martedì 9 gennaio 2001

L'INTRIGATO RAPPORTO TRA FANTASCIENZA E DISCHI VOLANTI [articolo]

PREMESSA

Fin dall'iniziale interesse per i primi avvistamenti dei cosiddetti dischi volanti, vi fu chi, tra gli studiosi della neonata ufologia, sottolineò la simultaneità tra avvistamenti Ufo e l'inizio dell'esplorazione spaziale, chiedendosi se si fosse trattato di una simultaneità assoluta o relativa (1).
Pur dalla sua posizione ETH [extraterrestrialista], Michel Carrouges, ad esempio, affermerà che a partire dal 1947 è avvenuta una curiosa trasposizione delle immagini delle divinità protettrici da quelle della mitologia e della religione, a quelle dei nuovi protettori interstellari.
Carrouges già allora ci indicava un mito del salvatore che possiamo riscontrare, a suo parere, sia nella storia del contattista Adamsky, che in una grande quantità di romanzi di fantascienza .
Ovviamente a quell'epoca, cioè all'inizio degli anni 60, Carrouges ritenne che questi salvatori fossero venuti a visitarci, presumibilmente da Marte, preoccupati dal tipo di sviluppo tecnologico che l'Umanità stava iniziando pericolosamente a percorrere, con particolare riferimento alla prima esplosione atomica del 1945 (1 pp. 262 e 263).
Ma il seme del parallelo tra ufologia e fantascienza era ormai stato gettato.
Più tardi, poco più di 30 anni fa, Bertrand Meheust in uno dei suoi primi scritti ufologici a rilievo sociologico aveva sottolineato certe similitudini tra la letteratura di fantascienza e le tematiche dei dischi volanti (2).
Questa discussione circa l'influenza ispiratrice dei racconti di fiction sulle testimonianze ed esperienze Ufo si è poi via via sviluppata ed ha trovato un terreno fertile tra alcuni autori francesi proprio in questi ultimi anni.
Qualche anno fa Michel Meurger, nel suo "Alien Abduction", ha tracciato uno dei più rigorosi lavori di archeologia dei dischi volanti.
Questo libro ha riaperto un intenso dibattito, seppur limitato ai pochi esperti di tematiche antropologiche che si interessano di Ufo, trovando sottili differenziazioni nell'approccio dei problemi che i dischi e gli alieni della fantascienza pongono allo studioso.
In effetti Meurger ha portato un ampio numero di nuove informazioni storico-letterarie che però non ha sciolto l'intricata matassa, ma ha attivato un proficuo approfondimento circa l'influenza della fantascienza sul fenomeno (3).
Purtroppo pochi in Italia sono venuti a conoscenza di questa discussione, vuoi perché, come mi diceva Pierre Lagrange in una nostra corrispondenza elettronica, certe cose interessano solo "quattro gatti", e vuoi anche perché negli ultimi anni molta ufologia italiana si è completamente dicotomizzata tra il "credere" ed il "non credere" agli Ufo, privandosi di molti approfondimenti estremamente interessanti che una analisi meno superficiale ed emotiva poteva attivare.
Lo scopo di queste pagine è di dare una sintesi più precisa del debat francais, nella speranza che qualcuno possa provare a meglio approfondire questo aspetto particolare dell'oggetto del nostro studio; certamente vi sono alcune caratteristiche della casistica più estrema, quale quella degli IR3 [incontri ravvicinati del 3° tipo], che restano difficilmente riconducibili alla fenomenologia di una non meglio identificata soucoupisation d'un stimulus (discovolantizzazione di uno stimolo) che colpirebbe l'ignaro testimone Ufo.
Può essere utile sottolineare, prima di iniziare l'approfondimento del tema in oggetto, che non dobbiamo pensare che la letteratura di fantascienza influenzi (tra l'altro in modo così allucinatorio) solo i testimoni Ufo.
La fantascienza, in quanto metafora per eccellenza dei nostri tempi, influenza tutti noi in modo indiversificato: comuni cittadini e scienziati.
Ora molti sapranno che la tematica del teletrasporto alla Star Trek, per esempio, ha radici ben più lontane della nota serie di telefilm oramai cult, e si deve a Charles Fort, per primo, nel 1931, l'uso del termine teleportation in senso moderno.
Ricordiamoci che Star Trek voleva essere soprattutto e comunque una serie di episodi di anticipazione scientifica, più che di fantascienza tout court, e che il suo creatore Gene Roddenberry desiderava che anche il funzionamento del teletrasporto fosse ben chiaro e scientificamente plausibile.
La messa in scena era concettualmente così credibile che attualmente un gruppo di scienziati dell'università di Innsbruck, coordinato da Anton Zeilinger, ha dimostrato come sia possibile teletrasportare fotoni da un punto all'altro del nostro universo, con diverse conseguenze concettuali, che coinvolgono il nostro progresso futuro (riv. "Nature", 11 dicembre 1998).
Un altro gruppo di scienziati, questo sotto la guida di Francesco De Martini, ha pure inviato al "Physical Review Letters" risultati simili nel senso del teletrasporto di particelle. Paradossalmente le modalità dell'esperimento erano concettualmente simili a quelle che si evincono dalla serie televisiva di Star Trek, ovvero distruzione dell'originale e ricostruzione di una copia identica nel punto di arrivo, pur nell'impossibilità odierna di poter teletrasportare altra materia che fotoni (4, pp. 36-39).
Qual è la logica, quindi, nel voler diversificare in modo drastico l'influenza della fantascienza sullo scienziato da quella sul casuale testimone di un incontro ravvicinato? Perché una dovrebbe essere di tipo creativo, mentre l'altra allucinatoria ?

MEURGER: FANTASCIENZA E CONDIZIONAMENTO DELLE TEMATICHE UFO

Come abbiamo detto, Meheust, nella sua opera del 1978, mostrava che la panoplia di artifici impiegati dagli "extraterrestri" durante gli incontri con i testimoni è già presente nella vecchia fantascienza.
Nani macrocefali, raggi paralizzanti, aeronavi a forma di disco e rapimenti alieni, sono elementi che erano già stati inventati dagli scrittori popolari dall'inizio del 900 in poi.
Meheust ha avuto certamente il merito di far riaffiorare questa vecchia letteratura, poiché pochi si interessavano dei romanzi pulps popolati di scienziati folli e strambe navi spaziali in relazione agli Ufo.
Venti anni più tardi, Meurger riprenderà la stessa strada tracciata da Meheust, ma per poi separarsene rapidamente, biforcandosene due volte.
Se Meheust aveva preso in considerazione il "meraviglioso scientifico francese" del primo 900, Meurger invece vuole concentrarsi sulla fantascienza americana, convinto che i "dischi volanti" siano una invenzione statunitense e che quindi necessitino di essere confrontati con il loro contesto letterario di origine.
Meurger mostra chiaramente come anche il tema dei rapimenti a bordo dei dischi volanti sia stato inventato ed esplorato dalla fantascienza americana fin dagli anni 30.
Approfondendo la sua ricerca sui rapimenti nella fantascienza, Meurger accumula molte coincidenze che svelerebbero appunto un universo culturale tale da mostrare che la fantascienza non solo ha permesso ma ha pure condizionato la costruzione della tematica Ufo (5, p. 20). Se oggi è in parte dimostrato che Charles Fort e le sue idee appunto "fortiane" (denominazione che include una categoria assai ampia di fenomeni inspiegabili) ebbero notevole influenza sulla fantascienza pre-arnoldiana e infine sull'immaginario della nascente ufologia, molti dei concetti da lui espressi avevano già in qualche modo lungamente incubato nella letteratura di fiction a cavallo del secolo, ed è anche questo che l'analisi sociologica di Meurger riporta con diversi esempi.
I famosi concetti fortiani "Siamo proprietà altrui" e "Ci pescano" erano già presenti nella Guerra dei Mondi di H.G. Wells, e Fort non avrebbe fatto altro che rielaborare, tra gli altri elementi, un lungo brano del romanzo, in cui si ipotizza un mondo futuro dominato dai Marziani, i cui "maestri" hanno creato una classe di "schiavi di prima classe", prigionieri e rinchiusi nelle loro gabbie, che evocano molto bene le bestie alle quali ci paragona l'autore de Il libro dei dannati: siamo nel 1919 (3, p. 82).
Già in un libro di fiction francese del 1910 veniva espressa l'idea di certe sparizioni misteriose interpretate come rapimenti da parte di visitatori celesti.
Infatti nel romanzo Le peril blue, di Maurice Renard, si fa riferimento ad un' "oceano atmosferico" che ci sovrasta, dove noi uomini rappresenteremmo le creature dei fondali rapiti da esseri alati, i Sarvants, dopo essere stati per così dire "pescati" (3, p. 78).
Una pastorella ad esempio viene sollevata da una forza invisibile e portata in cielo "come una povera piccola Vergine Santa spaventata" descriverà il romanziere francese, titolando non a caso il capitolo "Assunzione".
La cattura della pastorella dimostra che i Sarvants dispongono di una macchina volante, nascosta tra le nuvole, che grazie ad un particolare "magnete" attira gente ed animali, e le prede le più disparate di questo "rapimento a distanza". Gli uomini catturati ed impagliati, sono installati in un "lugubre museo oceanografico aereo" (3 p. 77).
Fort perpetuerà questa immagine degli extraterrestri che operano in una prospettiva di "controllo", proprio come noi facciamo con gli animali inferiori, affermando addirittura che potrebbero già "essere tra noi", e supponendo che alcuni extraterrestri siano già stati teletrasportati sulla Terra. Riporterà il caso di un individuo che nel 1928 comparve nella città di New Jersey, assicurando che proveniva dal pianeta Marte (3 p.89).
Tutte queste ipotesi riemergeranno sotto nuova veste nelle tesi ufologiche di Jacques Vallée, il quale sostiene che in realtà gli "extraterrestri" sono sempre stati tra noi, e che ciò che chiamiamo "fenomeno Ufo" non è altro che un "sistema di controllo" dell'umanità (3 p. 90).
Questa forza di controllo immaginata da Fort, anche sulla base di informazioni da lui stesso raccolte, relative ad alcuni strani fenomeni (piogge di pesci, caduta di capelli d'angelo, etc.), ha assunto in seguito specificità diverse nella narrativa di fantascienza. Dobbiamo questo utilizzo a Ray Palmer, lo "sponsor" letterario, tra l'altro, del primo avvistamento Ufo di Kenneth Arnold [1947]: questo editore tra gli anni 30 e 40 convinse molti scrittori di fantascienza a leggere Fort per ricavarne idee da utilizzare nei romanzi (6).

