mercoledì 7 maggio 2008

LUMINOUS TRANSIENT PHENOMENA in the ATMOSPHERE

E' stato aggiornato l'articolo di Giuseppe Stilo, "LTPA. L'area dei fenomeni di interesse del CIPH" sul sito del Comitato Italiano per il Project Hessdalen.
Abstract
L’espressione LTPA (Luminous Transient Phenomena in the Atmosphere) è un’etichetta creata per raggruppare le numerose manifestazioni che costituiscono l’oggetto d’interesse del Comitato Italiano per il Progetto Hessdalen. Gli LTPA sono caratterizzati dal fatto di presentare ricadute potenziali più o meno elevate per l’insieme delle conoscenze finora acquisite dalle scienze naturali, ossia da gradi diversi possibili di “anomalia scientifica”. L’elenco presentato non ha carattere esaustivo, trattandosi di un insieme aperto, ma già adesso include ventuno tipologie o aree di studio tutte segnate da una sigla convenzionale e definite in modo sommario nell’articolo. L’autore ricollega inoltre gli LTPA al più vasto e contraddittorio insieme degli UAP (Unidentified Aerial Phenomena), cui spesso sono stati assimilati quelli che da ormai molto tempo sono noti col nome popolare di “UFO” ed a cui a volte sono stati associati addirittura parte degli LTPA. Anche se in modo sporadico e fra molte resistenze, in letteratura scientifica figurano parecchi esempi che suggeriscono l’interesse che gli UAP potrebbero rivestire per l’acquisizione di nuove conoscenze in vari ambiti specialistici.

martedì 6 maggio 2008

IL JOURNAL OF SCIENTIFIC EXPLORATION RENDE DISPONIBILE LA SUA RIVISTA IN PDF

La rivista americana Journal of Scientific Exploration pubblicata dall'associazione Society of Scientific Exploration (creata dal fisico Peter A. Sturrock, nel 1982), rende in questi giorni disponibili i numeri della sua rivista (iniziata nel 1987) in formato PDF.
La rivista JSE dedita alle analisi scientifiche di anomalie quali Ufo, criptozoologia, parapsicologia, etc. ha publicato negli anni articoli di interesse notevole (non sempre di identico livello e cura) svolgendo il lavoro assai raro di tracciare uno "stato dell'arte" su questi argomenti di confine, che comunque pongono problemi alla scienza e al nostro modo di costruire la realtà.
Per chi vuole scaricare la serie di numeri di JSE disponibili, l'URL è la seguente:
La rivista ha avuto modo in diverse occasioni di trattare, tra gli altri argomenti di nostro interesse, il fenomeno di Hessdalen (vedi ad es. articoli di Massimo Teodorani e Matteo Leone).
L'associazione organizza anche un meeting annuale SSE, ed uno biennale in Europa.
Si ricorda ad esempio l'ultimo 7th Biennial European Meeting 17 e1 9 agosto, 2007, Roros, Norvegia, dove alcuni componenti del comitato CIPH hanno presentato il progetto SOSO.

sabato 3 maggio 2008

EXTRATERRESTRI. STORIA DI UN'IDEA DALLA GRECIA AD OGGI [recensione]

