SOSO]

mercoledì 8 aprile 2009

L’EDIFICIO CHE RESISTE AI TERREMOTI (comunicazione IVALSA CNR)

Premessa
La tragedia del terremoto, non ancora conclusa, in Abruzzo, sta attirando l'attenzione di tutta l'opinione pubblica sui modi per prevedere e per far fronte ai terremoti.
Il nostro CIPH è sempre stato attento allo studio dei precursori sismici (con particolare riferimento alle cosiddette luci sismiche, EQL).
Sappiamo che sui precursori sismici vi è un enorme lavoro di ricerca da fare, già a partire dal fatto di dimostrarne scientificamente l'esistenza, catalogarli, monitorarli, e fare correlazioni statistiche, e sappiamo anche che pochi studiosi nel mondo (con molti dei quali siamo in contatto) stanno sviluppando da anni un lavoro difficile, e talvolta ignorato, in questo campo.
In attesa che maggiori risorse vengano dedicate alla comprensione e previdibilità dei terremoti, poniamo la nostra attenzione sui modi nuovi di costruire.
Ancora una volta gli italiani dimostrano di "saper fare"; allego una comunicazione del IVALSA CNR, a proposito della "casa di legno" (in realtà parliamo di tecnologie del legno).

[Nico Conti]

L’EDIFICIO CHE RESISTE AI TERREMOTI

Si chiama Sofie (Sistema Costruttivo Fiemme) la casa – di legno – che resiste ai terremoti. Un prototipo messo a punto da Ivalsa-Cnr insieme alla Provincia di Trento e testato con successo un anno fa in Giappone. Un progetto tutto italiano che potrebbe cambiare il modo di costruire le case in tutto il mondo

Il tragico episodio avvenuto in Abruzzo dimostra quanto possa risultare imprevedibile e distruttivo un terremoto, ma evidenzia anche in modo inequivocabile la necessità di applicare efficaci criteri di sicurezza alla progettazione degli edifici per prevenire la perdita di vite umane e salvaguardare il patrimonio abitativo. Eppure forse non tutti sanno che le conoscenze e le tecniche esistono già, e possono non essere affatto costose.
La conferma viene dai laboratori dell’Istituto nazionale di ricerca sulla prevenzione disastri (Nied) di Miki, in Giappone, dove alla fine del 2007 una casa di legno di sette piani e 24 metri di altezza realizzata dall’Istituto per la valorizzazione del legno e delle specie arboree del Consiglio nazionale delle ricerche (Ivalsa-Cnr) di San Michele all’Adige (Trento) ha resistito con successo al test antisismico considerato il più distruttivo per le opere civili: la simulazione del terremoto di Kobe (magnitudo 7,2 sulla scala Richter), che nel 1995 provocò la morte di oltre seimila persone.
Mai prima al mondo una struttura interamente di legno e di tali dimensioni aveva resistito a una simile forza d’urto. Il test è il risultato finale di studi e ricerche durate cinque anni che hanno individuato nella combinazione di materiali e connessioni meccaniche del prodotto “Sofie” la tecnica costruttiva ideale contro i terremoti. Si tratta di un sistema (detto anche X-Lam, Cross Laminated Timber) ideato una decina d’anni fa in Germania ma sviluppato e perfezionato in Italia, che si basa sull’utilizzo di pannelli lamellari di legno massiccio di spessore variabile dai 5 ai 30 centimetri incollati a strati incrociati.
La ricerca condotta da Ivalsa-Cnr, grazie a un progetto di ricerca finanziato dalla Provincia autonoma di Trento, ha dimostrato in modo definitivo l’assoluta affidabilità e sicurezza, oltre al valore aggiunto in termini di comfort abitativo, risparmio energetico e rispetto per l’ambiente, del legno come materiale per l’edilizia: una valida alternativa ai metodi costruttivi tradizionali, in acciaio o muratura, e soprattutto un’alternativa economica, visto che, a parità di costi, le prestazioni e i rendimenti sono migliori. Il test effettuato al Nied di Miki sulla casa a sette piani segue un’analoga prova condotta dall’Ivalsa-Cnr nel luglio 2006, sempre in Giappone, su una casa di tre piani, e una simulazione di incendio nella quale l’abitazione è riuscita a conservare intatte le sue proprietà meccaniche e inalterata la propria struttura portante dopo oltre un’ora di fuoco.
Il primo esempio di rigorosa applicazione della tecnologia Sofie a un edificio pubblico è in fase di realizzazione a Trento, con un collegio universitario di 5 piani che ospiterà – in piena sicurezza – circa 130 studenti.