LAGRANGE: NATURA E CULTURA

Meurger, tracciando lo stesso tipo di iter che ho riassunto, regola la questione della "causa prima" delle tematiche ufologiche in modo assai diverso da Meheust, mentre quest'ultimo, nella sua seconda opera del 1985, Soucoupes volantes et folcklore, proponeva di identificarne la "causa prima" nelle "transe apatridi", vale a dire esperienze che, al di là della cultura umana (ma con culture umane come sfondo), troverebbero il loro motivo di esistere in una natura umana, transculturale e astorica.
Difendendo l'idea secondo la quale il contesto culturale condiziona le forme dell'immaginario, e soprattutto che il solo contesto che permette di comprendere le testimonianze Ufo è quello dell'immaginario tecnologico americano, Meurger intende rendere obsolete due domande che potrebbero invece suscitare un vasto dibattito: la prima sul ruolo eventuale degli altri registri culturali oltre la fantascienza; la seconda sulla natura delle testimonianze e delle esperienze Ufo.
Lagrange, commentando in tal senso l'ipotesi di Meurger, si pone una serie di domande. La fantascienza non è altro che l'ultimo dei travestimenti utilizzato da un "fenomeno" che, prima, si era manifestato sotto la maschera della stregoneria, del folklore e dello sciamanesimo? I resoconti delle testimonianze relative alle osservazioni Ufo rinviano ad un fenomeno (o a determinate esperienze), oppure si tratta di semplici racconti? Se il testimone Ufo è preso dal contesto dell'immaginario tecnologica, contesto che esercita un controllo sulla sua percezione dei fatti, cosa dobbiamo pensare dei lavori di Meheust che propongono delle similitudini con il folklore e/o con la stregoneria? Possiamo arrivare a una comprensione maggiore collegando gli Ufo a contesti diversi da quello tecnologico?
A quest'ultima domanda Meurger sembra rispondere decisamente, e anche polemicamente, con un secco no: per lui, gli Ufo si inscrivono in un registro scientifico e tecnico, ed i legami che Meheust ha creduto riscontrare con il folklore fantastico del mondo rurale sono solo l'illusione ottica di un intellettuale.
Ma il fatto stesso che certi testimoni esitino a lungo prima di decidersi se le entità che hanno visto sono extraterrestri o angeli pare comunque un fatto di per sé emblematico. Come risolvere questo aspetto?
Lagrange si domanda se questo dubbio si inserisca in qualche modo nelle analisi di Meurger, traendone la conclusione che in fondo la fantascienza non è che una tra le tante risorse utilizzate dal testimone (o dagli ufologi) per produrre il loro racconto e, per essere simmetrici, le condizioni che producono la fantascienza popolare possono forse essere le stesse che producono anche gli Ufo.
Cosa ci vieta infatti di pensare che certi testimoni di campagna della grande ondata di osservazioni di dischi volanti del 1954 abbiano affondato tanto nel folcklore "tradizionale" aggrovigliato di riferimenti interplanetari, quanto negli articoli e nei fumetti a contenuto spaziale e tecnico che pubblicava a quei tempi la stampa locale?
Posta tale domanda si può concordare con Meurger, così come fa Lagrange, che la fantascienza sia il registro privilegiato per l'elaborazione delle esperienze Ufo. Se vi è filiazione è più probabile che questa sia tra fantascienza e Ufo, che tra folklore e Ufo.
Ma come non essere ancora d'accordo con Lagrange quando afferma che l'enigma circa il rapporto tra dischi volanti e folklore rimane.
Una seconda problematica che solleva il lavoro di Meurger, è quella di capire se abbiamo a che fare con esperienze o con racconti, con un vissuto oppure con tradizioni culturali.
Infatti Meurger si chiede se le persone che riportano di essere state rapite abbiano vissuto una qualche esperienza, tipo transe, ad esempio, oppure abbiano semplicemente costruito, sull'influenza del contesto culturale in cui sono immersi, un racconto che serve ad esprimere il registro di tale esperienza.
La polemica ricorda molto da vicino una controversia che contrappone in modo quasi violento gli storici e gli antropologi, a proposito del carattere di "vissuto" della stregoneria e dell'esistenza in Europa di pratiche di tipo sciamanico (in tal senso i lavori dello storico Carlo Ginzburg, che considerano la stregoneria più un fatto di riti che di miti).
Si può dire allora che per Meurger, le esperienze Ufo più che porre il problema della scoperta di una "endorfina", trovano una soluzione nel dispiegamento della cultura di cui esse sono il risultato.
In sostanza tutto il problema può essere riassunto nella domanda "credenza o esperienza?", e rinvia alla questione più generale dell'opposizione tra natura e cultura.
Per la maggior parte degli analisti del "dossier Ufo", la soluzione del problema posto dagli Ufo si trova nella fisica, e non nella psicologia, all'esterno della persona e non all'interno.
Ma in entrambi i casi si deve sottolineare che la soluzione è di tipo naturalista.
Ciò a ben vedere è vero anche nel caso che si supponga una causa ET del fenomeno.
Il contesto e la storia, precisa Lagrange, non sarebbero che un ornamento che permette ad una "scena primordiale" di ripetersi davanti a noi. Secondo questa formula la tecnologia non sarebbe che l'ultimo mascheramento di un non-si-sa-cosa astorico che produce queste esperienze.
Al contrario, afferma lo stesso Lagrange, Meurger propone una spiegazione che non solo si colloca risolutamente dal lato della cultura del testimone, ma che non concepisce la cultura solo come un puro e semplice ornamento.
La cultura è il fenomeno stesso.
Inutile insomma per Meurger lanciarsi dietro il contesto o la storia alla ricerca di una realtà stabile e tangibile.
Prolungando all'estremo un tale ragionamento non solo Meurger espelle l'ipotesi della transe e/o dell'esperienza, ma in fondo espelle la stessa Natura, approccio che a modo di vedere di Lagrange solleva due problemi:
1) Vi è una frontiera netta tra spiegazioni naturaliste e culturaliste? Detto in altro modo, l'eventuale "transe soucoupique" non sarebbe allo stesso modo un processo naturale e culturale?
2) Non si può andare oltre proponendosi di rovesciare le spiegazioni che vedono l'Ufo come il risultato di un processo culturale o naturale, per farne l'operazione che può produrre natura e cultura?
Se Lagrange si pone questa seconda domanda, è perché in fondo crede che la differenza tra Meheust e Meurger non sia così radicale come si potrebbe pensare di primo acchito.
Al di là delle loro divergenze, essi non rimettono in questione l'esistenza della natura. Che l'utilizzino come spiegazione in un caso, o che la rigettino nell'altro, nessuno dei due dubita della sua presenza, e soprattutto della sua preesistenza.
Afferma in conclusione Lagrange: "Ora, mi sembra che si dovrebbe andare più lontano di queste analisi e riproporre il problema degli Ufo (o della stregoneria e dello sciamanesimo) non scegliendo entro natura e cultura, ma seguendo il modo con cui l'Ufo inventa la natura e la cultura e soprattutto, nella maggior parte dei casi, esso rifiuta di inventarli come due mondi separati..." (5 pp. 20 -23).

MEHEUST: IL PROBLEMA DEL "VISSUTO"

Meheust non mancherà di commentare le ipotesi contenute nel libro di Meurger (7).
Lo studio di Meurger sembra proprio partire da una critica circostanziata all'approccio meheustiano.
Meurger sembra, più o meno implicitamente, sospettare Meheust di essere junghiano, e quindi di manipolare con troppa superficialità concetti solforosi come quelli di "archetipo" e di "inconscio collettivo", essendo attirato da certe posizioni che lui definisce in senso negativo "arcaicizzanti". Il Meheust descritto da Meurger sarebbe posseduto da una specie di "Daimon junghiano", e quindi proprio per questo amante delle soluzioni misteriose; inoltre sarebbe un "avversario della modernità che "rifiuta la storia"; e infine non avrebbe saputo vedere nella fantascienza che una sorta di "pseudomorfosi del sacro", incapace, in conclusione, di cogliere la novità e la specificità che la caratterizzano (3 pp. 15-16 e p. 103).
Meheust, pur non vedendo perché uno studioso dovrebbe giustificarsi del fatto di essere junghiano, afferma in tutta risposta di non essere né junghiano né arcaicizzante, rifiutando questa definizione anche per il periodo in cui, ancora giovane, scrisse il suo primo libro.
Certo il suo "Science-fiction et soucoupes volantes" faceva riferimento a nozioni junghiane quali quella di "archetipo", prestando il fianco a questo tipo di critiche, ma le ragioni dell'approccio di questa opera prima risiedevano più semplicemente, secondo il suo stesso autore, nella sua cultura di giovane studente di filosofia, che non aveva ancora ragionato in profondità, né assunto una ideologia specifica.
Quindi Meheust si meraviglia che non sia stato preso atto del fatto che pochi anni più tardi, nel suo "Soucoupe volantes et folklore", egli si fosse già staccato da Jung e dalle sue prospettive, optando per un approccio più empirico e più semplice; ed è anche abbastanza colpito dal fatto che questo secondo libro non venga mai citato da Meurger.
Meurger sembra infatti da un lato criticare il Meheust "junghiano" prima maniera, e dall'altro riprendere (ignorando almeno in apparenza il Meheust seconda maniera) molte analisi sviluppate dallo stesso più di venti anni prima del suo libro (7 pp. 27-28).
L'esempio del "marziano" nano e macrocefalo, proiezione dell' immagine dell'uomo del futuro ispirata dallo scrittore H.G. Wells, che trionferà nella successiva letteratura di fantascienza generando proprio questa visione dell'extraterrestre, era già presente negli scritti precedenti di Meheust laddove egli concludeva: "È bene insistere una volta per tutte sull'aspetto 'specchio' delle apparizioni di umanoidi dalla grossa testa. Il volume cefalico come rivelatore dell'intelligenza è una nozione puramente occidentale, che emana dal XIX° secolo e dallo scientismo separatista. Non lo ritroviamo nelle antiche tradizioni che, al contrario, immaginano il corpo come un vasto sistema di trasmutazioni di energia. Per queste tradizioni (per esempio i Greci) la bellezza e l'armonia fisica simboleggiano l'evoluzione spirituale, mentre la difformità cefalica rappresenta piuttosto l'evoluzione diabolica" (3 p. 130).
Se Meheust, nel 1981, si era diretto verso il folklore invece di continuare ad insistere sul dossier della fantascienza, come continuerà a fare Meurger più tardi, è essenzialmente perché gli era sembrato che la dimostrazione di "Science-fiction et soucoupes volantes" non fosse stata sufficiente, ed anzi pensava che continuando a mettere certi ufologi davanti ai racconti di fantascienza non si sarebbe fatto altro che rinforzare la loro fede nella realtà oggettiva, di primo grado, dei dischi volanti. A quell'epoca Meheust si proponeva, a torto o a ragione, di ricondurre la fantascienza al suo statuto di racconto e di produzione dell'immaginario, culturalmente situato.
I dischisti che non sarebbero stati probabilmente convinti dalle pannes causate dall'aereo dello scienziato pazzo della fantascienza, forse si sarebbero piegati di fronte alle storie delle carrette rallentate dal Diavolo dei racconti del folklore raccolte da Meheust.
Nel proporre l'ipotesi circa i possibili paralleli tra folklore e Ufo si accontentava di sottolineare che era la stessa fantascienza che aveva rielaborato i vecchi temi della nostra cultura.
Oggi Meheust sembra aver preso sempre più coscienza della singolarità della mitologia dischista, con particolare riferimento ai rapimenti alieni, che sarebbero strettamente correlati al fatto che la modernità (in particolare americana) ha totalmente sconvolto le modalità di produzione del materiale folklorico.
Mentre Meheust ha continuato a dimostrare, ogniqualvolta ha potuto, la risemantizzazione delle vecchie tematiche, Meurger pare invece essersi concentrato per non vederla affatto.
Afferma infatti Meheust: "Il mio scopo era infatti di dimostrare che avevamo a che fare con un folklore vivente ed evolutivo... Non vedo perché il fatto di porre le cose in questa prospettiva possa essere ritenuta un'operazione arcaicizzante e chiusa all'evoluzione."
L'obiettivo dovrebbe essere quello di poter misurare le trasformazioni e gli slittamenti di senso, e infine l'emergere di novità.
Meheust usava il vecchio materiale del folklore come punto di riferimento sul quale verificare il movimento delle produzioni immaginarie. Affermare la singolarità (ufologica) del "qui e ora" può essere fatto, a suo parere, soltanto se si situa questa singolarità sullo sfondo di lunga durata delle produzioni immaginarie.
E neanche Meurger sembra poterlo evitare. L'immaginario tecnologico ed emergente della fantascienza sembra non potersi spiegare da solo, dato che il nostro storico consacra un intero capitolo del suo libro a mettere in prospettiva i rapimenti alieni, confrontandoli con i racconti di rapimento soprannaturale del Medio Evo.
Comunque, il pomo della discordia tra i due sembra concernere piuttosto il problema del "vissuto".
Meurger rimprovera a Meheust una attrazione romantica, per questa nozione di "vissuto", e quindi una sopravvalutazione del tema stesso.
La tesi proposta invece da Meurger, che Meheust definisce "effetto del racconto", parte dal presupposto che se si accumulano un numero sufficiente di testi, di dati, si potrà capire che i cosiddetti "avvenimenti vissuti" non sono nient'altro che l'effetto di una retorica legata all'enorme accumulo, nella cultura americana, di racconti di fantascienza.
Questo accumulo di racconti renderebbe di per sé inutile porsi la domanda del "vissuto".
Meheust ritiene che una tale tesi presupponga una fede del tutto positivista nella possibilità di poter pervenire ad una sorte di descrizione esaustiva della realtà. Secondariamente vi è un'idea meccanicistica secondo la quale la semplice accumulazione dei dati realizzi il salto qualitativo che permette il passaggio dalla fiction all'incarnazione soggettiva, la faction (gioco di parole inglese composto da fact e fiction).
Infine Meurger tenderebbe a presentare i racconti dei rapiti come riproduzioni meccaniche e mimetiche dei racconti di fantascienza precedenti.
Il presupposto positivista che la documentazione parli da sola è sconfitto sin dalla nascita dagli storici, i quali sono oggi tutti d'accordo sul fatto che la storia ricostruisce la realtà in funzione delle esigenze di una cultura data.
Ricordandoci questo aspetto importante, Meheust sottolinea inoltre quanto gli pare utopistico che attraverso una accumulazione di dati si possa rendere conto del salto qualitativo che è rappresentato dalla faction.
Secondo Meheust il problema del passaggio finisce prima o poi per porsi, ciò che rende comunque necessario la presa in carico del dossier da parte dello psico-folklore.
Infine, la tesi implicita secondo la quale i racconti dei rapiti non sarebbero altro che pura duplicazione delle fictions anteriori gli pare molto riduttiva e sembra urtare contro l'evidenza del fatto che questi racconti possiedono un profilo specifico, e non sono pura e semplice duplicazione, ma al tempo stesso invenzione.
Meheust non vuole poi dimenticare il fatto che il dossier UFO ci mette a confronto con una massa considerevole di inchieste e rapporti che rinviano ad avvenimenti dati come vissuti, cosa che non può essere semplicemente accantonata nei nostri ragionamenti; afferma infine che a prima vista il dossier UFO sembra indicare che i testimoni, in un modo che non capiamo, sono stati messi di fronte a "qualcosa": è quindi su chi nega questo vissuto dei testimoni che graverebbe l'onere della prova.
Infatti, sostenere che non esiste "vissuto" è esattamente come procedere ad una interpretazione dei fatti.
Precisa Meheust a proposito delle affermazioni di Meurger: "Affermare non è dimostrare. Il fatto incontestabile che i racconti dei testimoni ripercorrano una gran mole di fictions anteriori, non può provare che questi testimoni facciano semplicemente funzionare una sorta di retorica".
L'incarnazione soggettiva delle credenze è un fatto innegabile, ma ciò non ha mai significato per Meheust che questa incarnazione si produca sempre con la grande intensità dei vissuti della transe, in modo spontaneo e immediato.
Vi sarebbe tutta una scala di intensità e di modalità molto varie, laddove la transe occuperebbe solo il limite superiore di tali esperienze soggettive.
Allorquando una persona, attraverso un processo di memorizzazione, lungo e tortuoso quanto si voglia (ad esempio attraverso l'ipnosi), finisce per ricordare di essere stato rapito dagli extraterrestri, e per esserne assolutamente persuaso, vi è già una mitologia vissuta.
Dato ciò, per Meheust non significa che oggi parlare di "vissuto" significhi di per sé produrre una spiegazione chiara e definitiva, ma invece più semplicemente "confessare una perplessità, e aprire un cantiere" (7 pp. 29-31).