Il libro di Fantoli, "Extraterrestri", è senza dubbio un libro abbastanza raro nel panorama italiano; per l’argomento e lo stile chiaro del suo autore avrebbe potuto comportare anche qualche pagina in più senza rischiare di appesantire il lettore.
L’autore riconosce una serie di contributi di studiosi di lingua inglese che lo hanno anticipato negli ultimi vent’anni, tra i quali rileviamo in particolare Steven J. Dick e Michael Crowe (1).
Fantoli ritorna sul fatto che il dibattito sull’abitabilità dei mondi sia molto antico e risalga a molto prima della possibilità di avere ottenuto un qualche dato strumentale in astronomia, e già all’antica Grecia e alla "filosofia naturale".
Questo dibattito, che cerca da tempo di determinare la possibilità di trovare altra vita intelligente fuori dal nostro pianeta, ha sempre avuto come riferimento primo le diverse visioni dell’universo, ovvero tutto ciò che stava oltre l’atmosfera terrestre.
In altre parole da un universo relativamente piccolo e finito si è passati ad un universo via via più grande che, se non infinito era più grande e dotato di una quantità di corpi celesti maggiore di quanto si fosse precedentemente ritenuto, fino l’universo attuale, immenso e, anche se finito, in espansione.
Una correlazione diretta tra il modo di interpretare l’universo e l’idea di "extraterrestri" anche se sottintesa da Fantoli, è ben presente in tutta la sua analisi lungo questo dibattito che attraversa la storia.
Aristotele, definendo un universo finito, di piccole dimensioni e vuoto, con una fisica dei corpi celesti separata completamente dai corpi terrestri, detti "sublunari", e con la Terra immobile al centro e gli altri corpi celesti fatti di etere o quint’essenza, negava una pluralità di mondi e al tempo stesso privava il suo universo della possibilità di altri abitanti che noi.
La sua filosofia naturale, che avrà un enorme successo grazie alla sua sintesi totalizzante, avrà però come risultato di annientare la discussione filosofica circa la possibile esisteva di altri mondi; il problema sopravviverà praticamente solo nella letteratura greca tardiva (Luciano di Samosata) e si dovrà aspettare Plutarco ("De facie in orbe Lunae") per avere le prime considerazioni sull’abitabilità della Luna.
La diffusione del cristianesimo nell’Impero Romano pose il problema di conciliare il patrimonio greco-ellenistico con la visione del mondo presente nella Bibbia.
Si stabilì che i filosofi ed i letterati greci, pur non avendo avuto la luce della Rivelazione erano stati comunque capaci di muoversi in direzione della verità.
Filosofia, scienza e cultura pagane, rappresentate dall’aristotelismo, potevano essere purificate da certi errori come ad es. la negazione dell’immortalità dell’anima: nasceva la filosofia "ancella della teologia" e questo soprattutto quando, nel 1231, papa Gregorio IX ordinò che i "perniciosi" trattati di Aristotele venissero purgati dei loro errori grazie ad una commissione pontificia.
Pochi anni dopo Tommaso d’Aquino si poneva il problema della possibilità che Dio potesse creare altri mondi, uguali o dissimili al nostro, ma poi affermava che se fossero stati del tutto simili sarebbero stati anche "superflui", mentre la bontà del mondo consisteva nel fatto che appunto "esso è uno".
Questa idea ebbe largo spazio anche nel secolo successivo.
La considerazione della possibilità di altri mondi era impedita dal punto di vista teologico poiché la Rivelazione parla della creazione di un solo mondo da parte di Dio.
Questo impedimento cristiano ad un universo diverso da quello che in realtà verrà definendosi nei secoli successivi, si protrarrà nell’ambito della Chiesa senza eccessive modifiche fino alla soglia dei nostri giorni.
Tale aspetto viene rilevato lungo tutto il libro di Fantoli, ma sarebbe stato bene sottolineare che fino a quel momento non si era trattato di uno scontro tra pensiero religioso da una parte e pensiero scientifico dall’altra e che questo dibattito, per svilupparsi in un lungo arco di tempo, non aveva avuto bisogno o possibilità di separare alcun dato empirico.
Anche se Fantoli sottolinea che il problema teologico si farà più rilevante dopo la "rivoluzione copernicana" e le scoperte di Galileo col cannocchiale (con la conseguenza di porre più forte il problema della possibilità di esseri intelligenti su altri mondi), l'autore non precisa che non siamo di fronte a due tipi di pensiero in opposizione, ma solo allo scontro di due pensieri "magici" che in diverso modo anticiperanno quella che definiamo "l’era moderna".
Da un lato la Chiesa fino alla prima parte del ‘600 (ed anche un po’ oltre) si era impegnata a sbarazzarsi di ogni tradizione religiosa popolare (intesa come superstitiones), un esempio tra tutti la caccia alle streghe, mentre dall’altro la scienza, per diventare sperimentale, aveva posto le sue radici sulla tradizione ermetica e la magia rinascimentale: sono entrambi elementi determinanti che preparano la "modernità".
E suona appunto strano che Fantoli non usi mai termini come "ermetismo" o "magia rinascimentale" in riferimento a certi studiosi che introdurranno la nuova visione copernicana (Cusano, Bruno e Copernico stesso).
Soprattutto quando parliamo della scienza del periodo compreso tra il XVI sec. ed il XVII sec., non possiamo evitare di parlare di alta magia, di ermetismo, di cabala, alchimia, di magia colta contrapposta a magia popolare, etc.
Fino a quel periodo l’idea dell’abitabilità di altri mondi era stata una discussione di diverse filosofie e teologie, mentre nel Rinascimento, diventa un argomento per affrontare criticamente la scolastica di Aristotele e, allorquando saranno sviluppati nuovi mezzi di osservazione del cielo, l’idea sarà velocemente integrata nella "nuova scienza".
Questa della possibilità di altri mondi era stato uno degli elementi del pensiero eretico e magico che portò Giordano Bruno sul rogo.
Ci sembra che Fantoli esprima, lungo tutto il suo testo, un certo razionalismo rassicurante, tendente a dare della scienza l’idea di qualcosa di nettamente separato da ciò che definiamo oggi "irrazionale" (folklore, soprannaturale, magia, parascienze etc.) mentre sappiamo che, se vogliamo davvero comprendere come si produce scienza, dobbiamo parlare non di separazione ma di confine.
Fantoli definisce Cusano come: "il primo pensatore che ebbe l’audacia di parlare di altri mondi, non su un piano di astratta speculazione, ma come un fatto di ragione", e poche righe oltre come "un uomo di larghi interessi culturali, dalla matematica alla biologia, dalla filosofia alla teologia e alla mistica" (p. 31), infine come colui che "annuncia un nuovo modo di pensare che sarà proprio del Rinascimento e mostra una sorprendente libertà di pensiero anche nei confronti dei problemi teologici…" (p. 35).
Una certa ambiguità è mostrata pure nel dettagliare in termini generici la figura e la visione di Bruno quando ad esempio scrive: "Sarà solo l’impenitenza ostinata di Bruno, a proposito delle sue concezioni filosofiche a costituire per i giudici [dell’Inquisizione], alla fine del processo, una prova anche della realtà dei suoi errori teologici, inseriti in blocco nella sentenza di condanna" (p. 43).
Unico riferimento diretto al pensiero magico di Bruno (parlando del "doppio volto del pensiero bruniano") è quando cita Koyré ("From the Closed World to the Infinite Universe", 1957): "La visione del mondo di Bruno è vitalistica, magica. I suoi pianeti sono esseri animati che si muovono liberamente attraverso lo spazio proprio come quelli di Platone o di Patrizi. Bruno non è in alcun modo una mente moderna. Eppure, la sua concezione è così potente e così profetica, così razionale e poetica insieme, che non possiamo non ammirarla e ammirare lui. Ed essa ha – almeno nelle sue caratteristiche formali – così profondamente influenzato la scienza e la filosofia moderne che non possiamo che assegnare a Bruno un posto importantissimo nella storia della mente umana".
Ben diverso e chiarificante, su Bruno e Copernico, è quanto scrive la storica Yates: "Alcune forme di eliocentrismo furono già note nell’antichità e lo stesso Copernico aveva citato certi suoi predecessori. Ma questa verità del passato che ora vien fatta rivivere e di cui il Nolano [Bruno] è il profeta non è l’eliocentrismo inteso in senso astronomico o come ipotesi matematica. Lo stesso Bruno spiega che la sua penetrazione dell’universo si spinge molto più a fondo di quella dei semplici matematici. Eppure neanche Copernico era stato soltanto un matematico, poiché aveva citato, vicino al suo diagramma del nuovo sistema, le parole di Ermete Trismegisto col sole come dio visibile contenute nell’Asclepius. Qui sta la chiave per intendere la posizione di Bruno; la visione che viene elaborata dal Nolano è una nuova interpretazione ermetica della divinità dell’universo, una gnosi sviluppata" (2).
In conclusione Bruno prevede un universo infinito ed eterno dove le stelle sono altrettanti Soli, circondati da pianeti, visti come "animali", e questi mondi sono abitati come il nostro, ed infine l’origine di ogni movimento è da cercarsi nell’"anima del mondo".
E’ infine Copernico che cambia l’universo e non solo quello, Koyré aveva anche affermato che: "dopo Copernico, e solamente dopo Copernico, l’uomo non è più al centro del mondo".
Il sociologo Lagrange aggiunge: "Le grandi rivoluzioni scientifiche introdotte dopo Copernico, come sappiamo grazie a Darwin o all’etnologia, hanno rinforzato questa immagine di un universo retto da un principio di banalità: non solamente non siamo più al centro dell’universo, ma l’Uomo non è più neppure in cima all’intelligenza. Noi occupiamo un posto intermedio nell’ordine delle forme di intelligenza. Noi non siamo più soli, ma soprattutto non siamo più i primi" (3).
Con una tale serie di conseguenze storiche, che hanno una loro forte influenza fino ai giorni nostri, è difficile poter trascurare le reali origini di una visione che ha talmente cambiato il nostro modo di vedere il mondo.
Grazie a Galileo, ed al suo cannocchiale, la nuova concezione dell’universo di Copernico si evidenzia e si avvicina indicando nuove possibilità.
E’ interessante allora, a mio avviso, tutta la prima fase di discussione attorno alla possibilità che il suo cannocchiale potesse ben definire oggetti come navi posti all’orizzonte ma non oggetti celesti.
Siamo di fronte ad un nuovo modo di vedere la realtà e di costruire i fatti fisici, che ha anche conseguenze sul dibattito dell’abitabilità dei mondi.
Galileo inizia a paragonare le cavità e le depressioni viste sulla Luna assimilandole alle valli terrestri, aprendo la possibilità di vita a vegetazione ed esseri viventi, e Keplero comincia a porsi il problema se queste conformazioni siano opera della natura o della mano di creature viventi, intelligenti.
Ne seguirà una disputatio tra diversi studiosi, come ad esempio La Galla, che negavano la possibilità di montagne lunari, e le pensavano dovute ad una illusione data da minore o maggiore densità dell’etere lunare.
Se noi isoliamo questa discussione dalla critica allo strumento galileiano (i difetti del suo cannocchiale) si potrà difficilmente vedere che tale disputa non è una semplice contrapposizione tra logicità galileiana e illogicità degli altri.
Più tardi Newton (pur non avendo trattato direttamente di altra vita all’esterno della Terra) darà il più grosso contributo (dopo Copernico, Galileo e Keplero) a tale possibilità: la sua legge di gravitazione universale implica infatti che le leggi fisiche valide sulla Terra lo siano anche in cielo ed ora le stelle possono avere sistemi planetari, come il Sole, con tutte le conseguenze.
Fantoli illustra molto dettagliatamente questa lunga serie di analisi discordi tra studiosi, circa l’abitabilità dei mondi, che a partire dagli inizi del 600, fin quasi alla fine del secolo, riguarderà l’esclusivo dominio di un numero limitato di uomini di scienza.
La possibilità di vita su altri pianeti sarà l’ipotesi che avrà maggiore successo in paesi come l’Inghilterra e la Francia, rispetto al resto d’Europa dove il contesto teologico cristiano continuerà a fare da freno (vedi ad esempio le opere di Cartesio messe all’indice).
Come si può ben vedere l’invasione degli extraterrestri del nostro mondo concettuale, non è repentina, ma avviene con avanzate e ritirate all’interno dei paradigmi degli scienziati.
Fontanelle avrà il merito di diffondere questo dibattito per la prima volta anche tra il pubblico colto (francese ed europeo) esprimendo la sua visione illuministica della "pienezza" della natura, che non aveva più bisogno di un pensiero religioso in senso stretto.
Con il suo "Entretiens sur la pluraralité des mondes" Fontanelle ebbe un successo di lettori anche in Italia, ed in questo Fantoli vede un indebolimento dell’influenza della Chiesa Cattolica.
Nello stesso periodo è l’astronomo olandese Huygens, che sostenuto da nuovi strumenti più potenti, avanza ulteriori ipotesi sulla vita intelligente nell’universo, ma nel contempo sposta l’idea un po’ oltre le immediate vicinanze della Terra: le osservazioni migliori della Luna (nessuna traccia di atmosfera) fanno subentrare una certa delusione sulla possibilità di "planetari" (abitanti di altri pianeti).
L’universo diventa più grande del previsto, ma nei paraggi della Terra cominciamo a perdere potenziali vicini di casa.
Per tutto il 700 la possibilità di mondi abitati non fu praticamente messa in dubbio e vi era anche chi pretendeva, vedi Herschel lo scopritore di Urano, l’abitabilità del Sole (dove le macchie solari sono grandi finestre dalle quali si affacciano i suoi abitanti) e di tanti pianeti del sistema solare e della Luna (nonostante gli indizi a sfavore) ed delle stelle.
Si fa largo il principio di analogia.
Tra alcuni studiosi si farà strada l’idea che identiche temperature dei corpi celesti offrano la possibilità di avere mondi abitati dagli stessi vegetali ed animali
Quando poi alla fine del secolo Heinrich, Lambert, Wright e Kant, considereranno la Via Lattea come un effetto ottico causato da un ammasso di stelle, l’universo subirà una ulteriore espansione.
Ovviamente persistevano resistenze tra gli studiosi cristiani per questo accumularsi di cambiamenti di paradigma che andavano tutti contro la parola divina.
Invece l'800 vira verso un "giustificato" scetticismo della scienza. Le osservazioni sempre più accurate della Luna cominciano a mostrare seri impedimenti alla vita dei "seleniti": Bessel constata definitivamente la mancanza di una sensibile atmosfera lunare.
A partire dal 1850, come precisa Fantoli: "i dubbi sull’ipotesi dei mondi abitati si sono venuti facendo sempre più forti" (p. 174).
Whewell, contrariamente ad altri studiosi, inizia a sostenere tra le tante l'idea che le nebulose sono ammassi di materia incoerente e gassosa.
Nonostante la cautela che si installa in quel periodo, il pluralismo dei mondi sarà comunque "la visione più generalmente accettata, nel mondo intellettuale e anche religioso inglese" (p. 177), ragion per cui vi furono immediate reazioni al lavoro di Whewell.
Nel 1859 irromperà Charles Darwin con "On the Origin of Species by Natural Selection".
Come sappiamo non si tratta di astronomia, ma ribaltando ogni concezione di intervento divino in campo biologico, le conseguenze si faranno sentire in tutto l’universo.
Il formarsi della vita, a partire dalla materia non vivente, e la sua evoluzione, aprivano possibilità di vita in ogni pianeta che disponga di condizioni più o meno simili alla Terra.
Pochi anni dopo Pasteur ci sbarazzava delle teorie sulla generazione spontanea dal fango e dalla materia in putrefazione, ed anche questo influenzerà il dibattito.
In ultimo il principio di analogia (fino ad allora solo supposto) viene confermato dalla tecnica spettroscopica (basata sulla diffrazione della luce mediante prismi e reticoli) messa in atto dal fisico tedesco Kirchoff e dal chimico Bunsen.
Nasce l’astrofisica delle stelle.
Più tardi l’astronomo inglese Huggins verificando lo spostamento verso il rosso delle righe spettrali della stella Sirio ne dedusse, correttamente, che si trattava di un effetto Doppler e che la stella si allontanava dalla Terra: le stelle fisse non erano più tali ed al tempo stesso diventavano sistemi simili al nostro dove la vita era possibile (anche se poi Huggins avrebbe fatto più tardi qualche passo indietro circa questa possibilità).
Nel 1859 era stato l’astronomo gesuita romano Angelo Secchi, a compiere una completa analisi spettrale del sole e di 400 stelle e a mostrarsi un sostenitore del pluralismo (con forti critiche in seno al suo Ordine Religioso, calmierate dai suoi buoni rapporti con papa Pio IX).
Il problema teologico viene risolto da Secchi supponendo che tra gli extraterrestri non vi sia stato il peccato.
Quindi nel 1869 l’astronomo francese Janssens, già pluralista per gli stessi motivi tecnici di Secchi, annuncia la scoperta di acqua grazie ad uno spettro di Marte.
Quelli sono pure gli anni della divulgazione dell’astronomia presso il pubblico colto che, grazie all’americano Proctor ed al francese Flammarion, verrà a conoscenza delle nuove "prove" della vita extraterrestre.
Assistiamo così alla popolarizzazione della scienza e al tempo stesso alla diffusione dell’idea della pluralità dei mondi abitati.
Il vapore acqueo "riscontrato" nell’atmosfera Di Marte, nonché le sue calotte di ghiaccio, ne facevano un ottimo candidato alla vita extraterrestre, e di fatto gli abitanti della Luna cominciavano a fare i bagagli per trasferirsi su Marte: gli strumenti scientifici avevano spostato più lontano le possibilità abitative degli extraterrestri.
Fantoli descrive molto bene questi passaggi ma stranamente, pur titolando il suo libro "Extraterrestri", non dedica neanche una riga per definire la nascita del termine per noi oggi così popolare.
Eppure il termine extraterrestre appare per la prima volta in Francia, proprio in quella metà di secolo, anche se non nasce per definire qualcosa al di là dei confini terrestri. E’ utilizzato invece per descrivere qualcosa di non terrestre, sinonimo di sopraterrestre e quindi simile al termine soprannaturale.
Solo nella seconda metà dell’’800 verrà utilizzato in astronomia dando al prefisso "extra" il senso di "fuori di", ed è proprio Flammarion uno tra i primi ad utilizzarlo nel senso di "umanità extraterrestre" e "popoli extraterrestri".
Più tardi nella seconda metà del 900 questa definizione, come vedremo, si consoliderà.
Afferma il sociologo Jean-Bruno Renard a proposito di questa trasposizione terminologica del termine: "E’ chiaro quindi che la parola "extraterrestre" sia passata successivamente da un’accezione spiritualistica ad una cosmologica per approdare poi a un sincretismo scientifico-religioso. Questa evoluzione semantica riassume il percorso del pensiero occidentale di fronte al cielo" (4).
Non è possibile quindi fare una analisi di questi cambiamenti di paradigmi scientifici dimenticando il contesto culturale in cui tutti questi elementi sono emersi.
La notizia, del 1864, del giornale Le Pays che annunciava il ritrovamento di un aerolito marziano in fondo a una miniera con all’interno la mummia di un marziano (simile ad un essere umano di un metro e trenta e proboscide al posto del naso) non può essere dissociata dal dibattito scientifico e dalla lunga disputa sui "canali di Marte" identificati da Schiaparelli nel 1877.
Mentre si amplia il dibattito mondiale sulle osservazioni di Schiaparelli e a proposito dei suoi voli a cavallo dell’Ippogrifo, con i quali annunciava le attività di costruzione dei "marziali", succedono anche altri fatti quali la nascita di una letteratura fantastica e di anticipazione scientifica (uno tra i tanti racconti quello della "Guerra dei Mondi" di Wells) o le notizie tra il 1896 ed il 1897 di una invasione del territorio americano da parte di misteriose airships, strani vascelli aerei di cui spesso i testimoni ed i giornali sospettano l’origine extraterrestre.
Fantoli non ne accenna, come se queste cose nella società non possano avere influenza sulle visioni della scienza, e viceversa.
L’autore si permette quindi una serie di lacune storiche, forse per poter meglio proporre l’idea, un po’ scientista, che tutto sommato gli extraterrestri (ammesso che ci siano) sono un fatto che riguarda e dovrà riguardare solo gli uomini di scienza chiusi nei loro osservatori, laboratori, e biblioteche.
Gli extraterrestri sono entità scientifiche da far manipolare unicamente alla ragione degli scienziati e da questi tenuti a debita distanza nello spazio profondo, al presentarsi del minimo indizio di possibilità di vita esterna alla Terra: non è semplicemente un’idea di scienza rassicurante ma anche l’affermazione di una scienza elitaria completamente separata dal resto della società.
Ma non dobbiamo vedere Fantoli operare una censura volontaria, si tratta di una cultura oggi radicata tra i professionisti della scienza che tendono a dare di loro un’idea di razionalità trionfante che però non si ritrova, così come viene mitizzata, le volte che il tema viene approcciato dai sociologi.
E’ probabilmente il Fantoli laureato in astronomia, che non lo studioso di filosofia, a darci questa descrizione un po’ riveduta e corretta del progresso scientifico e del suo incalzante ed abbastanza ordinato procedere; sintomaticamente, questo tipo di pensiero potete ritrovarlo più o meno identico in altri lavori, come ad esempio quello di qualche anno fa dell’ordinario di fisica Elio Sindoni sempre in tema di extraterrestri (5).
Immagino che la maggior parte degli uomini di scienza contemporanei considerino un errore tutto il dibattito che si sviluppò sui canali di Marte ed i loro costruttori, quindi non un modo per progredire nella conoscenza ma una deriva nell’irrazionalità.
E, che dire allora dell’astronomo Flammarion e della sua amicizia nel 1898, con Allan Kardec, il fondatore dello spiritismo, una religione basata sui tavolini che si muovono?
Potremmo anche escludere questo aspetto imbarazzante dal nostro tema se Flammarion non avesse unito l’astronomia e le rivelazioni dei tavolini delle sedute spiritiche, cercando di far sì che l’astronomia approfittasse del progresso di quella che per lui era una nuova "scienza".
Egli infatti propose di comunicare con i marziani attraverso la telepatia, ovvero "le onde psichiche".
Spiega Lagrange: "la metapsichica sembrava, non un scivolamento al di fuori della scienza, ma al contrario come la tappa successiva verso una astronomia ancora più vicina alla realtà che essa studia" (6).
Ciò fa di Flammarion un cattivo scienziato? Anche se il dibattito sulle "anomalie" di Marte si concluse qualche anno dopo, nel 1909, soprattutto per il lavoro di Antoniadi che dimostrò che i canali non erano artefatti marziani, non dobbiamo dimenticare che molti scienziati tra cui Antoniadi stesso, erano ancora persuasi che il pianeta rosso fosse abitato.
Solo a seguito delle analisi spettroscopiche di Campbell si considererà la vita su quel pianeta impossibile.
Si può ritenere che certo scetticismo attuale abbia la sua causa nelle delusioni conseguenti alle grandi aspettative di scoperta e di comunicazione con mondi abitati di allora.
Fantoli afferma che: "oggi siamo liberi (per quanto possibile) dalle pure speculazioni e fantasie che hanno contraddistinto le concezioni del passato" (p. 203).
Siamo di fronte ad una illusione di modernità: la scienza di ieri era fatta di speculazioni e fantasie, quella di oggi solo di moderna razionalità.
Chissà quante volte gli scienziati del passato si sono ritenuti moderni e in lotta contro la barbarie dei tempi precedenti! Ci si dovrebbe invece convincere che "non è che puro mito l’idea di una scienza pura di ogni mito" (7).
In conclusione, parlando dell'oggi, e del dibattito ancora in essere sull’esistenza di extraterrestri, non possiamo isolare su due fronti opposti gli scienziati del SETI, che coi loro radiotelescopi ascoltano una piccola fetta di universo, ed il contesto Ufo (post-1947) fatto di governi, di militari, di testimoni, e di ufologi, spiegando che il primo è "il solo mezzo" per provare l’esistenza degli extraterrestri (p. 233), mentre per quanto riguarda il secondo è sufficiente ignorarlo.
Il problema in fondo è che gli scienziati, nonostante il moltiplicarsi di indizi che consentono la vita anche su altri pianeti, hanno dovuto porre i loro extraterrestri sempre più lontano da noi, mentre altri, come ad esempio testimoni ed ufologi, li hanno spesso voluti porre troppo vicini a noi.
A ben vedere, al di là del loro posizionamento, che essi siano qui in visita o chissà su quali lontani confini dell’universo, la maggior parte di noi, scienziati o pubblico, "crede" negli extraterrestri; la differenza di queste due credenze è più in termini di anni luce che di quantità di fatti scientifici messi a disposizione.
Senza questa credenza è impossibile fare ulteriori passi in avanti.