Fotografie e video del test sono disponibili nell’apposita sezione su www.progettosofie.it e su http://www.youtube.com/watch?v=pI3tMQ20mzs, altri filmati su richiesta.

San Michele all’Adige, 7 aprile 2009

Chi: Istituto per la Valorizzazione del Legno e delle Specie Arboree del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Ivalsa-Cnr)
Che cosa: Test antisismico SOFIE (progetto Sistema Costruttivo Fiemme) su casa di legno a sette piani
Contatto: Maria Giovanna Franch, Ivalsa-Cnr, Tel. 0461 660220 – 349 8040498, e-mail franch@ivalsa.cnr.it

[info: Renzo Cabassi, CIPH; fonte: IVALSA CNR]

martedì 3 marzo 2009

LUCI IN ADRIATICO [di Renzo Cabassi]

La recente segnalazione di un astrofilo di Pesaro ha fatto dire ai media locali: "Tornano le 'Luci anomale in Adriatico'". Una evidente esagerazione giornalistica per poter titolare una notizia non ricchissima di particolari e dettagli e così renderla appetibile.
I fatti: l'ingegner Giovanni Panzieri, del Gruppo astrofili pesarese, segnala di aver osservato almeno una ventina di forme luminosissime, che si accendevano, anche a grappoli, per poi sparire dopo pochi secondi. Erano circa le 19.15 di mercoledi 25 febbraio, ma lasciamo la parola a Panzieri: "Stavo facendo una passeggiata in spiaggia con il cane insieme ad amici... quando ho visto accendersi in cielo per 2 o 3 secondi una luce di colore rosso-arancio in direzione nord ovest, nei pressi della costellazione di Cassiopea. Ho subito indicato agli amici l'area in cielo e proprio in quel momento ne abbiamo viste accendersi altre 2... Per circa mezz'ora il fenomeno si è ripetuto e per più volte, tanto che ho contato 18 luci, alcune anche a gruppi di 3 contemporaneamente. Avevano una magnitudine negativa [in astronomia più una luce è intensa più acquista un valore espresso in numeri decrescenti, il valore "negativo" indica astri luminosi: Venere è nelle migliori condizioni -4, n.d.r.]: la loro luminosità era simile a quella di Venere. Erano visibili ad altezze variabili, tra le costellazioni di Cassiopea e dell'Orsa Maggiore. Le ultime sono apparse basse sull'orizzonte alle 19.45. Poi più nulla".

Secondo la cronaca locale de Il Resto del Carlino, edizione di Pesaro, del 27 febbraio, sarebbe stato lo stesso ingegnere-astrofilo a collegare ciò che aveva visto alle 'luci anomale in Adriatico', ma di queste luci "luci anomale" né il cronista né l'astrofilo hanno dato maggiori informazioni, lasciando così molti lettori un po' perplessi. E anche confusi.
Perchè se vogliamo essere precisi, con "luci anomale in Adriatico" ci dovremmo riferire alle segnalazioni nel lontano 1978-1979 dei marinai, della Marina militare, e dei pescatori che segnalarono più volte la fugace presenza "in acqua" di globi luminosi, accompagnati, alcune volte, da colonne d'acqua anche di una certa rilevanza, aumento del moto ondoso e, almeno una o due volte, presenza di globi di luce in superficie anche ad alcuni metri dal livello dell'acqua. Ciò provocò in quegli anni l'interesse dei media, ma anche dello Stato Maggiore Difesa, che se ne occupò con alcune inchieste specialmente su "casi" dove si ebbe anche un "target" radar non meglio definito e difficilmente identificabile per la sua brevissima durata.