CONCLUSIONI LAGRANGIANE: RIPRENDIAMO DALLA PREMESSA

Già nel 1951 l'astronomo razionalista Evry Shatzman si era battuto con un articolo contro l'imperialismo americano che si andava manifestando attraverso i dischi e la fantascienza. Questi romanzi "pseudoscientifici" vennero definiti da Shatzman come "storie, di una grande indigenza intellettuale, dove il romanzo di avventura della più grande volgarità è rinnovato da pretese 'scientifiche' [...] lette da milioni di giovani in America". Lo scienziato concluse criticando severamente gli ufologi della prima ora: "M.M. Heard, Keyhoe, Scully, hanno letto troppa fantascienza prima di commettere i loro crimini intellettuali" (8 p.117).
Shaztman non sarà molto più gentile con la successiva generazione di ufologi, e si calmerà solo di fronte alle imprese del monnerismo, che avrà il grande merito di riportare l'ufologia nel cosiddetto alveo della razionalità.
La discussione sui dischi volanti si è in effetti sempre trovata presa entro due fuochi.
Se gli "scettici" liquidano i dischi riducendoli a influenze culturali, i partigiani degli Ufo tentano di dimostrare che questa influenza non esiste, e che i testimoni non leggono fantascienza.
Ci spiega Lagrange: "Sfortunatamente, nella nostra epoca, non si può più credere che esista gente che non abbia mai inteso parlare di fantascienza e di dischi volanti. Dobbiamo dunque finire per concludere che le osservazioni Ufo non sono altro che osservazioni deformate dagli stereotipi culturali? Si può stabilire che, in certi casi, i testimoni non hanno letto fantascienza e hanno descritto fedelmente i fatti? Sfortunatamente ponendosi simili domande, gli "scettici", non meno dei "credenti", seguono una pista falsa. Sono in disaccordo sulla risposta, ma si intendono bene sulla domanda. Ora il problema non è nella risposta, ma nella domanda stessa. In effetti è innegabile che i testimoni conoscano, anche se da lontano, i temi veicolati da una cultura popolare come la fantascienza, e ci si può certo domandare se la sua influenza si eserciti come lo credono "credenti" e "scettici".
Ciò che si deve contestare, è la teoria secondo la quale certi fenomeni, come i dischi volanti, sarebbero null'altro che il risultato di percezioni influenzate dal contesto sociale e culturale. Ma bisogna farlo senza negare l'esistenza e l'importanza di questa cultura, e ridefinendo piuttosto il suo posto e la sua funzione. In effetti, nel modo in cui è formulata, la teoria dell'influenza culturale pone due problemi: in primo luogo questa teoria si concentra sui fatti detti non scientifici ed esclude i fatti scientifici dall'analisi sociale... solo i dischi sarebbero il risultato di questa influenza e non i fatti scientifici che si suppone essere immuni da tale influenza..." in conclusione quindi: "Mentre gli scienziati e la "culture savante" sono gli attori che svelano la realtà o la producono, i testimoni di dischi volanti e altri appassionati di parascienze sono spugne culturali che si lasciano trascinare dalle correnti, senza nulla capire delle forme semplificate della "culture savante" trasformata in cultura popolare. Sfortunatamente per questa teoria, i fatti scientifici non sono al di fuori della cultura ed i testimoni sono anch'essi buoni sociologi. Come risultato, tutto ciò dimostra che la spiegazione culturale si applica bene ai dischi, ma che ciò non permette di concludere circa la loro inesistenza" (8 p. 117).
Insomma gli ufologi si ostinano a dimostrare che i testimoni non leggono fantascienza, ma sarebbe più logico domandarsi perché mai un testimone, anche se legge libri di fantascienza, non possa avere il diritto di pensare "logicamente", almeno tanto quanto uno scienziato che ne legge altrettanta (8 p. 120).
L'esempio del teletrasporto che ho riportato nelle prime pagine ci trasporta velocemente in una realtà dove le influenze non sono a senso unico e dove la realtà è più facile da addomesticare nei fatti della fisica, che non nelle parole di certi razionalisti (9).

NOTE

1) Michel Carrouges, "Les apparitions des Martiens", Paris, Fayard, 1963.
2) Bernard Meheust, "Science -fiction et soucoupes volantes", Mercure de France, 1978.
3) Michel Meurger, "Alien Abduction; L'enlevement extraterrestre de la fiction a la croyance", Scientifictions: La Revue de l'Imaginaire Scientifique, n. 1, Vol. 1, riv. Encrage, 1995.
4) Massimiliano Antonioli, "Teletrasporto: a che punto siamo?", riv. Star Trek, La rivista ufficiale, n. 10, Agosto 1999.
Sull'impossibilità attuale, per i nostri scienziati, di teletrasportare oggetti, che non siano particelle di luce per "accoppiamento", rimando all'articolo: Anton Zeilinger, "Il teletrasporto Quantistico", riv. Le Scienze, n. 382, Giugno 2000, pp. 34-45.
5) Pierre Lagrange, "Entre nature et culture, la part des soucoupes", Anomalies, L' Observateur des Parasciences, n. 2, Gennaio-Febbraio-Marzo 1997.
6) Jan Simmons, Contributing editor di Fortean Times,
http://www.forteantimes.com/ .
7) Bernard Meheust, "L'idée venue des bas fonds",riv. Anomalies, L' Observateur des Parasciences, n. 2, Gennaio-Febbraio-Marzo 1997.
8) Pierre Lagrange, "La vérité est ailleurs", riv. Bifrost, n. 19, Luglio-Agosto 2000.
9) Ho estreme difficoltà a scindere tra loro categorie quali lo scetticismo, il razionalismo ed infine il monnerismo ed il loro relativo utilizzo in ufologia, che indico genericamente con la definizione "certi razionalisti".
Tutti questi atteggiamenti sembrano voler evitare ogni tipo di conflittualità con quella che a loro parere deve essere la logica che soggiace ad una certa realtà dei fenomeni Ufo.
Tali fenomeni molto semplicemente non esistono o possono essere ridotti nel prossimo futuro con l'utilizzo di qualche altro fenomeno già conosciuto, con particolare riferimento all' errore percettivo.
In tal senso il monnerismo è di una semplicità sconcertante come livello di analisi.
Nel libro "Le naufrage des extraterrestres" (1979) Michel Monnerie, adotta argomentazioni meno negazioniste di quelle utilizzate, anche con una certa imprecisione di termini, in "Et si les ovni n' existaient pas?" (1978) (non sarà ad esempio negativo di fronte alle allora nascenti ipotesi persingeriane), ma per poi allontanarsi frettolosamente da qualsiasi ipotesi che affondi nella necessità di ulteriori studi ed ipotesi: Monnerie ha fretta di chiudere il dossier-UFO.
Monnerie (vedi pp. 101-104) si complimenta addirittura con B. Meheust per il suo "Science-fiction et soucoupe volantes" , definendolo un libro di colossale erudizione e rara intelligenza; peraltro, pur negandolo a parole, tradisce l' autore di "Science-fiction et soucoupe volantes" riducendo le sue analisi così articolate ad una sorta di affermazione contraddittoria, attraverso la quale Meheust cercherebbe invano di "conciliare scienza e fede" circa l' esistenza del fenomeno.
Per Monnerie tutto ciò che resta di tali analisi è che: "...l'importante, l'innegabile, è che noi siamo immersi in un clima culturale".
Anche la psicologia costruttivista di Manuel Jimenez, e siamo al 1997, non si differenzierà molto nella sua analisi semplificatrice del problema.
In "La psycologie de la perception" (1997) Jimenez dovrà affrontare seppur marginalmente alcune caratteristiche delle esperienze Ufo, facendo ricorso al rapporto esistente tra Ufo e fantascienza (vedi pp. 111-113).
Jimenez sottolinea il fatto che il sociologo Bruno Renard avrebbe notato che i testimoni Ufo sono, più di altre persone intervistate, interessati alla fantascienza e che un inchiesta condotta dall'autore stesso insieme a Philippe Bresse avrebbe fatto constatare una confusione tra Ufo e opere di fantascienza, quando si domanda agli intervistati circa libri o trasmissioni che trattino l'argomento.
Jimenez molto velocemente cita anche il lavoro comparativo sviluppato da Meheust, ricordando per esempio come certi battelli volanti, descritti da centinaia di testimoni, negli Stati Uniti nel 1897, si muovessero allo stesso modo del mezzo volante descritto da Jules Verne, nel suo romanzo "Robur le Conquerant", pubblicato nel 1886.
Secondo Jimenez altri lavori suggeriscono una relazione, lungo tutto il secolo, tra l'evoluzione delle testimonianze e quella dei films che hanno per soggetto le aeronavi extraterrestri, e questo anche per quanto riguarda le caratteristiche di tali mezzi.
Ancora una volta la cultura è l'unica colpevole delle percezioni dei testimoni Ufo, ed in conclusione per Jimenez: "Tutti questi dati suggeriscono che la precisione dello schema degli Ufo è determinata dall' interesse che si presta al fenomeno, dalla lettura di libri, ed il seguire trasmissioni televisive di soggetto ufologico" (vedi p. 110).

Ringraziamenti: tra le tante persone che hanno reso possibile questo articolo ringrazio P. Lagrange, M.Orlandi, G.Stilo, R. Labanti; un particolare ringraziamento a A. Zabini per la sua attenta rilettura ed i tanti suggerimenti utili.

Già pubblicato in versione ridotta da Ufoforum, riv. del CISU ©.
Un ringraziamento al sito UFOPOP (Flying Saucers in Popular Culture) da cui sono state tratte tutte le immagini contenute in questo articolo:
Amazing Stories, novembre 1926
Amazing Stories, ottobre 1927
Amazing Stories Quaterly, inverno 1930
Science Wonder Quaterly, primavera 1930
WonderStories, febbario 1936
WonderStories, aprile 1936
ThrillingWonder Stories, maggio 1940
Comet, maggio 1941

venerdì 6 ottobre 2000

LE NEBBIE DELLO STRANO CASO DEI CONIUGI VIDAL [articolo]

Ricordate il famoso caso dei coniugi Vidal, la coppia argentina che sarebbe stata "teletrasportata" in quarantotto ore dall'Argentina al Messico, alla fine degli anni 60? Non ho dubbi sulla generale risposta positiva.
In realtà più simile ad un trasporto stregonesco che ad una moderna abduction ufologica, la notizia attraversò il globo con una velocità... teletrasportativa assai simile a quella del fantomatico evento. A ben vedere gli elementi strettamente ufologici del caso erano assai pochi, ma il background nel quale fu annunciata la notizia, non poteva che far pensare ad una esperienza legata agli Ufo, anzi più ai dischi volanti ed ai loro enigmatici piloti, che parevano controllarci.
Da quella storia in poi qualsiasi spostamento inspiegabile del testimone-Ufo, è stato spesso ricompreso sotto la voce omnicomprensiva di "teletrasporto", voce che ha finito per inglobare diverse tipologie, per le quali oggi è però bene domandarsi cosa realmente abbiano in comune e se davvero esse celino una qualche realtà non semplicemente psicologica.
Abbiamo continuato, anche in questi anni recenti, a considerare il caso Vidal come un fatto perlomeno strano, dimenticandoci di tornare sul luogo del "delitto", per verificare se alla storia originaria si fossero aggiunti nel tempo altri elementi interpretativi.
In questo articolo non si giungerà alla conclusione che si tratti di un falso conclamato, ma si spiegherà come, riesaminando il caso argentino in occasione di un'analisi più generale del fenomeno dei teletrasporti, siano venuti alla luce nuovi importanti elementi di giudizio. Delineerò dunque un "prima", un "durante" e un "dopo" del caso Vidal che spero possano servire almeno a far capire quanto l'indagine di un caso ufologico non sia mai finita, e quanto il sociologo -se non lo storico dell'ufologia- abbiano da lavorare per comprendere o semplicemente per raccogliere notizie dimenticatate o trascurate per pigrizia o eccessiva acquiescienza. Cercherò inoltre di indicare alcuni aspetti che, a mio avviso, rendono il caso Vidal non isolato, non "unico", e che comunque lo legano ad una cultura ancora flebilmente portatrice di una arcaica visione della realtà di cui persistono solo alcuni rari riferimenti di tipo "sciamanoide".