Note
1) Di questi due autori in "Extraterrestri" Fantoli indica le seguenti opere: Crowe Michael J., "The Extraterrestrial Life Debate", Londra-New York, 1986; Dick Steven J., "Plurality of Worlds", Cambridge (MA), 1984; Dick Steven J., "Life on Other Worlds", Cambridge, 1998; Dick Steven J. [editor], "The New Universe, Extraterrestrial life and the Theological Implications", Philadelphia- Londra, 2000.
Per avere uno sviluppo storico completo dell'argomento si veda nell'ordine:
a) Dick Steven J, "Pluralità of Worlds", per il periodo che va da Democrito a Kant.
b) Crowe Michel J, "The Extraterrestrial Life debate", per il periodo 1750-1900.
c) Ed infine (non citato da Fantoli): Dick Steven J., "The biological universe; the twentieth-century extraterrestrial life debite and the limitis of science", Cambridge University Press, 1996.
Dick, a differenza di Fantoli, in "The biological universe", non trascura il dibattito sugli Ufo (pp. 267-320) e ne fa parte integrante del dibattito principale sulla possibilità di vita extraterrestre, senza limitare la questione degli Ufo (e l’ipotesi extraterrestre) ad un semplice fatto di credenza, ed anzi precisa che (in particolare con un picco d’interesse tra il 1965 ed il 1969), l’argomento era stato dibattuto anche dagli scienziati e con diverse opinioni pro e contro.
Conclude sull’ipotesi extraterrestre degli Ufo, lo storico ed astronomo Dick: "Whether or not a true natural phenomenon is trying to reveal itself only the future will tell. But if and when extraterrestrial intelligence is discovered in the distant reach of space, it surely be recalled that for a time in the twentieth century, more than a few Earthlings believed the extraterrestrials had actually frequented the skies of their home planet, crashed or landed, and abducted millions of its citizens" (p. 320).
In altre parole per Dick il declino tra gli scienziati dell’ipotesi extraterrestre degli Ufo, non significa il declino della credenza nella vita extraterrestre.
Tra l’altro Dick non trascura neanche l’influenza nel 900 della letteratura di fantascienza. Nata dalle idee in ambito scientifico circa la possibilità di vita extraterrestre intelligente, la fiction finisce a sua volta per influenzare la scienza. Dick ci ricorda che i pionieri della esobiologia e del SETI sono cresciuti a fantascienza e sono stati spinti alle loro carriere proprio da queste letture: "Having nurtured science fiction, science now recieved in return some of the rewards of imagination" (p. 266).
Potremmo dire che la fantascienza non ha nutrito solo le credenze dei testimoni Ufo ma anche ed in egual misura quelle degli scienziati.
Dick in "Pluralità of Worlds" precisa senza sottolinearlo sufficientemente questo aspetto (che mi sta a cuore nella presente recensione) ossia la natura di credenza della nuova visione del mondo Bruno, Cusano e Copernico: "No small part of that natural philosophy was a strong belief in an infinite number of Earthlike worlds" (p. 63). Su Bruno sottolinea: "…Bruno was a professed Copernican, although his Copernicanism was only a small part of a much broader Hermetic philosophy that viewed Nature in magical and animistic terms" (pp. 64-65 e p. 201).
D’altra parte nel suo famoso "Contro il metodo" (U. E. Feltrinelli, [1975] 2002), il filosofo Paul Feyerabend aveva già dimostrato come l’astronomia moderna e la dinamica moderna non avrebbero potuto progredire senza un "uso scientifico di idee antidiluviane", traendo vantaggio dal pitagorismo e dall’amore platonico per i cerchi, concludendo che la scienza non ha alcun metodo speciale e che la separazione tra la scienza e la non scienza, è artificiale e dannosa per la scienza stessa (pp. 248 e 249).
Per questa dimostrazione Feyerabend, tratta particolarmente il "metodo" Galileo, e seppure le sue pagine non riguardino l’idea degli extraterrestri è interessante vedere come tra errori e modifiche interpretazionali Galileo ci consegni, usando il nuovo strumento del cannocchiale, un nuovo mondo (quello che permetterà l’esistenza di abitanti sulla Luna): "E’ sufficiente dare una rapida occhiata ai disegni di Galileo e alle fotografie di fasi [lunari] simili per convincersi del fatto che nessuno dei caratteri morfologici disegnati… può essere sicuramente identificato con alcun elemento noto del paesaggio lunare"(p. 107).
2) Yates Frances A., "Giordano Bruno e la tradizione ermetica", Biblioteca Universale Laterza, Ed. Laterza, 1985, p. 261.
3) Lagrange Pierre, "Les extraterrestres sont-ils seuls dans l’univers?".
4) Renard Jean-Bruno, "Gli extraterrestri", Edizioni Paoline, 1991.
5) Sindoni Elio, "Esistono gli extraterrestri?", Il Saggiatore-Flammarion, 1997.
Sindoni fa ad es. questa considerazione sul problema degli Ufo: "Coloro che, più di ogni altro, scrutano il cielo con attenzione e competenza sono gli astronomi: come mai nessuno di loro ha mai riportato l’osservazione di un UFO?". In altre parole chi usa la razionalità scientifica secondo Sindoni non vede gli Ufo. Rispondere a questa domanda sarebbe troppo lungo, ma basti pensare all’enorme catalogo che sta raccogliendo lo studioso Giuseppe Stilo proprio sugli avvistamenti di fenomeni aerei non identificati fatti da astronomi ed esperti del cielo non professionisti quali gli astrofili.
6) Lagrange Pierre (con la collaborazione di Hélène Huguet), "Sur Mars", EDP Sciences, 2003.
7) Latour Bruno, "Nous n’avons jamais été modernes. Essai d’antropologie symétrique", La Decouverte/Poche, 2006. In realtà l’affermazione è del sociologo Serres, citato da Latour nell’ambito della sua dimostrazione.