Quasi vent'anni dopo, nel 1997, altri due astrofili che operavano in collaborazione con i loro colleghi dell'osservatorio Copernico di Saludecio, osservarono piccoli globi luminosi attorno al promotorio di Gabicce (PU).

Il 15 gennaio 1997 alle ore 20:30, apparvero in sequenza tre globi luminosi, per una durata di circa 5/6 seccondi, e poi scomparvero. Dopo circa 10 minuti un altro evento luminoso, più esteso e spettacolare coinvolse i due astrofili che lo descrissero come una sequenza di 5 globi molto più luminosi dei precedenti, scomparendo immediatamente dopo la loro apparizione. La sera seguente, 16 gennaio, alle ore 20,15 dall'osservatorio di Saludecio riuscirono a riprendere con due fotocamere una luce che riapparirà poi altre 4 volte in un ora in punti diversi del cielo, verso l'orizzonte ad una quarantina di gradi d'altezza.
[maggiori dettagli http://www.copernico-online.org/cross.asp]

Si tratta, come il lettore avrà compreso, di eventi sporadici nell'arco di vent'anni che hanno elementi in comune (i "globi di luce") ma anche elementi diversi (in acqua, sul pelo del mare, in alto in cielo; lenti, veloci; con vita relativamente lunga ma anche a vita brevissima...).
Il CROSS-Project, Copernico Radio and Optical Skywatching System, dell'osservatorio di Saludecio, sorse per monitorare la volta celeste per eventualmnte rilevare eventi simili nel 1997, ma operò solo alcuni anni ispirandosi al norvegese Project Hessdalen e collaborando anche con il team del Comitato Italiano per il Project Hessdalen (CIPH). Ma da alcuni anni pare inattivo.

Ancora una volta si evidenzia come Fenomeni Luminosi Transitori in Atmosfera (FLTA) avvengono nel tempo senza soluzione di continuità ma in apparente casualità di periodi dell'anno, ma anche di "comportamento".
La costante rilevata dai ricercatori impegnati sui FLTA è quella della necessità di un monitoraggio continuo e prolungato. Come avviene con la stazione automatica Smart Optical Sensors Observatory (SOSO), in funzione ormai da oltre 5.000 ore dall'inizio del 2007 in prossimità di Bologna. Stazione del CIPH che se non ha ancora rilevato un sicuro ed incontrovertibile evento "anomalo" tra i FLTA, da alcuni anni ha potuto fare entrare l'Italia tra i paesi che hanno registrato straordinari eventi elettrici in atmosfera, chiamati SPRITE (Stratospheric/Mesospheric Perturbations Resulting [from] Intense Thunderstorm Electrification), dando così un contributo alla ricerca in questo settore. La stazione ha rilevato anche numerosisime meteore e sciami meteorici, alcuni bolidi ed anche super-bolidi (meteore luminosissime). Ha partecipato alla realizzazione dell'Italian Meteor and TLE Network divenuta ben presto un punto di registrazione con alcune stazioni per i fenomeni SPRITE. Il Network recentemente ha registrato un superbolide pesumibilmente impattato a Terra nell'alto Lazio e ha organizzato una spedizione alla ricerca di meteoriti provocate dal corpo cosmico.

[articolo di Renzo Cabassi, CIPH, marzo 2009]

RIVISTA COELUM SU ITALIAN METEOR AND TLE NETWORK

La rivista di divulgazione astronomica COELUM dedica all' IMTN, il network costituitosi all'inizio di quest'anno che si occupa di meteore, bolidi e TLE (Transient Luminous Events), un lungo articolo sul numero in edicola firmato da Diego Valeri, Nico Montigiani, Ferruccio Zanotti e da team CIPH-SOSO.
L'articolo "Il nuovo gruppo di ricerca Italian Meteor TLE Network" è soprattutto dedicato al lavoro svolto su bolidi e meteore.




[info CIPH/SOSO]