IL "DURANTE"

Il 3 maggio 1968 i coniugi Vidal (in particolare il dottor Gerardo Vidal e sua moglie, la signora Raffo de Vidal) stavano rientrando a casa di ritorno da una cena con i coniugi Rapallini, che erano già partiti prima di loro per dirigersi alla città Maipù, luogo finale di destinazione. Una nebbia si sarebbe improvvisamente formata di fronte all' automobile dei Vidal, che dal quel momento sarebbero caduti in uno stato di incoscienza. Si sarebbero risvegliati incolumi, ma con la vernice dell'auto completamente bruciacchiata e gli orologi fermi sull'ora di inizio dello strano viaggio. Il loro ritrovamento e rimpatrio da Città del Messico, dove sarebbero inspiegabilmente finiti, fu narrato dai giornali "La Razon" di Buenos Aires il 3-4-5 giugno 1968 e da "Cordoba" del 4-5 giugno 1968 , ma la storia fu quasi subito smentita dai coniugi Rapallini (1 p.159-159)
Non riuscendo a contattare i coniugi Vidal, cui nessuno sembrava in grado di risalire, i media locali avevano cercato infatti di sentire gli amici dei Vidal attraverso uno scrittore, Martín Rapallini, residente in Maipù, che confermò che suoi parenti, tra cui la figlia María Amalia Rapallini , erano stati contattati dai diversi giornali, ma che avevano smentito la circostanza riferita (2).
Sembrava che la famiglia Rapallini avesse legami familiari con i Vidal, e da qui il tentativo fatto sui Rapallini per avere ulteriori notizie. Sta di fatto però che altri parenti dei Vidal (in specie la sorella Aida Rapallini e la zia Maria Eulalia Rapallini) avrebbero confermato la storia del teletrasporto alla cerchia di amici intimi (3 p. 4).
La dichiarazione di Martín Rapallini di non sapere nulla sui fatti fu presa da "La Razon" come una conferma ai propri sospetti, tanto da indurre a pensare ad "... una rigida proibizione di non divulgare i fatti" (4 p. 305).
In seguito la "diceria" aumentò attraverso le televisioni locali di Capital Federal e di Mar del Plata. Lo scrittore convocò addirittura una conferenza stampa per smentire il crescendo delle notizie (2).
A quanto pare, forse l'unico testimone (indiretto) dell'accaduto sarebbe stato un giovane , presunto parente dei Vidal, che venne intervistato nel talk show "Sabados circulares de Mancera", uno dei programmi televisivi più popolari di quel tempo. La notizia corse in tutto il paese, ed in breve spuntarono altre persone che asserivano di aver conosciuto i Vidal (4 p. 305).
Eppure, l'avventura dei Vidal è stata considerata dal noto ufologo Jacques Vallée, nel suo "Confrontations", come una pura invenzione . Durante un suo viaggio di studio in Argentina era stato proprio quello il primo caso a cui si era dedicato: a sentire nominarlo i colleghi argentini erano scoppiati a ridere. Erano anni che cercavano inutilmente di rintracciare i Vidal. Pertanto concludeva Vallée : "Non ci sono dei Vidal; l' incidente non si è mai prodotto!" (5 p.120).
Eppure, ancora nella seconda edizione (1997) del suo "UFO, Visitatori da Altrove" l'ufologo Roberto Pinotti precisava che in conseguenza dell' indesiderato viaggio i coniugi Vidal avevano accusato "dolori alla nuca". Pinotti non sembrava avere dubbio alcuno circa la realtà della storia (6 p.143).
Peraltro anche un articolo del settembre-ottobre 1968 dell'ufologo argentino Oscar A. Galindez non indicava nulla che possa far pensare che un' indagine approfondita del caso in questione fosse stata messa in atto. L'ufologo, sulla rivista anglofona Flying Saucer Review citava "documentazione" in sue mani, ma si limitava poi a riportare in nota, come fonti, notizie di stampa e non meglio precisate "comunicazioni personali". Più esattamente scriveva: "I giornali argentini dai quali abbiamo preso la storia sono La Razon di Buenos Aires del 3-4-5 giugno 1968 ed il Cordoba del 4-5 giugno 1968". Galindez sottolineava che i giornalisti non hanno potuto fare a meno di notare un punto "strano ma significativo": praticamente tutti i parenti del Dr Vidal avevano fatto perdere le loro tracce da Maipù!
Secondo Galindez ciò era avvenuto per evitare spiacevoli domande. Da ciò concludeva come pure in questo caso fosse scesa una odiosa "cortina di silenzio". Rilevava poi similitudini tra la celebre abduction dei coniugi Hill, avvenuta nel 1961, e la faccenda dei Vidal (le tracce sull' auto, l'orologio bloccato, ed il missing time) (3 pp. 3-4).
L'automobile dei Vidal, una "Peugeot 403", sarebbe stata inviata negli Stati Uniti, "per essere studiata". Secondo gli ufologi che scrissero del caso a partire da Galindez, senza alcun dubbio, nell'occasione c'era stato un intervento dei servizi segreti statunitensi. Il console argentino, Rafael Lopez Pellegrini, sarebbe stato anzi obbligato a non fare parola del fatto, in modo da poter dar tempo alle autorità di effettuare un' inchiesta (3 pp. 3-4) (7 p. 124).
Si noti che il primo caso di abduction in territorio argentino fu riportato di nuovo dal "La Razon", soltanto due giorni dopo le notizie sui Vidal: si trattava del "rapimento" del noto pittore e scultore Benjamin S. Parravicini (8. p.11).
Di tutto è stato scritto circa l'assenza dei testimoni Vidal. Una ulteriore indiscrezione pervenuta alla "Flying Saucer Review" (si veda il nr. 5 del 1970, p. 11) affermava che la signora Vidal sarebbe morta di leucemia all' inizio del 1969, cioè pochi mesi dopo la sua sconcertante avventura( 9 p.15).
Lo studioso argentino Alejandro Chionetti, in una comunicazione privata all'ufologo Antonio Ribera, scriveva raccontando della sua lunga indagine per fare luce sul mistero Vidal: "Molte peripezie che mi sono successe hanno un che di cinematografico. Non ho visto... i MIB, però ho dovuto eludere vari inseguimenti di auto, in maggioranza Ford Falcon.
Il caso Vidal è come interrato. Non ne sappiamo la causa. La maggior parte delle piste sono state cancellate nel 1968, quando il caso cominciò ad essere pubblicato dalla stampa. Quindici anni dopo, le poche strade che son riuscito a percorrere mi han portato in vicoli senza uscita, i quali complottavano per obbligarmi a credere che la famosa coppia apparsa in Messico, non era mai esistita, e che era stata inventata a suo tempo dalla stampa o da qualche parente burlone" (7 pp. 126-127).
Diversi investigatori sostengono oggi che il "caso" non fu altro che la propaganda di una pellicola argentina, poco conosciuto: "Che Ovni", interpretato da Jorge Sobral e Javier Portales, il cui protagonista (Sobral) insieme ad una affascinante autostoppista è rapito da un Ufo, il cui comandante è appunto Javier Portales. Sobral riappare dal nulla a Parigi dove nel proseguio della storia diventa un famoso cantante e ballerino di tango (4 p.306) (10).



















FIG. 1
La copertina della rivista UFOFORUM (2001) che mostra la locandina del film "CHE OVNI " (1968). Il riferimento all'anno 1975, sulla locandina, indicherebbe un ipotetico futuro, non molto lontano. (Fonte: P. Toselli)




Ogni tentativo di ritrovare i coniugi Vidal si è per lo più risolto con "qualcuno" che aveva sentito la storia di seconda o terza mano, ossia il meccanismo tipico della leggenda metropolitana. Infine l'investigatore argentino Alejandro Agostinelli dopo una lunga re-indagine (e grazie alle indicazioni del suo amico Alejandro Chionetti), nel 1996 ha intervistato il cineasta Anibal Uset, ed è riuscito a far ammettere allo stesso di aver fabbricato la notizia di tutto punto, con l'aiuto di un giornalista proprio per pubblicizzare la pellicola "Che Ovni" (10).
L'auto con cui il protagonista del film è "teletrasportato" è una Peugeot 404 bianca, come nel caso Vidal. Il testimone che prestò il volto come "testimone" nel programma televisivo "Sabados circulares de Mancera" è in realtà una semplice comparsa e un complice di Uset (4 p. 306).


Uset ha confessato inoltre ad Agostinelli, che il nome "Vidal" era inventato, e che il redattore del primo articolo di giornale sul caso lo avrebbe ideato ispirandosi ad una località vicino a Maipù denominata "Coronel Vidal".

Il film "Che Ovni", in tipico "stile Ed Wood", uscito due mesi prima della pubblicizzazione del caso Vidal sui giornali, ebbe comunque scarsissimo successo, per diventare solo più tardi un cult-movie nazionale per cinefili. A quasi trent'anni dalla burla, Uset ha confessato che ai tempi si era spaventato perla dimensione che aveva assunto la storia. Col passare degli anni aveva incontrato così tanta gente che aveva affermato di aver conosciuto i coniugi Vidal, da convincersi quasi che la storia coincidesse con un qualche fatto realmente accaduto.

Anche l'inchiesta di Agostinelli lascia irrisolti alcuni quesiti, tant' è che lo stesso studioso sembra voler approfondire ancora alcuni punti (10). Sembra che non sia stato possibile trovare i Vidal perchè non c'erano prove della loro esistenza, e non c'erano prove della loro esistenza perchè non è stato possibile trovarli. Domandarsi perchè per costruire la storia si sarebbe fatto ricorso ad una famiglia vera, i Rapallini, è lecito, ma la fatidica domanda dovrebbe essere posta al giornalista che, nel giugno '68 avrebbe aiutato Anibal Uset: purtroppo del giornalista attraverso Agostinelli non conosciamo nè il nome nè sappiamo dove egli si trovi oggi.
Qualcosa di più ho appreso di persona il 4 Giugno del 2000 in un breve colloquio con l'ufologo argentino Alex Chionetti (presente come conferenziere ad un Convegno a San Marino con la relazione sull'imbarazzante caso di una repeater sud-americana).

Chionetti mi ha detto di essere stato lo scopritore della verità sul caso dei coniugi Vidal.

A suo avviso il caso "è una storia" e fin dall'inizio era stato chiaro trattarsi di una leggenda nata soprattutto dai giornali di Buenos Aires.

Chionetti ha confermato la non attendibilità di "La Razon" che aveva già da prima la tendenza ad inventare. Diverse strade avrebbero convogliato la diceria fino al suo apice; anche a Maipù non si riusciva mai a parlare se non con terze persone, "parenti di parenti".
Lo scrittore Rapallini tacque per molti anni, sopratutto perchè nel periodo in cui era stato coinvolto nella storia dei Vidal, era anche un candidato alle elezioni. All'origine della storia vi è, a parere di Chionetti, principalmente l'articolo pubblicato nella capitale il 3 giugno 1968 dove esso parlava dell'informazione giunte ai "servizi segreti militari". Una componente della soria sarebbe dovuta ad una zia di Rapallini, che era legata al regista Uset e che ingenuamente avrebbe propagato la falsa notizia.

La Rapallini era maestra a Maipù e senza sapere di raccontare una storia non vera l' avrebbe divulgata attraverso un' insegnante sua collega.

Sul caso Vidal Chionetti ha scritto un libro prima della sua partenza per gli Stati Uniti , dove oggi vive. E' lui che ha scoperto il regista Uset. Secondo le sue conclusioni fu l'agenzia di stampa "Saporiti" a diffondere a livello nazionale la storia attraverso il giornalista Jacobson. Durante il nostro colloquio ha confermato i diversi inseguimenti di cui sarebbe stato vittima, ma li ha messi in relazione più con una coincidenza che non con il caso Vidal. Proprio in quel periodo Chionetti aveva scritto una sceneggiatura sui "desaparecidos" . Chionetti ha ripetuto ancora una volta, a fine colloquio, di aver studiato e di essere giunto da solo alla soluzione del caso (11).
Eppure la storia dei Vidal continua imperterrita ad essere citata dagli appassionati a conferma di un "vissuto ufologico indiscusso"(12 p. 22).


IL "DOPO": I TELETRASPORTI VIDALIANI



Fin da subito le varianti di questa "leggenda metropolitana", come la definisce senza mezzi termini lo studioso Antonio Ortì, si sono moltiplicate soprattutto in Spagna e in Sudamerica fino ai giorni nostri. (4 pp. 306-307).

Non è da escludere che alcuni casi ( si veda l'articolo a cura di Gordon Creighton "More Teleportations", apparso sulla rivista inglese Flying Saucer Review nel 1973) siano essi stessi leggende.
Gli ufologi spagnoli Javier Sierra e Jesus Callejo da questi racconti hanno estratto una curiosa "legge" che definiscono col termine di "affinità idiomatica" ("afinidad idiomatica"); a loro sembra infatti che il teletrasporto si produca sempre entro due luoghi dove si parla la stessa lingua; per questa ragione un cittadino della Gran Bretagna potrà essere teletrasportato negli Stati Uniti, un altro dalla Francia nel Quebec canadese, altri dalla Spagna in quasi tutto il Sud-america (13 p. 204).