Ringraziamenti: Renzo Cabassi, Yannis Deliyannis, Pierre Lagrange.

Fantoli Annibale, "Extraterrestri. Storia di un idea dalla Grecia ad oggi", Carocci editore (http://www.carocci.it/), 2008.

giovedì 24 aprile 2008

MISCELLANEA

22 aprile 2008: LUCI NEL CIELO DELL'ARIZONA, SI RIPARLA DI UFO
Si è trattato di quattro strani punti luminosi di colore rosso che sono rimasti allineati in diverse formazioni per una decina di minuti nel cielo di Phoenix (USA).
L'avvistamento fatto da diversi testimoni è stato documentato da foto ed almeno un video di Scott Cancelosi (video).
Gli ufolofi hanno immediatamente fatto riferimento a precedenti luci misteriose del deserto dell'Arizona, dette "luci di Phoenix".
I quattro punti luminosi, di colore rosso, in un primo momento sono rimasti allineati poi hanno asssunto diverse "formazioni" durante una decina di minuti, lunedì sera attorno alle 20.00: una linea verticale, una sagoma poligonale, un triangolo,una "U", ed in seguito si rarebbero mossi, dopo pochi minuti, a gran velocità, prima di sparire una alla volta. Il quotidiano The Arizona Republic ha riportato alcune tra le tante testimonianze.
L'evento singolare dopo essere stato la notizia d'apertura dell'agenzia Drudgereport.com si è diffuso nel mondo.
Il Comando di Difesa Aerospaziale degli Usa ha dichiarato che i radars di Sky Harbor non hanno rilevato alcunché, e di cionseguenza non seguirà alcuna indagine militare.
I cittadini della Valley of the Sun affermano di aver osservato chiaramente velocità e movimenti non compatibili con quelli di aerei.
Vi sarebbe anche una spiegazione più semplice, ma purtroppo anonima: una persona ha dichiarato, già il mercoledì, alla tv locale KTVK-TV di essere l'autore del fenomeno delle 4 luci non-identificate.
Poi tale Lino Mailo ha affermato di aver visto il suo vicino di casa lanciare in aria nella serata di lunedì alcuni palloni gonfiati con l'elio.
Siamo come sempre al tipo di ricostruzione degli eventi, assai fragile, su cui si basa l'ufologia per esprimere pareri pro e contro.
FONTI
1) Burchia Elmar, articolo alla URL: http://www.corriere.it/cronache/08_aprile_23/arizona_ufo_punti_luminosi_dc9611ac-114d-11dd-b319-00144f486ba6.shtml , 23 aprile 2008.
2) http://ktla.trb.com/news/ktla-phoenixlights,0,319534.story, 23 aprile 2008.
3) Un pilota afferma che si tratterebbe di palloncini senza portarne evidenze: http://blogs.phoenixnewtimes.com/valleyfever/2008/04/chopper_pilot_says_ufos_probab.php.
4) Poi Mailo che continua a dichiarare responsabile un suo anonimo vicino di lancio di palloncini:
http://www.azcentral.com/community/northvalley/articles/2008/04/22/20080422abrk-strangelights0422.html.
[hanno collaborato per le fonti Giuseppe Stilo, Renzo Cabassi].

24 aprile 2008: TORNA IN TELEVISIONE IL CASO LONZI
Enrico Ruggeri conduce la seconda puntata de “Il Bivio - cosa sarebbe successo se…”, in seconda serata su, Italia 1.
Il protagonista de "Il Bivio" è Valerio Lonzi, testimone di un caso d'incontro ravvicinato con una serie di luci, inchiestato da Corrado Malanga assieme ad un ipnotista.
Nell'ormai lontano 1982, Lonzi era as un campeggio di scouts presso Reppia (Genova) quando, di sera, vede al suolo una sfera luminosa simile al vetro smerigliato, e luminescente. Illuminata dal raggio di una torcia elettrica, la sfera perde luminosità fino a scomparire. Più tardi, Lonzi scorge l'amico Lorenzo, in una strana condizione d'immobilità mentre tre sfere simili a quella veduta in precedenza gli volano intorno.
Il giorno dopo il corpo di Lonzi presenta una serie di cicatrici, che sotto ipnosi affermerà essere state operate da alieni.
Ospiti in studio: Alessandro Cecchi Paone, l'astronauta Franco Malerba e Maurizio Cavallo (protagonista di un'esperienza simile a quella di Lonzi).
(Da: http://www.arezzoweb.it/notizie/speciale.aspanno=2008&idnotizia=9857).
Sul Blog di CIPH-SOSO una mia recensione circa l'articolo del fisico Carbognani e questo aspetto importante del nostro progetto.
Il fisico Cristiano Fidani ritorna sui Fenomeni Luminosi (e non) Transitori Lunari, articolando tre proposte fatte al convegno EGU, da utilizzare nel campo della previsione dei terremoti terrestri.
Sul Blog CIPH-SOSO una ampia sintesi.

lunedì 21 aprile 2008

RECENSIONE DI ALCUNI LIBRI SUGLI UFO USCITI NEL PERIODO 2007/2008

ROSWELL L’ULTIMA INCHIESTA
Il 4 luglio del 1947, a pochi giorni dal primo avvistamento di Kenneth Arnold, i militari americani della base di Roswell annunciano attraverso i giornali che un disco volante si è schiantato al suolo.
Poco dopo arriva la smentita: si trattava in realtà di un pallone sonda.
Per oltre trent’anni nessuno di occupa più della faccenda, ufologi inclusi, fino a quando nel 1978 un militare, che all’epoca del fatto era incaricato del recupero dei resti, contesta la spiegazione data dai militari.
Il dossier viene riaperto dagli ufologi ed inizia così la più grande controversia che il mondo dell’ufologia abbia mai conosciuto.
In ultimo, nel 1994, il General Accounting Office costringe l’aviazione ad aprire i suoi dossier: viene svelato che il disco volante in realtà era un pallone sonda dell’ultra-segreto Project Mogul, destinato a spiare l’Unione Sovietica; ai tempi dell'incidente si era in piena guerra fredda.
Ma una tale spiegazione non accontenta la parte degli ufologi sempre sospettosi di un complotto (e a dire il vero neanche una parte degli ufologi del fronte avverso).
Quel dibattito acceso si affida ad una serie di testimonianze tardive che cominciano ad essere analizzate in ogni loro dettaglio, concentrando su questo singolo caso una massa di tempo e di risorse incredibile.
Karl Pflock (1943-2006), prima consigliere tecnico del General Accounting Office, poi impiegato della CIA, ed infine ufologo tra i maggiori esperti dell'argomento Ufo sviluppa , attraverso queste pagine, un lavoro definitivo sulla questione.
"Roswell l’ultime enquete", fa parte della collana PulpScience voluta e diretta dal sociologo Pierre Lagrange che così scrive: "L’originalità del libro di Pflock consiste nell’essere stato scritto non da uno scettico a priori, ma da un ufologo che ha sempre pensato che una parte degli Ufo fossero molto probabilmente di origine extraterrestre" (p. 9).
Certo è che quelli che avrebbero dovuto essere suoi più stretti colleghi, gli extraterrestrialisti, invece di accettare il fatto che si possa credere all’origine extraterrestre degli Ufo senza per questo dover credere alle testimonianze inattendibili di Roswell, hanno preferito squalificare Pflock (per il fatto che aveva lavorato alla CIA) piuttosto che entrare nel dettaglio delle sue argomentazioni e del materiale che ha prodotto.
Pflock sottolinea in tutto il suo libro che quelli che sono stati proposti come "fatti" in realtà non sono stati molto di più che speculazioni, teorie da salotto, cattivo giornalismo e testimonianze inattendibili, ed infine elementi pretesi fattuali e presentati senza alcun senso critico.
Una prima conclusione dell’autore Pflock è estremamente triste (e sotto gli occhi di tutti): una disciplina come quella ufologica che possiede ben poche risorse si è impegnata su questo affaire, consacrandovi una enorme mole di tempo e mezzi, a detrimento di altri studi che avrebbero potuto essere più fruttuosi e che avrebbero potuto far avanzare la conoscenza e la comprensione del fenomeno.
Attraverso l’analisi dettagliata di tutte le testimonianze l’autore stabilisce che il caso Roswell ha come sfondo una storia accettata da tutti gli ufologi, ma si tratta di una storia opportunamente purgata di tutti quei fatti che non quadrano con l’ipotesi che un disco volante si sia schiantato ed i cadaveri del suo equipaggio siano stati recuperati dal governo.
E, se i dettagli non stanno insieme… tanto peggio.
Riguardo al preteso centinaio di testimoni di Roswell, sono solo quattro le persone che affermano di aver visto i corpi alieni e che sono state interrogate a riguardo.
Uno dei principali testimoni è Frank Kaufmann che afferma di aver visto pure un alieno sopravvissuto, e la cui testimonianza è piena di incongruenze; vi è poi Jim Ragsdale, oggi deceduto, il colonnello Albert Loveyoy e infine Gerald Anderson.
Pflock analizza ogni loro affermazione mostrando come il castello delle prove presenti problemi fin a partire dalle sue fondamenta.
Un punto interessante è che il principale testimone dei resti ritrovati, Mack Brazel, li descrive allo stesso modo degli altri testimoni che hanno avuto la possibilità di vedere quei resti: materiale simile a carta metallizzata ma opaca, come alluminio, che non si riusciva a strappare, e che riprendeva la stessa forma quando spiegazzato.
I testimoni avevano poi descritto altri particolari come dei piccoli bastoncini brunastri che assomigliavano a balsa, che secondo alcuni era impossibile bruciare… dei disegni su un materiale come nastro adesivo…
L’analisi di queste testimonianze mostra che non vi è nulla di veramente incompatibile con un pallone sonda Mogul.
Alla fine della sua lunga verifica, del centinaio di testimoni che conforterebbero l’ipotesi extraterrestre del crash di Roswell, non restano che sette testimoni, e l’analisi di Flock ci dimostra come in realtà tutto il dossier del caso sia assai fragile.
Si tratta di un libro di quasi 400 pagine (compresi una notevole mole di documenti allegati) che comunque la si pensi vale davvero la pena di leggere.
Pflock Karl, "Roswell l’ultime enquete", Terre de Brume, Rennes, gennaio 2007.