In contraddizione con tale "legge", però, vi è la storia di una coppia di sposini brasiliani che nel 1968, mentre attraversano lo stato di Rio Grande do Sul nella loro Volkswagen, e stavano riposandosi sul bordo della strada, improvvisamente sarebbero stati presi da una indicibile sonnolenza. Al risveglio si sarebbero ritrovati in Messico, come i Vidal.

Stesso anno stessa destinazione, Creighton descrive la storia di due giovani che viaggiano in jeep sempre nello stato brasiliano di Rio Grande do Sul , quando nei pressi di Porto Alegre si sarebbero infilati in un banco di nebbia , per ritrovarsi una volta usciti, come di norma in territorio messicano (7 p.129).

Un altro caso descritto da Creighton, è simile in modo imbarazzante ai precedenti. Stavolta c'è pure il nome del testimone. In un giorno imprecisato del 1968 o del '69 Marcilo Ferraz, brasiliano impiegato del noto zuccherificio Acucar Uniao, con la propria consorte attraversava la città di San Paulo. Uscendo dalla grande metropoli in auto, e prendendo la via del sud, vicino alla frontiera con l' Uruguay, si sarebbero innoltrati nella solita nebbia bianca finendo - neanche a dirlo- in Messico (7 p.130).

In questo caso, almeno secondo l'informatore di Creighton, la storia è più complessa. Entrambi avrebbero subito un grave trauma in seguito all'esperienza, e il marito in particolare avrebbe cominciato a sentirsi talmente male che una settimana dopo sarebbe stato ricoverato in ospedale. Un dolore alla testa si sarebbe rivelato, in seguito ad esami medici, un tumore cerebrale. Disperato il Ferraz poco dopo si sarebbe suicidato con un colpo di pistola. Un colonnello dei Servizi di Sicurezza dell'Aviazione brasiliana avrebbe dichiarato tutti e tre i casi "autentici", ma essendo essi classificati top secret non poteva parlarne alla stampa...

Infine, il 15 Gennaio del 1969, sempre in Brasile, diverse dicerie riportate da Creighton in "More Teleportations", raccontano che due persone che viaggiavano sulla loro auto lungo l'autostrada "Presidente Dudra" erano state "trasportate" fino ad una città degli Stati Uniti vicino alla frontiera messicana. L'auto recava i segni dei ganci del velivolo Ufo che li aveva portati fin là (7 pp. 131-132).
Una storia di un "auto fantastica" che dalla Spagna avrebbe trasportato due coniugi addirittura in un altro paese, sarebbe stata in circolazione almeno a Granada, Madrid, Barcellona, Bilbao, Castellon, Malaga.

La storia, sempre simile alle altre, è stata raccolta da Antonio Ortì: "Una coppia sposata da poco comincia la luna di miele. Partono da un villaggio a sud di Leon in direzione nord. Raggiunta La Baneza, sono sorpresi da una nebbia densa, che impedisce loro di vedere oltre pochi metri. Passati appena cinque minuti, la nebbia si alza e si ritrovano sorprendentemente in Portogallo, nella regione dell'Algarve".

Cambia la città di partenza in Spagna, a volte la destinazione è il Messico, altre è Santiago del Chile oppure il Brasile, ma le versioni del racconto sono sempre del tutto simili. E' interessante notare come queste ultime versioni della storia vidaliana siano state raccolte da Ortì y Sempere anche in tempi recenti (1999) attraverso appositi questionari (16 pp. 306-307).
In tutte queste reiterazioni della storia l'ufologo spagnolo Ribera non vede che un unico caso realmente accaduto e che poi "qualcuno" avrebbe destrutturato "cancellando le tracce".

Secondo la versione più diffusa, quella pubblicata dalla rivista "Hola" il 9 Giugno del 1979, a firma del giornalista Ruben Avila, una giovane coppia in partenza da Alicante, e diretta a Siviglia si sarebbe ritrovata a venti chilometri da Santiago del Chile. Durante i primi chilometri di rientro da una tranquilla crociera nel mediterraneo improvvisamente il conduttore meravigliato si sarebbe reso conto che il paesaggio davanti ai suoi occhi aveva cambiato aspetto, dopo l'attraversamento di una strana nebbia.

Pensa di aver sbagliato strada e quindi si ferma a chiedere ad un contadino la strada per Siviglia. Segue un colloquio surreale dove il campesino gli spiega che si trova in Chile. L'auto dopo la testimonianza della giovane coppia alle autorità locali, non avrebbe potuto rientrare prima di una revisione da parte dei funzionari cileni. L'autore dell'articolo affermava che era risultato impossibile parlare con i protagonisti del caso, dato che si erano chiusi in un completo mutismo. I particolari sarebbero stati rivelati da persone vicine ai protagonisti, a condizione che qualsiasi dettaglio suscettibile di farli riconoscere fosse taciuto (7 pp. 137-140).
Qualcuno si prese anche la briga di verificare se presso l'ambasciata del Cile fosse mai stata depositata l'auto dell' incidente fantomatico, come alcuni affermavano categoricamente quando veniva citato il caso appena descritto.

Josè Mana Pilan racconta appunto che un suo ex-studente allora all' ambasciata spagnola di detta capitale gli aveva confermato non solo dell'inesistenza dell' auto, ma pure che nessuno era mai giunto a conoscenza di simile fatto (14 pp. 261-262).
In Spagna il caso Vidal sembrerebbe aver ottimamente funzionato da prototipo, generando una serie di "cloni" ambientati in varie città del paese; l'elemento della "luna di miele" che non figura in altre testimonianze di teletrasporto, sembra determinante per dare a tutta la storia una "morale", per conferirle la credibilità tipica della diceria che sarebbe altrimenti incredibile appena sottoposta ad un' analisi razionale. Facile vedere nel matrimonio della giovane coppia appena sposata, una "porta" verso un futuro ignoto e pieno di aspettative, forse altrettanto misterioso che un teletrasporto. Questo elemento moraleggiante, ad ogni modo, non è una costante assoluta della casistica.
In un numero della rivista spagnola dell'insolito "Ano Cero", Jesus Callejo, ha iniziato il suo articolo sul "fenomeno paranormale" del teletrasporto proprio accennando al racconto allucinante di un suo amico, Benjamin Padilla Beloqui, riguardo l'avventura che sarebbe stata vissuta dallo stesso insieme ad un conoscente unaa notte di una domenica del settembre 1995.

Benjamin ed il suo conoscente erano usciti da un cinema e si erano diretti verso casa, a Alcoron, alla periferia occidentale di Madrid, lungo la strada Nazionale 5.

Erano le quattro della mattina. Giunti alla deviazione di San Josè de Valderas, sarebbero entrati in una nebbia bianca, che sarebbe diventata sempre più fitta man mano che avanzavano.

Beloqui avrebbe allora rallentato l'auto. Per dieci minuti non incontrano nessun veicolo. Poi la nebbia sarebbe svanita. Si sarebbero ritrovati nei pressi di San Agustin, 30 chilometri a nord della capitale, ovvero a 55 chilometri dalla deviazione che avevano preso prima di inoltrarsi nella nebbia. Tornando , sbalorditi, sul loro tragitto originario non incontrano più la strana nebbia (15 p.70).

Come considerare questo racconto? Una bella storia per presentare il tema del teletrasporto da parte di Jesus Callejo? Niente luci né missing-time, né altri elementi caratterizzanti l'esperienza? Forse un avvenimento banale che i testimoni hanno rivestito di un alone magico?

A volte per entrare in una dimensione "altra" bastano pochi attimi o pochi chilometri. Non sono necessari particolari effetti speciali. Nel 1987 la notte del 3 Novembre, alle 21, ad un uomo basta il tempo di accendere e poi riaccendere il sigaro che si era spento, mentre è in auto in via Toledo a Madrid, per ritrovarsi in un attimo dall'altra parte della città, in via Arturo Soria, quasi ad aver compiuto in un istante un tragitto per il quale necessitano almeno 15 minuti (16 pp. 70-71).

Il 13 Marzo 1996 Agustina Morales Lopez di 22 anni, si dirigeva con la sua Skoda Felicia verso casa, a Mazarron, quando sull' Autostrada del Mediterraneo, una "forza sconosciuta" la trasporta per 60 chilometri. Sono quasi le 23 quando attraversa un tunnel di 300 metri senza problemi di sorta, ma vicino alla cittadina di Lorca avverte una forte esplosione alla sua destra.

Non nota nient' altro di strano, ma quando rivolge lo sguardo alla strada, nota un cartello indicatore che conduce alla località di Alcantarilla, cioè 60 chilometri oltre il tunnel di Lorca. A riprova del viaggio incredibile, non imputabile ad una "ipnosi dell'autostrada", Agustina constata che non vi è stato consumo di benzina e che il contachilometri non ha considerato gli ultimi chilometri percorsi. E' terrorizzata dall' idea di non poter tornare a casa, e trema in tutto il corpo (16 pp 72-73).










Poster del Film "Che Ovni" (1968)