UFO: IL FATTORE CONTATTO
L’autore di questo libro, Roberto Pinotti, è l’esempio più emblematico del fallimento del razionalismo ufologico, non per le prove che porta sui dischi volanti, ma proprio per il sistema di credibilizzazione che mette in atto presso gli appassionati Ufo: se questa logica trova tanto pubblico significa quantomeno che il fronte opposto non attua buone politiche.
Quando i media hanno bisogno di intervistare un esperto ufologo non mancano mai di affidarsi alla sua esperienza pluriennale, piuttosto che alla Ragione sostenuta da chi ha cercato di ridurre le testimonianze Ufo ad un semplice fatto di credenze popolari un po’ allucinate. Tra due discorsi indimostrabili il pubblico sceglie il più affascinate.
E’ quindi interessante analizzare la forma di ragionamento di chi, se non il più esperto della disciplina, è senza dubbio il più prolifico ed il più presenzialista degli ufologi italiani.
Affidarsi a monsignor Corrado Balducci, per la prefazione di questo suo ultimo libro sugli Ufo, è già una scelta di campo che sembra suggerire che l’argomento, così come lo si imposta, debba più puntare sull’atto di fede che sugli atti scientifici.
Ed è pure interessante che il suo libro si concluda con quella che si può definire la benedizione della Chiesa sulla possibilità extraterrestre (vedi cap. "Dal resto del mondo alla Chiesa").
D’altra parte quando all’interno del contenitore Ufo si vuole far convivere una serie di fatti, spesso contraddittori nella loro essenza, con una escalation che arriva fino alla difesa dell’indifendibile, vedi il falso filmato dell’autopsia aliena realizzato da Ray Santilli, evidentemente si deve fare ricorso ad una notevole atto di fiducia richiesta al lettore.
Ormai sul filmato di Santilli nemmeno i genitori di questo abile personaggio scommetterebbero una sterlina (viste anche le ultime affermazioni dell’autore della truffa), ma ciò non impedisce a Pinotti di concludere: "Va da sé che tutta la vicenda presenta tali aspetti da fare necessariamente pensare a una pur abilissima messinscena. Ciò nonostante, pur con tutte le polemiche e le contraddizioni del caso, tuttora verrebbe da dubitarne".
Insomma anche un bugiardo e truffatore come Santilli avrebbe potuto dire un minimo di verità, oppure potrebbe anche lui far parte del complotto governativo…
E, Pinotti neppure può escludere che Santilli si sia dichiarato un falsario per evitare l’accusa di ricettazione del filmato da parte del governo Usa, etc., (ad libitum…).
Nonostante questo suo personale modo di procedere tra i fatti, Pinotti si domanda perché l’argomento ufologico non abbia ricevuto sufficiente attenzione da parte della scienza.
La ragione per Pinotti è molto semplice (e non riguarda il modo con cui gli ufologi costruiscono i loro fatti riguardo gli Ufo): il governo, i servizi segreti, i militari ci occultano la verità, la falsificano, impongono il silenzio, depistano ed ingannano, e, non solo l’opinione pubblica ma anche gli scienziati stessi (quando a loro volta non fanno parte del complotto).
Tutto questo perché? Le autorità vogliono evitare il panico di massa.
Pinotti sembra credere veramente alla storiella del panico che si creerebbe se si scoprisse questa invasione aliena, e fa riferimento al famoso scherzo di Orson Welles, nel 1938, quando annunciò alla radio lo sbarco dei marziani (sull’evento Pinotti ha scritto anche un libro, senza nemmeno preoccuparsi, nei panni del sociologo, di vedere cosa altri sociologi hanno scritto; ad es. Lagrange Pierre, "La guerre des mondes a-t-elle eu lieu?", Robert Laffont, 2005).
Pinotti usa con i suoi lettori lo stesso metodo di cui accusa le autorità: infatti tutto il suo libro presenta un quadro assai preciso dello sviluppo del fenomeno (la sua versione ufficiale) che però può essere coerente solo a patto di occultare, nascondere, modificare certi fatti. Una prova del suo personale cover-up? Andate alla bibliografia e non troverete lavoro alcuno di chi non la pensa come lui.
Questa è davvero una strana concezione della verità. Perché l’occultamento messo in atto dall’ufologo non è altrettanto disdicevole di quello che metterebbero in atto le autorità?
Quanto alle tematiche che riguarderebbero gli Ufo, tutto si tiene insieme: le luci di Hessdalen, i cerchi nel grano, l’autopsia dell’extraterrestre, il crash di Roswell, il progetto SETI, etc.
Nessun ufologo se la sentirebbe oggi, neanche tra gli ufologi americani, di difendere quello che Pinotti definisce un "documento sconcertante", il famoso Majestic 12, ma poco importa.
Sappiamo che l’autore di "Ufo: il fattore contatto", è attratto dai documenti anonimi (come ad esempio lo è stato per i cosiddetti "X-files fascisti") e su tali documenti senza firma e mittente sembra davvero convinto di potere costruire dei fatti degni d’attenzione, magari di quella degli scienziati.
Ma come funziona il meccanismo che attua Pinotti per convincerci della sua tesi? Perizie e verifiche sul Majestic 12 inducono a credere che i documenti inoltrati all’ufologo Shandera non sono genuini? Anche questo non è così importante come sembrerebbe a rigor di logica.
Pinotti, pur ammettendolo, si domanda se questo basti davvero a liquidare il tutto (cioè tutta la complessa costruzione fatta a partire dall’idea che il documento fosse autentico), visto che molte informazioni tratte dal documento falso si sarebbero comunque rivelate vere.
Si tratterebbe di documenti non-autentici che riferiscono informazioni esatte, e sarebbero in fondo dei falsi in senso tecnico, ma dei rendiconti genuini in senso storico.
Una volta che il documento anonimo viene smentito, si afferma che esso è un prodotto dell’intelligence, che per depistare avrebbe inserito elementi veri (ovviamente è impossibile dimostrare un simile complotto, poiché è solo frutto di una escalation di ipotesi per impattare i fatti in contraddizione con l'ipotesi iniziale).
Evidentemente sfugge completamente a Pinotti che per scrivere la Storia si debba partire da documenti di provata origine e affidabilità.
Ovviamente per convalidare la tesi del complotto governativo, si deve fare affidamento anche ad una serie di "strani suicidi" di ufologi come quello ad esempio del fisico James Mc Donald.
Si fa capire al lettore che lo scienziato americano, che si era interessato agli Ufo, sarebbe stato eliminato perché "scomodo".
Ma è possibile che Pinotti non abbia letto la bellissima e precisa bibliografia dell’extraterrestrialista Ann Druffell, ("Firestorm", Wild Flower Press, 2003)? Non solo l’ufologa americana Druffel raccoglie una serie di dati che smentiscono questa leggenda, ma anche una testimonianza della consorte di Mc Donald che conferma la depressione dell’ultimo periodo di vita del marito.
Il lavoro del fisico americano è stato uno dei rari esempi di ufologia come produzione scientifica. Non sarebbe stato meglio che Pinotti si fosse soffermato su quei fatti per difendere la causa degli Ufo? Pinotti invece si sofferma sul suicidio di Mc Donald e su quello altrettanto sospetto di Marylin Monroe, anche lei ovviamente informata sul segreto degli Ufo, etc…
Quanto al crash di Roswell, poco importa che la storia del testimone principale, Kaufmann, sia vera o falsa, neanche questo basta a modificare l’intero scenario.
Su questa fragile costruzione dei fatti si può a questo punto pure inserire la serie di farneticazioni del colonnello Philip Corso…
Questa è la logica con cui Pinotti affronta quelli che oramai per lui sono i fatti centrali che riguardano gli Ufo: questa logica evidentemente non ha bisogno dell’analisi dei fatti che riguardano gli Ufo come fenomeno, in questo sistema di pensiero dove i fatti importanti ci vengono occultati da mille complotti, gli Ufo sono extraterrestri senza alcun bisogno di essere identificati, poiché la loro dimostrazione appartiene alla politica dei poteri occulti che detiene la verità.
Pinotti ci propone di essere pedine fiduciose e ci dice di fidarsi di lui, in altre parole di credere e di lasciarci manipolare, non dalle autorità governative, ma dal suo discorso di autorità.

Pinotti Roberto, "Ufo fattore contatto. Alieni, Intelligence ed Esopolitica", Oscar Mondadori, febbraio 2007.

FANTASCIENZA E DISCHI VOLANTI
Sempre nella collana PulpScience diretta da Pierre Lagrange, viene rieditato, in una versione aumentata, il libro del sociologo Bertrand Méheust, che era stato pubblicato per la prima volta nel 1978, facendo nascere un dibattito che non si era solo limitato al mondo un po’ claustrofobico degli ufologi.
Méheust è uno dei più interessanti autori di ufologia, forse anche uno dei più complessi (la sua è una vera e propria filosofia degli Ufo), e sicuramente anche uno dei più fraintesi.
Il fatto è che fin dall’uscita dei suoi primi lavori sugli Ufo, che hanno scoperchiato un enorme vaso di Pandora, la sua ricerca nell’ambito della fiction americana della prima metà del secolo scorso, è stata utilizzata dall’ufologia scettica come la prova che il testimone Ufo è influenzato ed in qualche modo allucinato dalla sua cultura fantascientifica.
In realtà l’analisi di Méheust è molto più sofisticata, e proprio per il fatto che non trae conclusioni di parte nonostante il suo abbondante raccolto, è stata o travisata dai razionalisti o vituperata dai credenti.
In altre parole, hanno voluto fare di Méheust uno dei fondatori della corrente psico-sociologica (ci avevano già provato con Jung) e certo l’incursione della fantascienza era virtualmente portatrice di quelle concezioni scettiche che si sono sviluppate a partire dagli anni 80.
Méheust propone di vedere nei "dischi volanti" una realtà "mitico-fisica".
Quindi la coincidenza fantascienza/dischi-volanti permette, secondo l’autore, di ritrovare in qualche modo la componente culturale dei rapporti Ufo, e di poter discernere ciò che viene dall’essere umano da ciò che appartiene al fenomeno stesso.
Qualcosa di simile a ciò che è successo in altra epoca con il fenomeno detto dei "fuochi fatui", quando i nostri antenati pensavano di vedere fantasmi di defunti.
Nella sua post-fazione Pierre Lagrange spiega molto bene come Méheust, differentemente dalla corrente riduzionista psico-sociologica, abbia fatto entrare la cultura come elemento inevitabile nel dibattito Ufo, ma evitando l’errore di ridurre gli Ufo solo all’aspetto culturale (p. 353).
Purtroppo, conclude criticamente Lagrange, l’emergere della "nuova ufologia" ha ridotto il primo lavoro di Méheust ad un semplice pamphlet anti-Ufo (p. 356).
Questa riedizione di più di 400 pagine (con una serie di interessanti immagini in bianco e nero), è l’occasione per riposizionare le idee dell’autore di questo eccellente lavoro.