IL "PRIMA": I TELETRASPORTI ALL'INIZIO DELL'EPOCA DEI DISCHI

Quale potrebbero essere i tratti ispiratori della saga vidaliana? Iniziamo le nostre riflessioni con un caso che sarebbe avvenuto nell'Arkansas nel 1958, che è citato dal para-ufologo John A. Keel, e che possiede caratteristiche più legate al mondo della parapsicologia che a quello dell'ufologia, ma che potrebbe proprio per questo offrire spunti per un' analisi. Una notte di quell' anno, un conducente di camion di nome R.D. Smallridge, stava tranquillamente guidando da Hardy (Arkansas) a Menphis (Tennessee). Si fermò in una locanda presso Black Rock a bere una tazza di caffè, ed entrando diede un'occhiata all' orologio constatando che erano le due del mattino.
Bevve il caffè per poi riprendere il viaggio fino alla prossima tappa, a 60 miglia da lì, anche se in effetti non ricorderà di aver mai raggiunto l'autostrada. Quando entra infine in un piccolo ristorante, guarda nuovamente l'ora e resta impietrito: sono le 2 e un quarto.
Avrebbe fatto 60 miglia in 15 minuti ad una velocità evidentemente impossibile di 450 miglia orarie. Dopo lo strano viaggio Smallridge sarebbe stato coinvolto in altrettanti misteriosi avvenimenti (di cui però Keel non da dettagli). Ben presto Smallridge abbandonò il mestiere di camionista, per divenire un predicatore itinerante per tutti gli stati dell' Unione.
Una sera chiuso il libro che stava leggendo, decise di mettersi a dormire ma non prima di aver dato un' occhiata alla pendola che segna mezzanotte e cinque minuti. All'improvviso una "limpida luce blu" sarebbe comparsa nella stanza e, sfiorato da essa, avrebbe sentito la stanza "sprofondare" sotto i suoi piedi. Si sarebbe ritrovato in un altro luogo, in mezzo ad un gruppo di "umanoidi", che conversavano tra loro in una lingua sconosciuta, che però lui riusciva stranamente a comprendere.
Gli fu riderito degli assassinii di Martin Luther King e del senatore Robert Kennedy. Dopo quelle che sembrarono un paio di ore passate con gli "umanoidi" Smallridge fu riportato a gran velocità nella sua stanzetta californiana. L'orologio a pendolo segnava sempre la stessa ora, ovvero la mezzanotte e cinque minuti. Apporto parapsicologico, proiezioni astrali , esperienze simultanee, distorsione e distensione temporale sono i termini che Keel usa per spiegare l'accaduto (17 pp. 259-263).
Molti però presentano come primo caso di teletrasporto ufologico un fatto dato come avvenuto in Argentina nel 1959, dove un non meglio precisato uomo d'affari sarebbe stato trasportato da una "massa nebulosa" a mille chilometri di distanza da Bahia Blanca (12 pp. 17 e 18).
Altri autori, come ad esempio Alberto Perego, a quello che sembra lo stesso caso, ma ponendolo come avvenuto nel gennaio del 1960, scrivendo che "un uomo d'affari al volante della sua automobile, era stato fermato da una misteriosa luce a pochi chilometri dalla città di Baia Blanca". Parcheggiata l'auto l'uomo avrebbe perso conoscenza per ritrovarsi su un prato a Salta, nelle Ande, a 1600 km. di distanza (1 p. 189).
Poco altro si rinviene della storia nei libri italiani: Roberto Pinotti parla anch'egli di un uomo d'affari di Bahia Blanca, senza indicare il nome e senza neanche accennare a luci misteriose.
Siamo sempre, genericamente, nel 1959 ed il testimone si trova "improvvisamente davanti ad una massa nebulosa" che lo avviluppa.
Pinotti aggiunge che da quel momento ogni facoltà mnemonica del testimone si sarebbe arrestata, e che ripresa coscienza circa una mezz'ora dopo, si sarebbe ritrovato solo, senza auto, in una strada in aperta campagna. Un camionista di passaggio lo avrebbe informato di trovarsi a Salta, ad oltre 1000 chilometri di distanza da Bahia Blanca. La polizia di questa città sarebbe stata avvertita telefonicamente da quella di Salta, e avrebbe finito per ritrovare l' auto del testimone nel punto in cui asseriva di aver scorto la "massa nebulosa".
Sarebbe stata ferma al bordo della strada con "il motore ancora acceso" (6 p. 142).
L'ignoto uomo d'affari avrebbe accusato in conseguenza dei fatti "fitte dolorose al torace e senso di nausea" (6 p. 143).
Dello stesso caso parla John A. Keel, nel suo libro "Our haunted Planet".
Egli cita come fonte il giornale "Diario de Cordoba" secondo cui "un noto uomo d'affari argentino avrebbe sofferto una strana distorsione dello spazio e del tempo". Il testimone sarebbe salito sulla sua macchina nuova a Bahia Blanca, sarebbe partito dal suo hotel, quando una "strana nuvola" avrebbe avviluppato la vettura. Ciò che poi avrebbe ricordato è di ritrovarsi solo in una zona disabitata della campagna. Un camionista di passaggio prima lo avrebbe scambiato per un folle poi gli avrebbe spiegato che era a Salta. Accompagnato alla stazione di polizia, gli agenti per telefono avrebbero avuto conferma che l'auto era ancora davanti all'hotel con il motore acceso... concludendo che nei pochi minuti trascorsi sarebbe stato trasportato a migliaia di chilometri.
Keel insieme a questo caso cita anche i Vidal, a riprova del fatto che secondo lui Bahia Blanca sarebbe una "Window area" (una "zona finestra") per questi fenomeni di teletrasporto.
Keel accennava anche a diversicasi di "sparizioni misteriose", in varie parti del mondo, con particolare riferimento a bambini brasiliani, e ad altri casi relativi a questa "forza che ha trasportato" i testimoni (18 pp. 200-205).
Le tre versioni presentate sembrano più basate su notizie di seconda mano o giornalistiche che su indagini ufologiche serie.
Considerato l' epilogo del caso Vidal, è interessante constatare fin d'ora la forte similitudine tra questo nostro primo caso del 1959 e quello successivo dei Vidal: non sarebbe strano scoprire che il cineasta Uset (che sembra essere stato l'artefice dell' invenzione del caso Vidal) conoscesse la storia di Bahia Blanca, per averla letta sui giornali.
Si ha inoltre l' impressione che molta della casistica ufologica che stiamo trattando in questo articolo sia dipesa dalla popolarità in ambito ufologico della rivista inglese "Flying Saucer Review"; il ruolo svolto dalla F.S.R. nell' amplificare rumori e ufolore dal continente sudamericano per poi rimbalzarle in Europa, dovrebbe essere oggetto di indagini storiche più approfondite.
Scrivendo di teleportation l'ufologo P. L Sani citerà anch'egli come "primo caso" proprio la storia di Bahia Blanca, citando come propria fonte la "Flying Saucer Review" (nr. 2/1965. pp. 14-15) senza omettere che il fatto che fu riferito solo sulla scorta di un articolo del "Diario Di Cordoba", inviato dal corrispondente argentino Oscar Galindez alla F.S.R.. A quanto sosteneva Galindez, la censura presto calata sull' episodio avrebbe impedito di reperire i dati mancanti. Persino Sani non negava a priori la veridicità del fatto (9 p. 13).
Si noti che Galindez, nel 1965 per questo primo caso e nel 1968 per i Vidal, spiegherà sempre allo stesso modo la quasi totale mancanza di dettagli di entrambi gli avvenimenti: ovvero con il cover-up della censura governativa.
A complicare le cose Sani forniva anche un' altra versione dei fatti che lui stesso diceva "forse un po' romanzata".
Questa versione fu pubblicata dalla rivista "Spazio", diretta da Maner Lualdi, nel marzo 1960.
L'autore dell'articolo certo Manuel Jaregui Diaz riferiva, senza indicare alcuna fonte, diversi elementi aggiuntivi:
a) l'episodio sarebbe avvenuto in estate;
b) la macchina sarebbe stata avviluppata, più che da una nube, da una "luce accecante" di colore violacea;
c) l'automobile sarebbe stata già in movimento, ed a velocità piena, al momento dell'incidente tanto che il protagonista avrebbe dovuto frenare bruscamente, e le tracce della frenata sarebbero state effettivamente rilevate dalla polizia di Bahia Blanca;
d) al suo risveglio presso Salta, il protagonista avrebbe accusato un vivo malessere, sotto forma di fitte dolorose al petto e alla schiena, e senso di nausea;
e) l'intervallo tra la perdita di conoscenza a Bahia Blanca ed il risveglio a Salta sarebbe stato di circa mezz' ora; pertanto il "telespostamento" su una distanza di circa 1300 Km. sarebbe avvenuto ad una velocità si circa 2600-3000 Km all'ora;
f) le autorità di Bahia Blanca, avrebbero fatto rientrare il protagonista da Salta per via aerea.
Dopo un nuovo interrogatorio, l'uomo sarebbe stato consegnato alle autorità militari che, esaurita la propria inchiesta, lo avrebbero inviato sotto scorta a Buenos Aires. A questo punto sarebbe calata la onnipresente "censura", tuttavia secondo "indiscrezioni" l' uomo avrebbe raggiunto gli Stati Uniti, per essere sottoposto ad interrogatorio da parte di varie "commissioni". Sani notava una discrepanza fra le due versioni (quella di F.S.R. e quella di "Spazio"): per la F.S.R. i fatti si sarebbero svolti il mattino, dopo che il protagonista aveva passato la notte in albergo; per "Spazio" l'episodio sarebbe accaduto in piena notte tra le 22,30 e le 24,00, dopo una sosta di non più di due ore che l'uomo si sarebbe concesso per cenare e riposarsi (9 p. 14).
Va anche detto, a testimonianza della circolazione che anche in Italia la storia ebbe sin da subito, che pure su "Notizie Ufo", bollettino di un gruppo ufologico di Trieste, il "Centro Italiano di Ricerche Spaziali" (A.I., nr. 1 del gennaio-aprile 1960), la storia di Bahia Blanca si trova citata alle pp. 6 e 7 come avvenuta il 1 febbraio 1960 alle 2,30 di sera; come fonte il bollettino citava notizie trasmesse da non meglio precisati "corrispondenti argentini" ( e l'articolo era firmato con la sigla "R.J.A").
Nel pezzo si riferiva che la notizia aveva per fonte i quotidiani "El Atlantico" di Bahia Blanca e "Clarin" di Buenos Aires: due testate che come vedremo tra poco, ebbero entrambe un ruolo di rilievo nella vicenda, ma che non costituiscono in realtà la fonte primaria di essa (fonte: Giuseppe Stilo).
Una recente aggiornamento del caso, ad opera dell' ufologo argentino Alejandro Agostinelli indica che il testimone del caso di Bahia Blanca-Salta sarebbe in realtà un contattista (la fonte, di A. Agostinelli, l'ufologo scettico Roberto Banchs).
L'origine di questo primo caso sud-americano può far assumere un aspetto diverso alla saga dei teletrasporti ufologici. E' ancora una volta Luis R. González Manso, che ne ha fornito notizia a chi scrive il 16 Luglio 2000, in seguito ad una corrispondenza per posta elettronica con Agostinelli.
Rivoltomi all'ufologo Roberto E. Banchs , il 19 settembre 2000 mi rispondeva con una dettagliata lettera di due pagine e con alcuni ritagli di giornale dell'epoca. Banchs a suo tempo aveva incluso il caso in un capitolo dedicato alle "teleportaciones" del suo "Las evidencias de fenomeno ovni" ( cap. IX , R. Alonso, Buenos Aires, 1976).
Egli dichiara che non conosce nessuno che sia in grado di dare la minima credibilità credibilità alla storia. La fonte più ampia del racconto (ma non la prima), fu l'articolo "El estrano caso del Hombre que Viajo en Plato Volador" ("Lo strano caso dell'Uomo che viaggiò in Disco Volante) tratto dal giornale "Noticias Graficas" di Buenos Aires del 10 febbraio 1960.
Il caso vi era presentato come "il primo del genere nel secolo attuale", e il pezzo citava inoltre un caso analogo che si sarebbe sverificato in Messico nel 1880 e il cui protagonista sarebbe stato un soldato hindù proveniente da una guarnigione vicino a Calcutta.
L'episodio risulta assai simile al noto caso del soldato filippino del 1593, che sarebbe stato trasportato nella capitale azteca, e probabilmente è una distorsione della fonte originale. Noticias Graficas parlava di un non meglio definito professore di matematica N.N., un signore sui cinquant'anni, capo di una famiglia rispettabile e titolare di una cattedra in un istituto tecnico N.N., persona meticolosa, serena e dotata di buon spirito analitico sarebbe stato il protagonista del teletrasporto "avvenuto circa un anno prima", quindi nella prima parte del 1959.
Lo scenario: sono le nove di mattina di un giorno nuvoloso sulla strada che conduce a Bahia Blanca. Dal sud giungono correnti di aria fresca: è una giornata ventosa e il signor N.N. è al volante della sua "Chevrolet 1938", e si gode il paesaggio che affianca la strada. Improvvisamente il professore sente uno strano ronzio nelle orecchie e gli si oscura la vista.
Fa appena in tempo a fermare la macchina sul lato della strada, poi perde i sensi. Al risveglio il Sole è tornato a splendere tra le nubi, ma il paesaggio è cambiato e sullo sfondo si notano delle montagne. L'uomo è solo sulla strada e privo d' automobile. Fa molto più caldo e la vegetazione è più fitta. Guarda il suo orologio che segna le nove e cinque. E' dunque rimasto svenuto solamente cinque minuti.
Si tocca la testa per verificare se è ferito. Verificato che è illeso cerca di dare una spiegazione logica all'accaduto, ma la cosa gli risulta impossibile. Infine incontra sulla strada un camion con a bordo due persone che lo prendono su. Alla richiesta di essere portato a Bahia Blanca i due camionisti lo guardano perplesso e gli spiegano che è a dieci chilometri dalla città di Salta.
Conservando la calma e giunto infine a Salta si dirige verso il più vicino posto di polizia per denunciare l'accaduto. Contatta quindi un familiare di Bahia Bianca e gli indica il luogo dove è iniziata la sua avventura in automobile. Dopo due ore la sua auto viene ritrovata intatta sul posto in cui l'aveva lasciata. Si perdono qui le tracce di N.N.: si afferma che il giorno seguente abbia preso un aereo per rientrare, e che sia stato trasferito negli Stati Uniti.
Qualcuno dice che è già ritornato ma che ha imposto a tutti i familiari di non fare menzione alcuna dell' episodio, ed in particolare di non parlarne ai giornalisti. Altre versioni del fatto lo indicano ancora negli Stati Uniti.
Solo dopo la pubblicazione del suo libro nel 1976 Banchs era venuto a conoscenza di altri dati quali la versione contenuta nel giornale "Clarin" (Buenos Aires, articolo del 2 febbraio 1960), e di quella di un altro articolo di un giornale di provincia che citava a sua volta "El Atlantico" di Bahia Blanca.
La versione maggiormente diffusa attraverso giornali ed agenzie sarebbe proprio quella pubblicata da "El Atlantico" per la prima volta il 24 gennaio 1960, ripresa ad esempio sotto il titolo "Algo que pasma de asombro" ( V.C. Rodriguez , "Qualcosa che meraviglia e spaventa", "Voz Informativa", Messico, dicembre 1963).
Comunque sia, oggi sappiamo che la fonte primaria è quella invece che fu pubblicata dal giornale "Cordoba", in una serie di tre articoli datati 3, 10 e 17 ottobre 1959 e scritti da "Agor", pseudonimo preso a prestito al pilota di una astronave, secondo quanto rivelato in un'occasione a Banchs dall' autore. "Agor" è in realtà lo pseudonimo adottato da un certo Antonio O. Perez Aleman, per firmare questi articoli.
E' da questo dato che si può analizzare il caso sotto una nuova luce. Antonio O. Perez Aleman, ovvero "Agor", oltre che autore degli articoli sul giornale "Cordoba" è all' epoca presidente e fondatore della Asociation de Hermandad Cosmica (Associazione Fratellanza Cosmica).
Vale la pena segnalare che le fonti di "Agor" erano niente altro che le comunicazioni telepatiche che egli stabiliva con i piloti dei dischi-volanti, oppure in altre occasioni le informazioni fornite da un camionista divenuto poi contattista, Remo Dall'Armellina. Già il primo pezzo apparso su "Cordoba" il sabato 3 ottobre 1959, "Platos Voladores por la rutas del cielo", presenta una lunga prefazione circa gli scopi pacifici di queste "macchine interplanetarie" ed è affiancato dalla foto di un disco adamskiano.
Il racconto del teletrasporto è titolato "un viaggio inaspettato". Qui l'importante "uomo d'affari", oriundo del sud del paese una mattina non meglio indicata, dopo aver pernottato in un albergo di Bahia Blanca, continua il suo viaggio di ritorno con la sua nuova auto. Nello stesso momento in cui mette in moto si produce il fatto " fantastico e inaspettato". Una "massa nebulosa" e "compatta" "irradiando una strana e fulgida luminosità appare improvvisamente ed avvolge tutto il veicolo". L'uomo perde coscienza per ritrovarsi poco dopo in una strada solitaria. Il racconto continua sul "Cordoba" di sabato 10 ottobre 1959. Il testimone si è ritrovato solo e spaventato lungo la strada, incapace di capire cosa gli è successo. Incontra finalmente un camionista che gli spiega che si trova a Salta, alla distanza di 1155 chilometri da Bahia.
Guarda allora l'orologio e si rende conto con uno stupore che giunge al parossismo, che sono passati pochi minuti. Poi, accompagnato dal camionista, si presenta alle autorità di Salta. Da lì telefona ai suoi familiari di Bahia Blanca, che nello stupore generale lo informano che la sua auto è parcheggiata a pochi metri dall'hotel, con il motore ancora acceso.
"Algor" nel descrivere il fatto come un racconto che ricorda la magia della Lampada di Aladino afferma che esso presenta tutte le caratteristiche di una "misteriosa leggenda", e vi fa riferimento per concludere che capire il mistero dei dischi volanti è un accedere in qualche modo ad una "conoscenza trascendentale per la storia dell'umanità".
Sul "Cordoba" del 17 Ottobre 1959, si fa ancora un generico riferimento al teletrasporto dell'uomo d'affari, che sarebbe stato operato in soli 12 secondi, insieme ad altri avvistamenti che comproverebbero "la reale esistenza delle navi interplanetarie di altri mondi".
Nel nostro caso si sarebbe trattato di una "astronave gioviana" che avrebbe coperto i 1579 (?) chilometri in linea d'aria tra le due città. Scopo di queste esperienze sarebbe quello di far conoscere agli abitanti della Terra l'esistenza delle "meravigliose macchine interplanetarie" che giungono fin qui " in missione di pace, fratellanza e aiuto franco e amoroso".
Deve richiamare la nostra attenzione anche il fatto che la ricomparsa dell'"uomo d'affari" si sia prodotta a Salta, ovvero nella regione in cui tra il 1956 ed il 1957 avvennero diversi avvistamenti di dischi, esseri tipo Yeti, tracce misteriose, etc. da cui il sospetto per alcuni "metafisici" e "spiritualisti" circa la presenza di " basi sotterranee dei dischi volanti".
Nel corso del 1998 e del 1999 Banchs ha potuto accedere ad altri documenti che mettono in maggior luce la genesi di questo racconto. Una lettera di granfe interesse è ad esempio quella scritta dal "pioniere dei dischi volanti" (così è definito da Banchs) Agapito Millan, presidente della Asociation Universal Metapsiquica di Buenos Aires diretta dallo scrittore Vincente C. Rodriguez, del Grupo de Estudios de Espiritismo Superior di Bahia Blanca. Il suo contenuto è rivelatore.
Ne citiamo un paragrafo: "Possiamo sapere chi fu la persona o personaggio che fu trasportata circa tre anni fa da Bahia Blanca a Salta? Il Disco Volante era di Giove e lo comandava Ser y Guia ... che in una seduta realizzata a Cordoba (insieme ad un fratello del gruppo filiale di Cordoba, signor Agor) ci spiegò l'episodio dell' uomo trasportato in pochissimi secondi da qui fino a Salta, a circa 1500 chilometri.
Questo comandante fu la mia guida per molto tempo, ed i chiaroveggenti lo vedevano in tutte le conferenze che io tenevo, egli... guidava la messa a punto delle mie informazioni secondo la tipologia del pubblico..." (lettera di A. Millan a V.Rodiguez, del 6 agosto 1962).
Qualche anno dopo queste vicende sul quotidiano "La Razon" del 24 maggio 1968 ed anche da altre fonti furono diffuse notizie secondo le quali l'ufologo Cristian Vogt, del gruppo CODOVNI, sapeva in anticipo che sarebbe avvenuto questo strano viaggio, ma che i suoi canali erano stati mantenuti riservati "per non far fallire l'esperienza". Indagando negli archivi dell'ormai scomparsa associazione CODOVNI, fondata nel luglio del 1956, Banchs ha trovato una lettera scritta da C. Vogt, datata 22 marzo 1960 e diretta a Perez Aleman -cioè a Agor- in cui egli smentisce di "aver saputo con anticipo che un disco volante avrebbe trasportato un uomo da Bahia Blanca a Salta".
Si era solo limitato a dire che conosceva questa storia tre mesi prima che fosse pubblicata dal giornale "El Atlantico" di Bahia Blanca il 24 gennaio 1960 (e come si è visto la notizia era già stata riportata per la prima volta dal "Cordoba" nell' ottobre del '59 ).
La lettera di Vogt peraltro aveva ricevuto una risposta da parte di Agor il 28 marzo 1960. Agor considerava il fatto realmente accaduto e confermava quanto a suo tempo riportato dal "La Razon".
Negli anni successivi altri periodici e media argentini ritornarono sull'incredibile episodio. In qualche occasione ci fu addirittura chi si attribuì la paternità della storia, indicandosi come il protagonista dell'accaduto, ma senza che mai nulla potesse essere in qualche modo confermato (19).