Méheust Bertrand, "Science-Fiction et Soucoupes Volantes, une réalité mythico-physique", Terre de Brune, Rennes, maggio 2007.
FENOMENI AEREOSPAZIALI NON IDENTIFICATI
In altre parole i Fenomeni Aerospaziali Non Identificati, in francese PAN, sono l’acronimo più "scientifically correct" con cui il GEIPAN francese denomina gli Ufo.
Questa antologia diretta da Yves Sillard, del Comitato di Controllo del GEIPAN (l'organismo ufficiale che attualmente studia gli Ufo), è una vera occasione mancata.
Se il libro "Phénoménes Aérospatiaux Non identifiés…" voleva essere la prima concretizzazione dell’atteggiamento informativo del rinnovato organismo del CNES per lo studio delle testimonianze Ufo, non si può nascondere la nostra delusione.
La prima parte sviluppata da Jacques Patenet è senza dubbio la più interessante e riassume le metodologie di indagine dell’organismo francese, che si rifanno al periodo in cui l’ente si chiamava Gepan, e che sembrano giustamente trascurare la fase in cui l’ente era stato modificato in SEPRA e gestito da J.J. Velasco.
Sinceramente ci pare una metodologia che accusa il passare degli anni, ma contiamo che Jacques Patenet, con l’avanzare del suo programma, prenda atto dei diversi suggerimenti che gli sono giunti dal gruppo di consulenti da lui stesso nominato.
Nelle pagine successive Patenet traccia la sintesi di una serie di casi storici trattati dall’ente in passato (che tutti gli esperti conoscono), mentre Dominique Weinstein riassume la casistica degli avvistamenti mondiali dei piloti e della casistica aerea con rilevamenti radar (si fanno diversi riferimenti al NARCAP dello studioso Richard Heines).
Vero è che Patenet recentemente ha lodevolmente messo in atto un protocollo per raccogliere tutti gli avvistamenti Ufo di piloti che per mille ragioni nel passato non sono venuti a galla.
A qualche breve considerazione sviluppata da Jean-Claude Ribes sulle attitudini degli scienziati di fronte agli Ufo, passando per le osservazioni fatte dagli astronomi, fa seguito una lunga divagazione su complotto e disinformazione secondo François Parmentier [sulle teorie del complotto rimando alla recensione di queste pagine dell’ultimo libro di Lagrange].
Infine leggiamo un po’ attoniti a qualche pagina, in difesa della Ragione, scritta da Jacques Arnould.
Arnould sembra dirci che piuttosto che gli Ufo abbiano una deriva verso la credenza, è meglio che se ne occupino gli scienziati; in altre parole è un invito a prendere seriamente in considerazione solo la dimensione umana del fenomeno, e quanto ai testimoni: "Accordare loro un minimo interesse non è necessariamente concedere loro un credito irragionevole: è piuttosto ammettere che l’umanità non sfugge a questi interrogativi e che essa vi trova pure, qualsiasi siano le risposte, le occasioni ed i mezzi per meglio conoscere l’essenza della propria natura".
Pare di capire che si debba inoltre fare attenzione a non abusare dell’immaginazione: "Mentre sorvegliamo di non debordare troppo velocemente dai confini dell’obiettività scientifica e del buon senso morale, conviene, io credo, conservare all’umano le sue capacità di immaginare" (p. 179).
La scienza come guardiana di ciò che è lecito o non è lecito immaginare, ed impegnata a sterilizzare il fenomeno Ufo in quanto tale, piuttosto che ad isolarlo: si tratta a mio parere di una pessima conclusione per un libro che doveva essere dedicato allo studio delle testimonianze Ufo.
In realtà il libro non si conclude qui, ma con una terza parte di circa sessanta pagine, scritte da Pierre Marx, tutte inutilmente dedicate ai nostri viaggi intergalattici futuri e alla nostra avanzata tecnologica per poterli realizzare. E’ difficile capire cosa questo possa avere a che fare con il fenomeno oggetto di studio del GEIPAN.