NOTE
1) Alberto Perego, "Gli extraterrestri sono tornati", Roma, CISAER, 1970.
2) Leopoldo Fausto Montello,"El misterioso caso del matrimonio Vidal", http://www.dragon.trix.net/; CIEAO, Centro Investigaciones Especiales Alfa Omega: mailto:cieao@ciudad.com.ar. Nell'articolo si fa riferimento testuale a: Emilio Alvarez Ojea, "Confirmado, llegaron los Ovnis", [editore non è indicato sul sito], aprile 1977.
3) Oscar A. Galindez, "Teleportation from Chascomus to Mexico", Flying Saucer Rewiew, Vol. XIV, nr. 5, settembre/ottobre 1968.
4) Antonio Orti y Josep Sampere, "Leyendas Urbanas en Espana", "Teletrasportados adonde Vidal", Ed. Martinez Roca, 2000.
5) Jacques Vallée, Confrontations, Editions "J'ai Lu", 1992.
6) Roberto Pinotti, UFO: Visitatori da Altrove, Milano, Bompiani, 1997.
7) Antonio Ribera, En el Tunel del Tiempo, Barcellona, Planeta, 1984.
8) Walter Buhler, "More teleportations and levitations", (Gordon Creighton, ed.), Flying Saucer Review, vol. XIX, nr. 1 gennaio/febbraio 1973.
9) Pier Luigi Sani, "Teleportation: uno dei più impressionanti fenomeni di (presunta) natura ufologica: persone involontariamente e inspiegabilmente trasferite da un luogo ad un altro per opera di un 'agente' sconosciuto", riv. Il Giornale Dei Misteri, nr. 40, luglio 1974.
10) Informazione dell'ufologo argentino Alejandro Agostinelli, corrispondente della rivista spagnola "Cuadernos de ufologia", in una corrispondenza e-mail con Edoardo Russo. In seguito (5 Aprile 2000) A. Agostinelli mi invia una sua bibliografia di fonti in lingua spagnola e inglese che cita il Caso Vidal ed il teletrasporto, inoltre continuerà una corrispondenza via e-mail aggiungendo ad ogni domanda nuovi particolari dell'intrigato caso Vidal.
11) Conversazione dell'autore con l'ufologo argentino "Alex" Chionetti, il 4 giugno 2000, in occasione del Convegno di Ufologia di San Marino.
12) G. Degli Esposti, "Deportati in un'altra 'Realtà'", UFO Notiziario, nr. 7, dicembre 1999.
13) Javier Sierra & Jesus Callejo, "La Espana extrana", Madrid, EDAF, 1997.
14) Josè Mana Pilan, "Lo paranormal existe?", Temas de hoy, 1996.
15) Jesus Callejo, "El fenomeno paranormal de la teleportacion de personas perdidos", Ano Cero, nr.74, 1996.
16) Vivente Vaquero, "El tunel del espacio-tiempo", Ano Cero, nr. 74, 1996.
17) John A. Keel, UFO: operazione cavallo di Troia, Torino, MEB, 1975.
18) John A. Keel, "Our Haunted Planet", Greenwich (Connecticut), Fawcett Pubblications, 1971.
19) Roberto E. Banchs, lettera a Nico Conti (con le copie degli articoli citati in allegato), Buenos Aires, 19 settembre 2000.
a) "El Extrano Caso del hombre que Viajo' en Plato Volador", Noticias Graficas, 10 febbraio 1960.
b) "Bahia Blanca...Seria el "nido" de los platos voladores?", Clarin (Bs. As.), 2 febbraio 1960.
c) "Oh Las Milanesas", Archivio Roberto Banchs, 8 marzo 1960.
d) "Argor", "Platos Voladores por las rutas del cielo", "Cordoba", sabato 3, 10 e 17 ottobre, 1959.
RINGRAZIAMENTI
Un ringraziamento all'ufologo spagnolo Luis R. González Manso, per la raccolta di molti casi e testi di lingua spagnola, e per il continuo scambio di informazioni e dati sui teletrasporti, durante la mia ricerca sull'argomento. Un particolare ringraziamento Giuseppe Stilo e Alessandro Zabini. Un ringraziamento inoltre a Alejandro Agostinelli, Roberto E. Banchs, Renzo Cabassi, Alejandro Chionetti, Roberto Labanti, Antonio Hunneus, Edoardo Russo, e quanti altri non espressamente ricordati.

Ultimo aggiornamento 6 Ottobre 2000
Articolo poi pubblicato su sulla rivista UFOFORUM del CISU© (2001).
E' disponibile un Dossier sul teletrasporto ed il volo magico istantaneo.

venerdì 30 giugno 2000

DOTTRINE APOCALITTICHE E VISITE ALIENE [articolo breve di Nico Conti]

Ci sono libri che appena escono in libreria sembrano sfuggire all'attenzione di noi ufologi poichè ci sembrano a prima vista assai lontani dalla nostra disciplina. E' il caso ad esempio del libro di D. Thompson, "La fine del tempo", che pur parlando di fine millennio ed attese apocalittiche, dedica molte pagine all'aspetto cultista degli Ufo (1).
Il millenarismo, la credenza insomma della fine del mondo allo scadere del millennio, può secondo l'autore portare a comportamenti estremi ed a esplosioni di violenza che negli ultimi tempi come sappiamo hanno colpito anche sette che alla base avevano speranze nella venuta o ritorno in Terra di esseri alieni salvifici.
Ci si pone una domanda: alla radice di questi fenomeni sociali ci sta semplicemente una serie di fatti legati all'umana follia collettiva, come molti vorrebbero, oppure ci sono radici culturali che affondano nella storia delle religioni e della cultura dei popoli?
Forse, dal canto nostro, proprio attraverso lo studio del "rumore di fondo" (che influenza l'ufologia) possiamo meglio comprendere certi fenomeni estremi dell' ufologia quali ad esempio i presunti rapimenti alieni.
Questo libro di Thompson comunque, e pur non essendo un libro sugli Ufo, dedica quindi diverse pagine ad argomenti correlati agli Ufo ( 1 pp. 219, 221, 223, 225, 228, 243, 252-253, 279, 302, 303, 327).
Tali riferimenti ufologici possono essere per noi lo spunto per una meditazione più ampia, leggendo nello sviluppo della tematica apocalittica redatta da Thompson l'ampia influenza del messaggio dell'Apocalisse su tante religioni cristiane e fondamentaliste che hanno trovato ultimamente grande successo in America e quindi su molta gente. Mi sembrerebbe di trovare rafforzate delle correlazioni tra certi temi religiosi come il "rapimento in cielo" e certi aspetti dell' ufologia borderline, che già alcuni autori in passato avevano sottolineato. L'idea di Rapimento in cui i Cristiani "veri" sono trascinati in cielo, mentre miliardi di credenti solo "di nome" e di miscredenti sulla terra resterebbero sulla terra ad affrontare l'agonia della tribolazione della fine dei tempi, ci fa supporre che si tratti di un concetto mitico molto radicato soprattutto nella popolazione anglosassone.
Questa idea è di profondo conforto per molti "fondamentalisti". Essendo quindi così radicata nelle tradizioni religiose conservatrici americane, non avrebbe potuto influenzare lo sviluppo di un fenomeno apparentemente nuovo come quello dei rapimenti-ufo?
Si afferma che il libro più venduto negli anni 70 (non di letteratura), sia stato "Addio Terra, ultimo pianeta" di H. Lindsey, con 32 milioni di copie vendute nel mondo, si tratta di un libro profetico ed apocalittico. Il contributo di tale autore a rendere popolare il premillenarismo di stampo dispensazionista è stato enorme. In un suo successivo libro del 1983, egli parla appunto lungamente dell'idea di rapimento. In "The Rapture: truth or Consequences" Lindsey parla del rapimento in termini di grande sequestro, e sostiene come l'autore dell'Apocalisse sia stato rapito, e l'Apocalisse sarebbe stata per Giovanni una "battaglia navale termonucleare espressa con le parole di una persona vissuta nel I secolo" (3 pp. 179-180).
L'ispirazione alla fantascienza ed al Danikeismo sono evidenti.
E' possibile che l'idea di rapimento alieno possa trovare le sue radici proprio in una cultura apocalittica e religiosa locale, tutta statunitense. Il libro "La fine del tempo" non parla di questo tema specifico ma la lettura di questo libro può aprirci appunto una chiave di lettura e una diversa interpretazione dei fenomeni di rapimento-ufo.
Queste religioni americane che professano l'imminenza di un nuovo avvento, si sono ampiamente mescolate tra di loro, in un sincretismo di fatto. Ad esempio una netta maggioranza di Protestanti latino-americani appartiene al credo carismatico o a quello fondamentalista. La confessione di più grande successo è quella delle Assemblee di Dio che, combinando le tecniche dei telepredicatori americani con una teologia fatta di miracoli, spiriti ed esorcismi, sono riuscite ad edificare chiese enormi, frequentate da decine di migliaia di fedeli. Questa è la formula che ha funzionato così bene nella Corea del Sud, dove l'Assemblea di Dio regge la più grande chiesa del mondo. Ma esso ha avuto notevole sviluppo in tutte le aree di influenza americana. Esiste as esempio in America Latina, in Corea ed in altri paesi del terzo mondo la realtà del Pentecostismo che è riuscito ad assimilare e sfruttare le tradizioni dello sciamanismo ancora presenti in tutte le società in via di sviluppo. Non si tratta più in questi casi della religione dei Cattolici e dei Protestanti, tout court, ma di una fede che piuttosto combatte gli antichi demoni locali, che tormentano milioni di persone disorientate dal processo di modernizzazione (1 p. 178).
La dimensione della crescita di queste dottrine è stata impressionante, e si constata anche come molti Evangelici conservatori si volgono sempre più verso questa " teologia degli spiriti maligni". E' importante ricordare come la preoccupazione degli Evangelici conservatori riguardo alle potenze demoniache, può essere fatta risalire ai primi anni '80, quando nelle città di tutta l'America cominciarono ad essere denunciati casi di "abusi rituali satanici". Thompson, come altri autori, ci ricorda che i dettagli delle vicende di abuso avrebbero difficilmente potuto essere più grottesche. Ricordiamo semplicemente che molti riguardano l'uso di donne incinte, designate con l'espressione di "cavalle da riproduzione", i cui feti sarebbero stati sacrificati in rituali organizzati da un'estesa rete di adoratori del demonio (1 p. 183).
Le prove di questi "casi" erano e sono spesso ottenute con l'ipnosi ed è utile ricordare che prima delle sedute di ipnosi i soggetti dei presunti ritual abuse non ne avevano ricordo cosciente (2 p. 315).
Tuttavia nemmeno uno di questi casi è stato perseguito con successo negli Stati Uniti o in Gran Bretagna, ed al contrario è stato accertato più volte che assistenti sociali ed Evangelici avevano manovrato dei bambini per produrre testimonianze che si conformassero alla visione accettata del mito. Ma alcuni sociologi sin dall'inizio del fenomeno non ne restarono sorpresi per molto, e anzi insistettero che l'allarme per gli abusi satanici era spiegabile con un classico caso di "panico morale" simile a quello archittettato da precedenti generazioni di Evangelici, di solito con moventi "innocenti": per analogia spesso è stato citato lo scalpore per l' inesistente "tratta delle bianche" negli anni precedenti la Prima Guerra Mondiale (1 p. 183).
Comunque sia si confermava tra alcuni Evangelici una nuova mentalità nella quale la guerra contro Satana assumeva enorme rilievo. Questi fatti non sono probabilmente disgiunti dal successo della "New Age" negli anni ottanta e da numerosi films Hollywoodiani sul diavolo quali ad es. "l'esorcista". L'orrore evangelico nei confronti della comunicazione con gli spiriti (channeling) e delle scienze occulte sembra aver portato paradossalmente ad un nuovo fascino cristiano nei confronti di queste aree( 1 pp. 183-184).
Si tratta di un fenomeno orientato anche dall'onnipresente marketing, almeno secondo Thompson che afferma in particolare: "La popolarità dei libri sui temi apocalittici può veramente riflettere una più profonda crisi di spiritualità nell' Occidente... non dovremmo sottovalutare la capacità dei prodotti immessi sul mercato di influenzare e forse promuovere credenze nel soprannaturale. Gli ultimi anni hanno già assistito ad una incredibile dimostrazione della capacità della cultura popolare di inculcare credenze quasi religiose in una parte dell'opinione pubblica. Si tratta del fenomeno delle "esperienze di rapimento" da parte di Ufo, rievocate sul lettino dello psicoterapeuta che hanno condotto alcuni entusiasti a ad affermare che migliaia o persino milioni di persone siano state rapite dagli alieni. Sembra che in innumerevoli casi di seri problemi psicologici, come il "disturbo multiplo della personalità", essi siano portati alla superficie dai tentativi di rivivere tali "memorie", più o meno come avveniva nell' Europa della prima Età moderna con il terrore delle streghe" (1 p. 252)
Pur non condividento il concetto di "crisi" espresso da Thomson, è utile constatare che la sua opinione è largamente espressa nel libro di Spanos a cui accenno nelle note del presente articolo e che sarebbe utile approfondire (2). Thompson mi convince di più quando poche righe più in là precisa il suo pensiero in tal senso: "Sarebbe perciò sbagliato accantonare quale insensata fissazione la comparsa di un'improvvisa passione per la "scienza alternativa" e per la "storia alternativa". E' troppo presto per misurare pienamente il significato della congiunzione tra l'imminente mutazione del calendario ed un crescente desiderio pubblico per le teorie dell'ambito cultuale"(1 p. 253).
Si, non si tratta infatti di improvvisa passione, ma della sedimentazione ed osmosi di diverse dottrine e miti, da quello di Atlantide a quello dei Marziani, nel tempo. Secondo Thomson il pubblico troverebbe più gratificante contemplare il mutamento apocalittico che celebrare le complesse e spesso lente trasformazioni associate all'ortodossia intellettuale. Io non sono affatto convinto che si tratti di gratificante comodità o pigrizia intellettuale, come non sono convinto che si tratti di una banale preferenza verso l'irrazionalità. Si sa infatti quanto spesso anche la scienza per crescere sia entrata in territori dove oggi non troviamo nessuna logica col "senno di poi", proprio perchè ciò che era razionale allora è diventato irrazionale oggi alla luce delle nostre nuove analisi, disponendo di maggiori dati.
Che poi nella gente ci sia una sfiducia nel credere che la scienza possa descrivere il mondo in cui viviamo, ebbene sarà anche vero come afferma Thomson (1 p. 253), e di identico parere sono stati anche importanti filosofi della scienza (4), ma non credo che possa questa essere la semplice spiegazione di fenomeni sociali così complessi.

Waco e le guerre culturali (1 pp. 313-351)
E' così che si intitola il dodicesimo capitolo de "La fine del tempo" (1 p. 313), ed è appunto con questa guerra locale di religione che concludiamo il nostro excursus escatologico, volendo ancora una volta sottolineare l'importanza culturale di certi fenomeni sociali, collocati al limite della cosidetta follia.
Nel 1993 la cittadella di legno nominata Mount Carmel, nei pressi di Waco, in Texas, costruita dalla setta fondamentalista dei Davidiani (Branch Davidians) fu infine spianata dalle ruspe delle forze Federali . Il 28 Febbraio 1993 gli agenti federali in assetto da guerra fecero irruzione a Mount Carmel alla ricerca di armi illegali: quattro di loro furono uccisi. Ne seguì un assedio di cinquantun giorni, che finì tragicamente, quando il governo spazientito fece entrare in azione i carri armati ed il gas al cesio. Un misterioso incendio si propagò rapidamente nell'edificio ed in pochi minuti ottanta credenti apocalittici morirono (1 pp. 315-316). La tragedia irrigiì le posizioni già intransigenti dei conservatori rurali i quali si sentivano già minacciati dalle autorità. La "tragedia" di Waco fece crescere il sospetto in milioni di cittadini, la cui sfiducia nel governo era cresciuta costantemente negli anni di recessione. Le teorie cospiratorie su Waco, basate su domande rimaste senza risposta, trovarono un pubblico disponibile sia nella periferia che nelle comunità separatiste di estrema destra della costa pacifica nordo-ccidentale. La linea sostenuta dal governo secondo cui i Davidiani erano seguaci di una setta che praticava abusi sui bambini e si erano suicidati in massa, come a Jonestown, incontrò resistenza ed incredulità, cosa che non può essere spiegata solo con il rifiuto generale a credere a qualsiasi versione sostenuta dalle autorità. Secondo Thompson l'opinione pubblica era sensibile alle sfumature storiche e cioè : "Riconosceva che la comunità di Mount Carmel era meno esotica e più tipicamente americana di quanto le autorità ed i loro consiglieri inseriti nel movimento 'anticultuale' avrebbero voluto che la gente credesse. E non meno americano era l'atteggiamento dei Davidiani d'innanzi all'approssimarsi della fine del mondo. La stravaganza del 'Messia' chitarrista di Mount Carmel Vernon Howel , detto David Koresh, ha finito per oscurare il fatto che i suoi seguaci rientrano in pieno in una secolare tradizione americana di credenti apocalittici che si isolano in attesa della fine dei tempi (1 pp. 316-317).
E solo necessario necessario ricordare che la comunità Davidiana era presente a Waco fin dagli anni '30 e le sue ascendenze teologiche affondavano nella Chiesa Avventista del Settimo Giorno e ancor prima nella teologia apocalittica della comunità dei Padri Pellegrini (senza trascurare l'influenza dei Mormoni e dei Testimoni di Geova ). Insomma a parte le credenze apocalittiche a Mount Carmel erano presenti diversi aspetti delle comunità millenaristiche del XIX secolo (1 pp. 317 e 319). La quasi totale distruzione di una comunità religiosa da parte di forze Federali è un fatto senza precedenti nella storia americana, ma il loro capo Koresh era così convinto dell'inevitabilità del massacro apocalittico, che qualsiasi situazione di stallo era destinata a finire in tragedia (1 p. 321). Il capo della setta Koresh aveva elaborato una teologia apocalittica così intricata che nessuno, probabilmente nemmeno lui stesso, avrebbe potuto darne una enunciazione del tutto coerente (1 p. 326). Molto si basava sulla sua personalità e sulla sua conoscenza fenomenale delle Scritture, da cui una particolare capacità di rendee plausibili le più radicali interpretazioni (1 pp. 326-327).
Per venire al folklore ufologico di nostro più specifico interesse, Koresh durante l'assedio , disse ai negoziatori dell'FBI che nel corso di un viaggio in Israele nel 1985 era stato portato nei cieli da creature angeliche in una sorta di disco volante spirituale, una nave spaziale che <>.
In questa dichiarazione l' FBI trovò la conferma che stava trattando con un pazzo che incorporava le proprie fantasie sugli UFO nella sua teologia. In realtà come ha messo in luce il giornalista texano Dick Reavis nel suo "The ashes of Waco" (le ceneri di Waco), la versione di Koresh per quanto bizzarra era in linea con la vecchia tradizione dei Davidiani. Sia Victor Houteff che Ben Roden, appartenenti alla setta, avevano affermato di credere nei "dischi volanti". Anche la moglie di Roden sapeva esistere un precedente nel folclore ebraico: numerosi veggenti ebrei avevano creduto di essere stati portati in cielo e poi ricondotti a terra su di un cocchio-trono scortato da angeli guerrieri, chiamato merkabeh. Koresh conosceva queste tradizioni e spiegava agli agenti dell'FBI di essere stato pure lui rapito in cielo su un merkabeh. Egli infatti affermò di essere stato portato oltre Orione, e che era così che aveva scoperto che Dio era veramente il creatore di un'antica civiltà antecedente il mondo (1 p. 327).

Ipotesi
Forse le sette millenariste e apocalittiche , che amano sempre di più scorazzare anche nei territori del folklore ufologico, non bastano ad inquadrare in modo razionale certe esperienze soggettive (fino a prova contraria) come gli incontri ravvicinati, e le esperienze di rapimento-ufo. Esiste un contesto sociale che sembra almeno in certi paesi favorire una commistione tra spiritualità religiose ed attesa di Esseri Superiori e/o alieni. Questo però non ci aiuta a spiegare il passaggio successivo, ovvero la fase soggettiva delle esperienze ufologiche di Incontro Ravvicinato. Non conosciamo i meccanismi concreti di questa supposta allucinazione del testimone, o disco-volantizzazione dello stimolo (che poi negli IR 3 e IR4 è decisamente qualcosa di più complesso). Il dibattito è aperto, così come le conclusioni. Purtroppo.
Note
1)Damian Thompson, "La fine del tempo, Attese e paure al compiersi del millennio", Neri Pozza, 1997.
2) Nicholas P. Spanos, "Faux souvenirs et desordre de la personalité multiple", Une retrospective sociocognitive", De Broek Uni. 1998.
3) Paula Clittord, "Breve storia della fine del mondo", Newton & Compton, 1999.
4) J. Barrow, "Impossibilità, I limiti della scienza e la scienza dei limiti", Rizzoli, 1999.