Sillard Yves, editor, "Phénoménes Aérospatiaux Non identifiés. Un défi pour la science", Le Cerche Midi, aprile 2007.
UFO: CIO’ CHE NON VOGLIONO VOI SAPPIATE
In questo testo originale Pierre Lagrange svolge un’analisi della teoria del complotto a partire dal concetto espresso da Pierre-André Taguieff (in "La foire aux illuminés", ed anche in "L’imaginaire du complot mondiale", 2006) secondo cui le teorie del complotto corrispondono ad una certa forma di pensiero magico e che, quelle teorie che parlano di complotto sugli Ufo, avrebbero una origine politica.
Esse si ricollegherebbero in qualche modo alle teorie sul complotto ebraico e alla diffusione nel secolo scorso dei "Protocolli dei Saggi di Sion", ragion per cui non possono essere slegate dal loro contesto, per essere capite.
Allo stesso modo, ad esempio, il complotto denunciato da William Cooper, che affermava l’esistenza di un patto scellerato tra governo americano e extraterrestri, trovava l’origine di queste idee nei movimenti di estrema destra a cui questo personaggio era legato.
Pierre Lagrange afferma inoltre che le teorie del complotto trovano curiosamente una simmetria esatta, e parte delle loro origini, nel discorso razionalista sulla teoria del complotto oscurantista contro la Ragione (la scienza è minacciata dalle credenze nel soprannaturale).
Nella prima parte del libro egli attraversa la storia dello sviluppo di queste teorie in Francia e possiamo osservare come molti degli aspetti sottolineati li ritroviamo perfettamente replicati anche da noi.
Senza dubbio gli Ufo hanno anche una storia precedente al 1947.
L’astronomo Camille Flammarion all’inizio del secolo scorso catalogava un particolare gruppo di meteore lente, dalle caratteristiche molto anomale, che aveva denominato bradytes; molto presto con la professionalizzazione dell’attività scientifica certi fenomeni, troppo rari e troppo poco promettenti in termini di ricadute non saranno più ritenuti degni di attenzione e di impegno di studio: sono quelli che Lagrange chiama "fenomeni orfani".
I bradytes col passare del tempo ritenuti poco proficui, spariranno dalle pagine delle riviste scientifiche.
Nel dopoguerra questa attitudine si accrescerà e con l’avvento delle testimonianze Ufo apparirà chiaro il Grand Partage della scienza: non ci saranno più studiosi come Flammarion a raccogliere certe anomalie e, una volta per tutte, il pensiero scientifico cercherà di separarsi dal pensiero magico; già le prime controversie del 1947 sugli Ufo attestano questa volontà del discorso scientifico di separarsi dalla cultura popolare.
Nel frattempo, negli Stati Uniti, i militari dell’Air Force cominceranno ad essere criticati per la loro attitudine alla segretezza sul dossier Ufo, mentre in anni come il 1952 il cielo sarà letteralmente invaso dagli Ufo: inizia a nascere il sospetto che la verità ci venga tenuta segreta.
Nel 1956 è soprattutto Donald Keyhoe, prima militare poi giornalista pro-Ufo, che contribuisce notevolmente alla diffusione dell’idea della cospirazione del silenzio.
In Francia, per contro, già nel 1951 l’astronomo razionalista Evry Schatzman scriverà una serie di articoli per denunciare il mito reazionario degli Ufo importato dagli USA che si nutre dell’ideologia dei romanzi di fantascienza, mentre nel loro paese di origine, si farà carico di questa deriva irrazionale lo scienziato Donald Menzel che svolgerà un intenso lavoro di riduzione, sempre in nome della difesa della Ragione.
Gli anni 60 ed il lavoro del Rapporto Condon opereranno infine un colpo d’arresto verso ogni interesse scientifico sulla materia degli Ufo, stabilendo autonomamente cosa è di interesse scientifico e cosa non lo è.
Cosa succede nel frattempo sul fronte europeo? La Francia è al centro del dibattito sugli Ufo. Da una parte il CNES crea il GEPAN e sul fronte degli ufologi nasce la "nuova ufologia" con il lavoro dell’ufologo Michel Monnerie "Et si les ovnis n’existaient pas?": una riduzione delle testimonianze che per la prima volta si fa spazio all’interno dell’ufologia stessa.
Mentre una parte di ufologi darà inizio all’ipotesi psicosociologica, di fatto sbarazzandosi degli Ufo, da parte GEPAN si ricomincia a rivedere un po’ di scienza riaffacciarsi sull’argomento (in tal senso la serie di volumi e note tecniche realizzati sotto la direzione di Claude Poher).
Di fatto, spiega Lagrange, questi nuovi ufologi "rigettano l’idea di inventare una pratica di ricerca per gli Ufo e dilatano la controversia…" (p. 40).
In quello stesso periodo, il tema della cospirazione, sul fronte dell’ufologia credente, comincerà a farsi sentire, in Francia (e in Europa).
Oltreoceano la teoria del complotto, che aveva posto le sue radici negli anni 50 in particolare con Donald Keyhoe ("Aliens from space"), troverà il suo completamento attraverso i falsi documenti del Majestic 12, nel 1987, trovando anche tra gli ufologi europei numerosi sostenitori.
Lagrange ci mostra come le teorie del complotto vengono prima sviluppate dagli ufologi contro la struttura Gepan del CNES, e successivamente dal suo responsabile J.J. Velasco a sua volta convinto che la verità sugli Ufo gli sia nascosta dalle autorità.
Così, poco dopo la creazione del Gepan, si comincia a sospettare che la vera ricerca sugli Ufo sia fatta altrove, e che l’organismo del CNES sia là solo per soffocare la verità.
La nuova ufologia scettica non è da meno nel criticare il metodo scientifico secondo cui opererebbe l’ente Gepan.
Fatto sta che dietro le teorie del complotto vi è soprattutto una concezione banale della prova scientifica e della conoscenza.
Analizzando dettagliatamente questa idea di scienza che hanno gli ufologi, e ad esemplificazione l’analisi svolta da François Parmantier, Lagrange traccia un primo punto conclusivo: "Mentre gli storici delle scienze hanno dimostrato che la realtà è prima di tutto il risultato di un lavoro collettivo, di molteplici dibattiti, controversie e negoziazioni, su ciò che la costituisce, la tesi di Parmantier cerca di dirci che la realtà viene dalla constatazione, esiste, che alcuni conoscono la verità, e che a partire da ciò è sufficiente ottenere le confessioni delle autorità" (p. 102).
La scienza invece è "un processo complesso" mentre gli appassionati di segreti hanno al contario questa idea davvero vaga della complessità del processo di produzione dei fatti scientifici.
In altre parole gli ufologi come Parmantier cercano una "spiegazione monocausale", e secondo loro tutto nella politica americana si spiega con la disinformazione. Ma i documenti declassificati al contrario ci dimostrano che, lontano dal disporre di fatti tangibili, le autorità "cercano soprattutto a dissimulare che sono incapaci di considerare o di gestire il problema posto dai dischi".
Per questo motivo Lagrange afferma che il modo di formulare la storia dei dischi volanti non può essere diversa dalla elaborazione storica di qualsiasi altro argomento, precisando che : "… ci sono delle regole non aggirabili dal punto di vista della storia delle scienze: il lavoro scientifico consiste nello stabilire dei fatti e, sulla base di questi fatti, a stabilirne dei nuovi, cosa che produce una letteratura specifica. Ora non si constata niente di simile nella storia dei dischi" (p. 103).
Il metodo degli ufologi si basa invece su una raccolta di sospetti, dove l’accumulo di questi sospetti dovrebbe portare il lettore a convincersi della realtà nascosta sui dischi volanti.
Questo, spiega l’autore per analogia, è lo stesso metodo che negli anni 50 fu utilizzato da McCarty per accusare diversi attori ed un gruppo di persone famose di colludere con Mosca e di essere comunisti.
Nel quarto capitolo Lagrange mostra come un gruppo di militari e di ingegneri francesi, il COMETA, si sia a sua volta persuaso che la disinformazione fosse lo strumento usato dai militari americani per nascondere la verità sugli Ufo.
Dalle conclusioni del COMETA (che vuole rappresentare se stesso come la ragione degli esperti contro la passione degli ufologi) ne uscirà un rapporto assai fragile che farà da sponda alla teoria del complotto ed che riuscirà a dare fiducia anche ad incredibili affermazioni come quelle del colonnello Corso su Roswell.
La cosa più bizzarra è che la "griglia cospiratoria" con la quale gli ufologi ridefiniscono la storia degli Ufo prevede un complotto totale organizzato a partire dai militari, ma poi quando un militare, come nel caso del colonnello Corso, svela una "verità" che corrisponde a tale griglia non è più parte del complotto e della disinformazione ma sta svolgendo una confessione sincera.
Un altro problema della teoria del complotto è che i complotti sospettati dagli ufologi, funzionano come "le bambole russe" e diviene impossibile in ufologia fare il minimo passo senza sospettare o essere sospettati di complottismo.
Lagrange ci dimostra che: "Dietro a queste differenti rappresentazioni del complotto, vi sono delle concezioni radicalmente diverse della democrazia. Difendendo la visione del complotto dove il pubblico dovrebbe attendere che le autorità gli rivelino la verità sui dischi, viene difesa l’immagine classica che oppone sapere ed ignoranza. I potenti sanno, aspettiamo che si degnino di informarci" (p. 212).
Per Lagrange il complottismo è parte integrante della nostra cultura e non si limita solo agli ufologi, ma anche ai razionalisti che sospettano in continuazione un complotto contro il Sapere: da qui ad una vera e propria crociata contro l’ignoranza popolare, come quella messa in atto dall’astronomo Donald Menzel, il passo è breve.
Per i razionalisti la credenza popolare nelle visite extraterrestri minaccia la scienza.
Dietro queste visioni di complotto e comportamenti concomitanti sembra esistere una volontà di disegnare una scienza autoritaria: che sia in mano ai professionisti alla Menzel oppure che si tratti di quella proposta dal comitato COMETA, si tratta di una scienza abbastanza irrealistica che dovrebbe tendere ad eliminare ogni dibattito democratico ed ogni altro attore.
Purtroppo siamo impregnati di discorsi sulla scienza vista come sorgente di certezze, mentre facciamo ancora fatica ad integrare l’idea che "la scienza produce delle associazioni di cui bisogna testare la resistenza e che, quando prendiamo una medicina o acquistiamo un’automobile, noi non siamo davanti ad una scatola nera, ma di fronte ad una esperienza, dove il nostro organismo o il nostro garage è un annesso del reparto ricerche" (p. 182).
Ma il libro di Lagrange dice molte più cose di quanto malamente ho potuto riassumere in queste poche pagine. Passo dopo passo ci conduce attraverso una dimostrazione delle sue ragioni basata su fatti storici fino alla contemporaneità e sfodera una analisi puntigliosa (che a volte può sembrare ripetitiva), insistestendo sul tema del Grand Partage, che oppone in modo sbagliato scienza e popolare, razionale ed irrazionale…
Lagrange non vuole solo concludere che in fondo i razionalisti non sono meglio degli appassionati Ufo e che non c’è un complotto ma solo una credenza del complotto.
Egli ci mostra "l’esistenza di un verosimile doppio linguaggio delle autorità militari e scientifiche sugli Ufo a partire dal 1947" (p. 185).
La storia del dopoguerra evidenzia come gli americani fossero già fortemente preoccupati di quanto i sovietici potevano aver sviluppato, approfittando delle conoscenze dei nemici nazisti, in fatto di armi segrete.
Con l’irruzione dei dischi volanti, i militari si trovano nel dubbio se credere agli avvistamenti dei loro piloti oppure seguire il parere degli esperti scientifici.
In pubblico i militari, che non sanno come maneggiare il problema Ufo, preferiscono offrire segnali rasserenanti per non preoccupare la popolazione.
Questo è per Lagrange il vero ed il solo cover-up che definisce "una cospirazione fondatrice del mondo moderno nel quale viviamo"; egli afferma: "si tratta soprattutto del fatto che [i militari e gli scienziati] vogliono servirsi dei dischi per confortare una certa immagine del mondo moderno, immagine centrale che consiste nell’immaginare un mondo diviso in due, da un lato l’elite razionale e dall’altro l’opinione irrazionale" (p. 185).
Infine il problema degli extraterrestri, ed il paradosso di Fermi, in poche parole "se ci sono perché non li vediamo?".
L’ipotesi extraterrestre non viene esclusa dall’autore, e se è vero che al momento non abbiamo una risposta i militari a tale riguardo "non erano meglio armati di chiunque altro di fronte ad una tale domanda" (p. 208).
Il libro consta di 367 pagine e più di un terzo consiste in una ampia serie di documenti che dimostra anch’essa la fragilità di questa visione totalizzante della realtà degli Ufo.

Lagrange Pierre, "OVNIs: ce qu’ILS ne veulent pas que vous sachiez", Presse Du Châtelet, maggio 2007.

domenica 20 aprile 2008

18 e 19 aprile 2008. SOSO: UNA GIORNATA PARTICOLARE

La notte tra il 18 e 19 aprile 2008, è stata molto particolare, non solo per aver rilevato una serie di meteore in concomitanza con fulmini, ma anche 5 eventi Sprites.
Concomitanza ovviamente non vuole dire correlazione (anche se esiste una piccola serie di articoli scientifici in tal senso).
Il filmato qui di seguito mostra una serie di due lampi a cui, a qualche decimo di secondo, fa seguito una meteora:
Abbiamo quindi una serie di eventi Sprites (si tratta di cinque eventi nell'arco di 9 minuti, con eventi sprites in movimento):
Una meteora con evento lights:
Ed una serie di flashes di cosmic rays (?):
Ulteriori informazioni sugli eventi sprites a cura di Roberto Labanti sul Blog CIPH/SOSO e su EUROSPRITE.

venerdì 18 aprile 2008

10 MAGGIO, GLI ASTROFILI DI OSTELLATO ED IL CIPH/SOSO

Il Gruppo Astrofili Columbia (in collaborazione con la rivista di astronomia Coelum Astronomia e Unione Astronomica Italiana) organizza la XI edizione della manifestazione CielOstellato, in località Valli di Ostellato (FE), per i giorni 9, 10 e 11 maggio 2008.
Sabato 10 per la sessione Conferenze e Approfondimenti, alle 10.30, il Comitato Italiano per il Project Hessdalen, presenterà il progetto di monitoraggio di Fenomeni Luminosi Transitori in Atmosfera, e la stazione SOSO, realizzata da Massimo Silvestri.